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Proteste a Lubiana contro l’apertura della prima ambasciata permanente di Israele in Slovenia

Mercoledì scorso 9 settembre si è svolta a Lubiana, città capitale della Slovenia, una manifestazione chiamata con lo slogan “No all’ambascita del genocidio“, per protestare contro la decisione presa dal governo di destra di Janez Janša di rafforzare i rapporti della Slovenia con lo stato sionista.

Come si può notare nel testo che qui sotto pubblichiamo, la sacrosanta protesta è stata sostenuta anche dall’ex-presidente della repubblica (dal 1991 al 2002) Milan Kučan. Conoscendo la storia politica di Kučan e della socialdemocrazia slovena, dubitiamo assai della sua/loro determinazione ad andare fino in fondo in questa opposizione.

Tuttavia quel che più conta, a nostro avviso, è che dopo la rivolta di giugno in Albania contro la banda Kushner-Trump, siamo – nell’arco di pochi mesi – alla seconda iniziativa di piazza dell’area balcanica in cui si esprime apertamente, in modo combattivo, l’ostilità delle piazze agli insediamenti turistici, militari e diplomatici sionisti nell’area. Senza nascondercene i limiti, sono segnali positivi da far conoscere. (Red.)

(fonti: 

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A Lubiana, circa 1.700 persone hanno partecipato a una manifestazione di protesta contro l’apertura della prima ambasciata permanente di Israele in Slovenia e la visita del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. 

L’apertura dell’ambasciata si è svolta il 9 settembre nell’ambito di una visita di due giorni di Sa’ar in Slovenia. Il ministro israeliano l’ha definita un evento storico e ha dichiarato l’intenzione di rafforzare le relazioni bilaterali. Durante la visita, Israele e la Slovenia hanno anche firmato un accordo di cooperazione nei settori dell’istruzione, della scienza, della cultura, della gioventù e dello sport.

La manifestazione si è svolta sotto lo slogan “No all’ambasciata del genocidio” ed è stata organizzata dal Movimento per i diritti dei palestinesi e dall’associazione studentesca Iskra. La manifestazione è stata apertamente sostenuta dal primo presidente sloveno Milan Kučan, dalla leadership del partito parlamentare «Levica» e dalla dirigenza dei Socialdemocratici.

La folla ha circondato l’hotel Grand Plaza, dove si teneva la cerimonia. I manifestanti, con bandiere palestinesi, hanno chiesto la chiusura immediata dell’ambasciata, la rottura dei legami con la leadership israeliana e l’uscita dalla NATO, scandendo: «Israele bombarda, la NATO finanzia». Gli attivisti hanno già chiesto al comune di cambiare il nome della strada dove si trova l’ambasciata in “Via Palestina”.

L’apertura della rappresentanza israeliana ha segnato un cambiamento radicale nel corso della politica estera slovena. Le precedenti autorità del paese avevano assunto una posizione fortemente anti-israeliana e, nel 2024, avevano riconosciuto lo Stato di Palestina. Tuttavia, il nuovo governo di destra guidato dal primo ministro Janez Janša ha intrapreso un percorso per ristabilire rapidamente i rapporti con le autorità di Tel Aviv.

La svolta del governo di Janez Janša verso Israele è motivata dal desiderio pragmatico di rafforzare la posizione del paese all’interno dell’ala conservatrice dell’UE e della NATO. Tuttavia, la forte resistenza da parte dei veterani della politica slovena e dei partiti di sinistra dimostra che un cambiamento di rotta indolore non sarà possibile. La questione israeliana sarà sicuramente una delle principali linee di conflitto politico interno in Slovenia.

(fonti: 

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