Riceviamo e molto volentieri rilanciamo questa ampia, argomentata, forte presa di posizione del Movimento dei disoccupati napoletani, che davanti ad un attacco istituzionale proditorio che mette in discussione accordi già conclusi dopo anni di lotta, chiama ad un’importante iniziativa regionale ai primi di settembre che avrà, a sua volta, un significato di carattere nazionale. (Red.)
ASSEMBLEA REGIONALE UNITARIA
Per una mobilitazione regionale a Napoli.
Data: Venerdì 4 Settembre h 18:00
Luogo: Galleria Principe di Napoli
Costruiamo una mobilitazione e sciopero sociale regionale.
INVITIAMO ALLA COSTRUZIONE ED ALLA PARTECIPAZIONE tutto il movimento delle disoccupate e dei disoccupati, oggi tirocinanti, lavoratrici e lavoratori, i sindacati di base combattivi, i comitati ambientali e di difesa territoriale, i movimenti per l’acqua pubblica, il movimento dei migranti di Napoli, i movimenti di lotta per la casa ed comitati, gli studenti e le studentesse autorganizzate, tutte le realtà sociali, politiche e sindacali.
Le ultime settimane hanno visto iniziative e mobilitazioni di lotta costanti da parte dei disoccupati organizzati contro la sospensione del progetto e per la ripresa con un serio piano di lavoro: dalle proteste nel Duomo di Napoli all’occupazione del Museo Nazionale, dal palco di Piazza del Gesù alle occupazioni delle sedi dei partiti, dal Senato alle strade della città, fino allo striscione «Fate presto» srotolato sulla sede del Consiglio Comunale, sopra i tetti di fronte la Prefettura, sul Palazzo Reale.
La parte più avanzata dei 1.200 tirocinanti sospesi hanno gridato che indietro non si torna.
Nelle scorse giornate diverse realtà napoletane sulla base di quanto stava avvenendo si sono incontrate per ricostruire insieme l’attacco politico che sta avvenendo nuovamente contro questa lotta, per schierarsi al fianco dell’esperienza del movimento dei disoccupati/e, per far fronte all’ennesimo tentativo divisivo da parte delle controparti istituzionali, per sostenere le spese legali rispetto l’attacco repressione fatto di multe, denunce, processi, condanne, misure restrittive.
Se vincono i disoccupati/e vinciamo tutti/e.
Nel quadro della guerra generale, dell’economia di guerra, dell’aumento delle spese militari mentre i salari restano fermi, della diminuzione del potere d’acquisto, dell’aumento dei prezzi e del carovita, del restringimento delle libertà di sciopero, della criminalizzazione e repressione delle lotte abbiamo condiviso che, attorno ad essa che rappresenta una delle esperienze più significative di autorganizzazione e resistenza nel Mezzogiorno, bisogna sviluppare solidarietà ma anche e soprattutto allargamento nella costruzione di una piattaforma comune di lotta rispetto le emergenze sociali contrastrando chi, soffiando su queste, alimenta odio, reazione, veleni nazionalisti e guerra tra poveri.
La situazione sociale è nota.
La disoccupazione a Napoli resta a livelli critici, l’assegno di inclusione e la piattaforma SFL non risolvono le conseguenze sugli oltre 160.000 nuclei familiari nell’area metropolitana a cui èstato abolito il RdC.
In Campania il tasso di lavoro sommerso sfiora il 17%. Nei settori della logistica, dei servizi e dei B&B, i contratti sono inesistenti e le paghe restano ferme a 5-6 euro all’ora. Mentre aumentano i dati su incidenti e morti sul lavoro, sono aperte centinaia di vertenze aziendali (dai porti ai magazzini della logistica, dal lavoro privato a quello pubblico) legate a chiusure, ristrutturazioni, licenziamenti e privatizzazioni che mettono a rischio le condizioni di vita e di salario di centinaia di famiglie.
Gli affitti sono da rapina e siamo dinanzi ad una vera emergenza abitativa. La gentrificazione selvaggia e la proliferazione incontrollata di case vacanza e bed & breakfast nel centro storico ha causato un aumento dei canoni di locazione privati fino al +30%, espellendo abitanti storici e studenti.
A questo si aggiunge la valanga degli sfratti: sono oltre 40.000 i nuclei familiari in condizione di morosità incolpevole a Napoli e provincia, con sfratti esecutivi.
All’emergenza sociale si somma la situazione che coinvolge oltre 137.000 cittadini stranieri regolari, dove la Questura di Napoli registra grossi ritardi per il rinnovo dei permessi di soggiorno, spingendo i migranti nel baratro dell’illegalità forzata. Questo peggiora la situazione sociale e di povertà che si concentra soprattutto in alcune zone della citta alimentando situazioni di degrado che senza soluzioni alternative producono la reazione di abitanti contro immigrati mentre nelle cinture agricole (Acerra, Giugliano, agro nocerino) i lavoratori sono ostaggio del caporalato, con turni da 10-12 ore al giorno per 3 euro all’ora.
L’attacco ai salari ed alle condizioni di lavoro fa il paio con la situazione del salario indiretto come la sanità. Dopo la fase di profonda transizione, segnata dall’uscita dal piano di rientro economico dopo ben 19 anni di commissariamenti e rigidi vincoli contabili, il sistema assistenziale vive sul filo del rasoio per via di carenze strutturali e disparità nell’accesso alle cure.
I pronto soccorso sono super affollati: i principali reparti di emergenza (come il Cardarelli di Napoli) subiscono continui sovraccarichi di utenza. Nel frattempo le liste d’attesa sono bloccate: i tempi per visite ed esami diagnostici restano critici, alimentando le contestazioni sulla reale trasparenza dei dati regionali. La situazione si aggrava vista la carenza di personale: il lungo blocco delle assunzioni ha ridotto all’osso l’organico di medici e infermieri, spesso esposti a turni massacranti e aggressioni nei presidi.
La Campania registra una spesa sanitaria per cittadino tra le più basse in Italia, spingendo molti residenti verso la migrazione sanitaria nel Nord Italia o verso il settore privato. E fino ad ora sono inascoltabile le rivendicazioni di tanti comitati e co sulte per una sanità efficace e territoriale contro la privatizzazione, per lo blocco immediato delle assunzioni a tempo indeterminato il personale sanitario necessario nei reparti e sul territorio, per il potenziamento della medicina territoriale, la velocizzazione non solo della apertura ma della vera e piena funzionalità di Case della Comunità e Ospedali di Comunità finanziate dal PNRR per curare i pazienti vicino casa senza intasare gli ospedali, per fermare l’esternalizzazione dei servizi, per l’integrazione dei servizi sociali e sanitari con la richiesta di una presa in carico globale della persona, utile a contrastare la povertà sanitaria crescente nelle fasce più vulnerabili.
E mentre si attaccano le condizioni sociali, di vita e di lavoro, nel frattempo proseguono i tentativi di attacco ai beni comuni con l’apertura a logiche di mercato, tagli ai servizi e definanziamenti che aprono le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici come quello del servizio idrico integrato, scippando alla città la storica vittoria del referendum del 2011.
Tutto questo viene ben rappresentato dalle politiche della giunta Manfredi, insieme con il Governo Meloni, che gestisce le risorse pubbliche per creare infrastrutture funzionali al profitto privato come quanto sta avvenendo a Bagnoli dove, dietro la falsa accelerazione della Coppa America, le operazioni in corso servono a tombale la colmata, non procedere per la vera bonifica e trasformare quella che doveva essere la grande spiaggia pubblica in un porto di lusso.
Riteniamo necessario discutere insieme, approfondire, confrontarci, coordinarci ed organizzarci per andare a bussare insieme le porte di chi amministra la città, chi governa la regione, chi rappresenta il governo sul territorio.
Se la lotta dei disoccupati non è sola, la risposta non può che essere generale.
Loro producono sfruttamento, guerra, disastro ecologico, miseria e disagio sociale.
Noi vogliamo lavoro, salario, casa, ambiente, salute e beni comuni.
Diamo una risposta ampia, unitaria e determinata.

