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Nobel per la Pace 2025 alla guerrafondaia e golpista Machado (e perché non fu premiato Hitler)

“Il Premio Nobel per la Pace 2025 viene conferito a una coraggiosa e impegnata paladina della pace – a una donna che tiene viva la fiamma della democrazia nel mezzo di una crescente oscurità”: María Corina Machado riceve il premio per “il suo instancabile lavoro nella promozione dei diritti per il popolo venezuelano e per la di lei lotta finalizzata al raggiungimento di una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”.

Con queste parole si apre il comunicato del Comitato Nobel (ne trovate copia in inglese in fondo a questo articolo) relativo al conferimento del Premio per la Pace di quest’anno: un sospiro di sollievo per chi temeva il conferimento dell’onorificenza al capo-gangster Trump, giusto?

Beh, non proprio…

Infatti questa “eroina della democrazia” in passato ha chiesto ripetutamente proprio a Trump (al quale ha peraltro dedicato il premio) di invadere il Venezuela, e analoghe richieste di aiuto ha rivolto anche a Benjamin Netanyahu, da lei lodato come un amico.

E che dire, poi, dei programmi di privatizzazione da lei promossi da quasi quindici anni con formule di questo tipo, dense di lacrime e sangue per le masse lavoratrici

#PrivadoEsMejor | “Tenemos que irnos a un proceso masivo, acelerado y absolutamente transparente de privatizaciones. ¡Hay que privatizarlo todo! Incluyendo la industria petrolera que hoy en día es chatarra ¡Cha-ta-rra!”: María Corina Machado

(#PrivatoÈMeglio | “Dobbiamo dirigerci verso un processo massivo, accelerato e assolutamente trasparente di privatizzazioni. Dobbiamo privatizzare tutto! Inclusa l’industria petrolifera, che oggigiorno è un catorcio. Ca-tor-cio!”: María Corina Machado)

Cosa aspettarsi da chi ha indicato a proprio modello politico Margareth Thatcher, con la quale condivide addirittura il soprannome, di Dama de Acero d’oltreoceano!? (1)

Nell’ottobre 2020 questa santa donna ratificò la Carta di Madrid, approntata dalla Fundación Disenso di Santiago Abascal, leader dell’ultradestra spagnola (Vox), in cui i paesi dell’autodefinita “liberosfera” denunciano l’assedio di cui sarebbero vittime da parte di “regimi totalitari di ispirazione comunista”, impegnati a “infiltrarsi nei centri del potere per imporre la propria agenda ideologica”…

Il documento in questione s’impegna a farsi carico della “difesa delle nostre libertà” (nostre di chi?) attraverso un’azione che non compete solamente all’ambito politico, ma anche “alle istituzioni, alla società civile, ai mezzi di comunicazione, alle università, etc.” (qualcuno ha mai sentito parlare di Gleichschaltung?), al fine di difendere “lo Stato di Diritto, il comando della legge, la separazione dei poteri, la libertà di espressione e la proprietà privata”, definiti “elementi essenziali che caratterizzano il buon funzionamento delle nostre società” che necessitano di una protezione particolare da quanti vorrebbero “minarli”. Una minaccia incarnata dall’”avanzamento del comunismo [che] costituisce una seria minaccia per la prosperità e lo sviluppo delle nostre nazioni, così come per le libertà e i diritti dei nostri compatrioti”.

Basta questo per capire quale canaglia sia la celebrata María Corina Machado. Che nel sottoscrivere la Carta di Madrid è in buona compagnia, con autentici titani della democrazia quali Zoe Valdés (che ha definito Trump “un patriota, un umanista, un pacificatore”), Eduardo Bolsonaro, figlio di Jair, il cileno José Antonio Kast (i cui miti sono l’economista Friedman e il gen. Pinochet) e una certa Giorgia Meloni… Chi volesse, potrebbe, anche da questi spetti, capire che non c’è nulla di realmente antagonistico tra democrazia borghese e fascismo.

Insomma, invece di premiare il Grande Boss, hanno deciso di premiare una dei suoi (tanti) “picciotti/e”. E l’hanno fatto – guarda te la coincidenza – proprio mentre si fanno sempre più minacciose le manovre militari statunitensi al largo delle coste del Venezuela, e crescono i rumors di un possibile intervento militare finalizzato a rovesciare Maduro: quell’intervento richiesto più volte dalla suddetta benemerita che, come si vede, il Nobel per la pace se l’è davvero sudato.

Del resto, perché esserne sorpresi? Correva il 1938 quando, per l’accordo sui Sudeti, andò ad un pelo dal Nobel per la pace un tale Adolf Hitler…

(1) Machado in lingua spagnola vuol dire ascia.

Un’interessante carrellata di precedenti campioni del militarismo e del razzismo vincitori del premio Nobel è stata pubblicata su “Brescia anticapitalista”, a firma Sauro.

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