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Germania: l’attacco padronale e governativo è forte; ma occhio a quello che è successo il 4 luglio, e può succedere il 21 e 26 settembre

In Germania è in atto un’offensiva dei grandi gruppi industriali e del governo per rilanciare il sistema Germania che sta perdendo colpi nella competizione economica mondiale.

Essendo l’economia tedesca, come e più di quella italiana, centrata sulle esportazioni industriali in tutto il mondo, essa risente maggiormente:

  • Dell’aumento dei costi dell’energia a seguito della chiusura dell’import di petrolio e gas dalla Russia;
  • Dei dazi imposti da Trump alle esportazioni negli USA;
  • Della crescente concorrenza cinese, a partire da un settore tradizionale dell’eccellenza tedesca, quale l’automobile.

La soluzione concordata tra i capi dell’industria tedesca e gli esponenti governativi è:

  • Drastica ristrutturazione dell’industria, con forti tagli occupazionali, riduzione dei salari e aumento dell’orario di lavoro;
  • Piano generale di taglio dello stato sociale o welfare state, per ridurre la quota di spesa pubblica che va al welfare e – ciò che non è detto – finanziare l’enorme aumento della spesa militare (800 miliardi entro il 2030).

Capofila dell’offensiva del capitale industriale è il gruppo Volkswagen: ha annunciato che il taglio di 50 mila posti di lavoro previsto da un piano concordato con il sindacato a fine 2024 non è più sufficiente a fronte del rapido deterioramento della posizione competitiva, e si rendono necessari tagli per almeno altri 50 mila posti di lavoro (su un totale mondiale del gruppo di 660.000 dipendenti), mentre 4 stabilimenti tedeschi sono a rischio chiusura (per uno di essi c’è la proposta di riconversione alla produzione bellica).

Andamento del numero di dipendenti Volkswagen

Nel secondo trimestre 2026 VW ha avuto un calo dell’8,6% delle vendite, dovuto a un crollo del 37% sul mercato cinese (mentre le vendite in USA e in Europa sono aumentate). Il mercato cinese nel suo complesso è caduto del 20%, per il trascinarsi della crisi immobiliare, ma le case auto cinesi hanno aumentato la loro quota di mercato con la superiorità nella trazione elettrica, l’introduzione di nuove tecnologie e sconti sui prezzi (ottenuti abbassando i salari, come nel caso BYD). Le tariffe USA infine pesano per miliardi di maggiori costi sulle auto VW vendute negli USA (sui componenti per quelle assemblate negli USA).

I vertici VW sostengono inoltre che i costi del lavoro della VW, che ha il 53% dei dipendenti in Germania, sono superiori del 20% a quelli dei concorrenti, per il personale amministrativo e dell’infrastruttura societaria. Ciò è in gran parte dovuto a una struttura societaria che si è andata ingrandendo con l’acquisizione di nuove società (da SEAT a Skoda), con 12 marchi, che hanno mantenuto strutture (e burocrazie aziendali) indipendenti. La soluzione di questi problemi aziendali, in gran parte di origine internazionale, sarebbe il taglio di 100 mila posti di lavoro e/o dei salari, e la chiusura di stabilimenti in Germania. Il tutto per riportare i profitti (il margine operativo) dal 2,8% all’8-10% del fatturato entro il 2030, un livello mai raggiunto negli ultimi 20 anni. In altre parole: aumento dello sfruttamento su un numero minore di lavoratori per aumentare i profitti dei capitalisti azionisti. A questo si riduce il “piano per il futuro”, “il più grande programma di trasformazione nella storia della nostra impresa”, per il quale il CEO Blume ha chiesto all’assemblea di Wolfsburg che “tutti remiamo nella stessa direzione”! Remare tutti nell’interesse degli azionisti. Ricevendo giustamente una raffica di fischi da parte dei lavoratori.

Costo orario del lavoro nel settore auto (inclusi impiegati e quadri)  per paese 

(secondo VDA, l’associazione delle case auto tedesche)

La Mercedes non parla di tagli, ma chiede di tornare alle 40 ore, abolendo la conquista delle 35 ore settimanali, e vuole ridurre i premi aziendali: lavorare di più, pagati meno! Anche qui la ricetta si riduce all’aumento dello sfruttamento.

Giustamente ci sono state azioni di protesta di migliaia di lavoratori, e brevi scioperi, in diversi stabilimenti a partire da luglio. Per il 21 settembre il sindacato IG Metall ha indetto una giornata di lotta per tutti i lavoratori dell’auto. È in corso la discussione tra i lavoratori se debba essere uno sciopero nazionale dell’auto, anche se nel sistema tedesco sarebbe illegale, o solo una giornata di proteste.

Negli ultimi decenni diversi scioperi “illegali” ma seguiti dalla massa dei lavoratori hanno ottenuto risultati importanti. Nel 1996 scioperi selvaggi e blocchi stradali costrinsero il governo a rinunciare a togliere la malattia pagata; con lo sciopero, pure “illegale”, i lavoratori della Opel di Bochum nel 2004 ottennero di dilazionare di 10 anni la chiusura dello stabilimento. Il 21 settembre sarà quindi un primo banco di prova della ripresa del movimento operaio in Germania, che negli ultimi anni ha iniziato a risollevare la testa. L’interrogativo è: i lavoratori supereranno le resistenze legalitarie della burocrazia sindacale di IG Metall, imponendo o comunque praticando lo sciopero, in luogo di manifestazioni-sfogatoio?

Il partito fascista AfD, che sull’onda del malcontento popolare sta raccogliendo ampi consensi elettorali anche tra i lavoratori, è però contro lo sciopero, perché non vuole mettersi contro i padroni (nel nome dell’unità del popolo tedesco, unità tra sfruttati e sfruttatori). Lo sciopero permetterebbe anche di denunciare il carattere antioperaio di questo partito, tutt’altro che chiaro a settori dello stesso proletariato industriale sotto attacco.

26 settembre: mobilitazione contro i tagli alla spesa sociale

Sabato 26 settembre sarà una seconda giornata di mobilitazione in Germania, questa volta indetta dal DGB, la maggiore confederazione sindacale tedesca, contro i tagli allo «stato sociale». Fa seguito a diverse iniziative di lotta prese dai sindacati tedeschi a luglio nella Ruhr, un tempo il cuore dell’industria mineraria e siderurgica tedesca, passate sotto il nome “Ruhrpott-Rebellion”.

Dato l’indebolimento delle posizioni monopolistiche del capitalismo tedesco, i padroni tedeschi vogliono annullare a livello aziendale le condizioni acquisite dai lavoratori in materia di orario e salario negli ultimi decenni per rilanciare i profitti, e premono nel contempo sul governo perché continui lo smantellamento delle conquiste del dopoguerra, in modo da ricavare le ingenti risorse da spendere nel colossale piano di riarmo della Germania (800 miliardi entro il 2030).

Sintetizziamo qui le misure che il governo di grande coalizione (socialdemocratici e democristiani) ha annunciato, e contro le quali è stata indetta la giornata del 26 settembre:

  • Abolizione dell’adeguamento all’ inflazione degli importi pensione sociale (oggi 563 euro + costi affitto e riscaldamento): i pensionati più poveri sono destinati a fare la fame;
  • Taglio o non adeguamento sussidio per l’affitto per le famiglie a reddito medio-basso (Wohngeld)
  • Dimezzamento sussidio per il riscaldamento;
  • Blocco dell’importo del sussidio per studenti di famiglie a reddito medio-basso (con perdita di circa 60 euro al mese).
  • Assegni per figli minori per famiglie monoreddito  (222 euro/mese da 0 a 5 anni, 299 euro da 6 a 11 anni, 394 euro da 12 a 17 anni), aggiuntivi dell’assegno familiare universale di euro 259 per figlio – Unterhaltsvorschuss: abolizione per 16-17 anni: se non hanno i soldi, niente studi, vadano a lavorare!
  • Abolizione dell’ulteriore sussidio (Sofortzuschlag) di 25 euro per figlio per famiglie meno abbienti;

PENSIONI:

  • Abolizione pensioni esenti da trattenute dai 63 anni;
  • Aumento età pensionabile fino a 70 anni;
  • Aumento trattenute per la pensione
  • Introduzione pensione integrativa a capitalizzazione (oltre 100 euro di trattenute/anno)

MINI JOB (lavori part-time malpagati):

  • abolizione esenzione dai contributi sociali
  • Aumento dell’imposta forfetaria (oltre 200 euro di trattenute in più)

SANITA’

  • Ticket per medicinali, fisioterapia aumentati del 50%;
  • Taglio del 30% del pagamento dei contributi per i parenti di persone bisognose di cure;
  • -Abolizione contributo di sgravio per il primo livello di non autosufficienza (perdita di migliaia di euro)

CASSA MALATTIA

  • Aumento contributi
  • Abolizione della coassicurazione gratuita del coniuge con redditi minimi;
  • Riduzione della percentuale di copertura per protesi dentali.

Come si può vedere, è un attacco a 360° al welfare tedesco (che ha una copertura molto maggiore di quello italiano), tra i pilastri di un consenso sociale per il sistema di ”economia sociale di mercato”, sul quale vi è stata convergenza tra i due partiti cristiano democratico e cristiano sociale da un lato, e socialdemocratico, che si sono alternati, e spesso si sono associati al governo nel dopoguerra. Un attacco che colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito, e che ha la sua principale motivazione nello spostamento di risorse verso la spesa militare.

La giornata del 26 settembre sarà un altro test, nella società tedesca in generale, sulla forza del movimento di opposizione di classe. Sulla base dell’esperienza del dopoguerra, è improbabile che i sindacati tedeschi della confederazione DGB (dai settori industriali ai servizi), strettamente collegati al partito socialdemocratico SPD, che è parte della Grosse Koalition, organizzino una vera battaglia per respingere questa offensiva finalizzata a tagliare lo «stato sociale» che è condivisa dalla stessa SPD. In questo caso anche l’alternativa è tra manifestazioni sotto controllo per dare alla SPD la possibilità di “strappare” qualche attenuazione dei tagli, o l’inizio di una mobilitazione nazionale destinata a durare e radicalizzarsi per respingere in blocco il pacchetto dei tagli, come chiesto nelle prime mobilitazioni di luglio nella Ruhr, organizzate dai settori più radicali del sindacato dei metalmeccanici IG Metall e dei servizi Ver.di, senza lasciare spazio alla demagogia dei fascisti di AfD.

Staremo a vedere con molta attenzione, ma una cosa è certa: una lotta radicale non potrà non collegare la lotta contro i tagli alla lotta contro la spesa militare e il riarmo, sul quale concorda tutto il governo, SPD compresa.

Erfurt, 4 luglio : una grande giornata di lotta contro l’AfD

Nello stesso tempo in cui i grandi capitalisti chiedono questo colossale spostamento di risorse e questi drastici tagli alla spesa sociale, finanziano il partito di estrema destra AfD, per deviare la rabbia e la protesta sociale dalla loro classe e dal sistema capitalistico contro gli immigrati, per dividere il proletariato e garantire così la continuità del loro potere, del loro stato. Anche in Italia molti grandi capitalisti, dopo aver sostenuto FdI della Meloni 4 anni fa come partito non compromesso con il sistema, ora che la Meloni e il suo partito sono al centro del sistema, finanziano il falsissimo «anti-sistema» Vannacci per cercare di deviare verso il nazionalismo più apertamente fascista i risentimenti della piccola borghesia decadente e dei salariati più in difficoltà e disorientati.

Secondo i sondaggi, AfD è oggi il primo partito in Germania, con il 27% dei voti. Il congresso AdF tenutosi il 4 luglio scorso a Erfurt, in Turingia, ha visto una grande mobilitazione antifascista, di cui poco o nulla è trapelato sui media italiani. Si è formata una coalizione antifascista, “Widersetzen” (Opporsi, Resistere) provenienti da centinaia organizzazioni antifasciste e antirazziste nazionali e locali, partiti di sinistra, associazioni di volontariato sociale, associazioni religiose, gruppi ambientalisti, LGBTQ+, organizzazioni sindacali, che facendo tesoro anche dei limiti delle precedenti manifestazioni di protesta anti-AfD hanno organizzato una vera campagna per l’isolamento dell’AfD nella città di Erfurt.

Diverse settimane prima del congresso squadre di attivisti delle diverse organizzazioni si sono divise i quartieri di Erfurt per bussare porta a porta, distribuire materiale informativo sulla campagna, sul perché l’AfD è un partito che si presenta anti-sistema mentre è parte organica del sistema capitalistico, si presenta come partito dei lavoratori mentre è il partito della divisione dei lavoratori tra autoctoni e immigrati, a vantaggio dei padroni grandi e piccoli; si presenta come partito contro la guerra (oggi dichiara di essere per la distensione con la Russia), mentre si richiama al nazismo che scatenò la guerra più apocalittica della storia (alleandosi prima con l’URSS di Stalin, per poi attaccarla una volta preso il controllo del resto dell’Europa). In questa campagna coordinata i gruppi di Widersetzen hanno parlato con 20 mila persone riuscendo a picconare efficacemente le simpatie di massa nei confronti di AfD, e introducendo contenuti di classe e anticapitalisti.

Il giorno 4 luglio la città è stata assediata da una massa di 67 mila dimostranti, secondo gli organizzatori, che hanno organizzato 13 blocchi stradali fin dalle prime ore dell’alba, e organizzato diverse manifestazioni cittadine, confrontandosi con un enorme schieramento di polizia in assetto anti-sommossa, in una esercitazione pensata per reprimere una insurrezione. Anche se non hanno attaccato i dimostranti, per evitare di scatenare proteste sul piano nazionale.

Il congresso AfD si è comunque tenuto, perché i delegati o erano arrivati il giorno prima, o sono stati caricati nella notte su pullman scortati dalla polizia. Ma la giornata di assedio al congresso nazionale AfD è stata un successo politico: per l’ampiezza della partecipazione dai diversi Land della Germania, per il coordinamento tra la varietà di organizzazioni partecipanti, e per i contenuti trasmessi, che non si sono limitati all’antifascismo, ma hanno collegato la tendenza fascista al capitalismo.

Riportiamo di seguito un ampio stralcio del report della manifestazione dal sito Rote Fahne news dell’MLPD:

“Widersetzen riferisce che hanno partecipato 67.000 persone, di cui 17.000 ai blocchi stradali. Da tutta la Germania si erano radunati soprattutto giovani per lanciare un segnale chiaro nella lotta contro il fascismo, rappresentato dal congresso dell’AfD. L’apparato statale, come di consueto, ha garantito lo svolgimento del congresso con un massiccio dispiegamento di forze di polizia. Ma ciò non toglie che oggi gli antifascisti abbiano dimostrato la loro superiorità morale, numerica e politica. A parte qualche influencer, in strada non c’è stato alcun sostegno da parte dei fascisti al congresso. La grande maggioranza degli abitanti di Erfurt era antifascista e ha respinto l’AfD!

“Partendo dai principi di «Widersetzen», si è ormai riusciti a mettere in piedi un fronte unico antifascista davvero ampio. Centinaia di diversi gruppi, associazioni, partiti, comunità religiose, gruppi rivoluzionari e circoli di amici hanno manifestato qui insieme, in modo rispettoso, democratico e determinato.

“Particolarmente evidente è stato il fatto che la consapevolezza del movimento antifascista continua ad evolversi. Innanzitutto, c’era la consapevolezza della necessità di un fronte unico antifascista privo di anticomunismo e di settarismo. In secondo luogo, è stato molto significativo che, sia nella fase preparatoria che nel carattere stesso della manifestazione, il legame con la massa della popolazione fosse importante per tutti i manifestanti. Settimane prima, ad Erfurt, gli antifascisti avevano parlato con 20.000 residenti davanti alle loro porte di casa, per mobilitarli in vista delle proteste e informarli sull’AfD. In terzo luogo, il movimento antifascista sta diventando sempre più anticapitalista. Mentre le manifestazioni dell’Antifa di qualche anno fa erano ancora fortemente improntate alla democrazia borghese, la manifestazione di oggi era chiaramente diretta anche contro la politica del governo federale e la fascistizzazione dell’apparato statale. Moltissimi manifestanti hanno intonato slogan anticapitalisti. Man mano che cresce in tutto il mondo la consapevolezza delle cause del pericolo fascista, aumenta la critica al capitalismo e diminuisce l’ostilità verso le masse.

“Il riferimento e l’interesse per il movimento operaio sono stati notevoli: nella manifestazione di oggi abbiamo portato in primo piano l’attacco generale dei monopoli alla classe operaia e la criminalizzazione, in parte di stampo fascista, della solidarietà operaia presso la Audi di Neckarsulm. […] I discorsi dei sindacalisti dell’IG Metall e dei combattivi lavoratori della Mercedes, l’appello dei membri dell’IG Metall che chiedevano che la risoluzione di incompatibilità nei confronti dell’AfD fosse adottata nei sindacati della DGB e che quella relativa al MLPD all’interno dell’IG Metall fosse finalmente abolita, hanno ricevuto grandi applausi da parte di migliaia di persone. Ciò si riferiva anche al fatto che il movimento operaio e il movimento antifascista sono indissolubilmente legati. (…)

“Il rapporto positivo con il movimento operaio e con il socialismo si è manifestato anche quando, prima un grande corteo proveniente dai blocchi stradali e poi, più tardi, un altro corteo a Gothaer Platz hanno intonato a gran voce «L’Internazionale» – cantata all’unisono da centinaia, se non migliaia di persone.

“La posizione coerentemente antifascista si è manifestata anche nel fatto che una stragrande maggioranza si è espressa esplicitamente contro il fascismo in Israele e il suo genocidio: in passato, gli slogan a favore della Palestina durante una manifestazione antifascista in Turingia sarebbero stati repressi con violenza dalla folla «antitedesca». Oggi il quadro era cambiato: i pochi «antitedeschi» presenti hanno ricevuto una chiara risposta: centinaia di giovani sono passati davanti a uno stand e, in un altro punto, davanti a uno striscione degli «antitedeschi», scandendo: «Gli antitedeschi non sono di sinistra!»

“Alla fine si è manifestata una crescente apertura verso il socialismo e un calo dell’anticomunismo. Si scandiva «Gioventù, futuro, socialismo» e molti discorsi a favore e sul socialismo come alternativa alla barbarie fascista sono stati accolti con applausi.”

Dalla Germania un valido esempio di contrasto all’avanzare delle destre fasciste portando contenuti di classe e anticapitalisti, senza appiattirsi sulla difesa della democrazia borghese.

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