Specie nei “movimenti”, sono in molti a piagnucolare quotidianamente sull’Italia colonia degli Stati Uniti, della UE, della Germania, della Francia e di quant’altri ancora, occultando e ignorando totalmente i dati strutturali che collocano il capitalismo italiano tra i primi 10 al mondo per capacità di prelievo imperialista sulle risorse naturali e sul lavoro salariato (e contadino) di tutto il mondo – e grazie agli interessi sui prestiti.
Qualche settimana fa ai massicci dati di realtà che provano la collocazione imperialista del capitalismo “made in Italy” (i cui investimenti esteri diretti sono in circa 150 paesi), si è aggiunto un fatto clamoroso: Unicredit, la seconda banca italiana per capitalizzazione (92,7 miliardi di dollari), ha conquistato Commerzbank, la seconda banca tedesca per capitalizzazione (30 miliardi di dollari).
https://banksdaily.com/topbanks/Europe/market-cap-2025
Commenta con orgoglio la Repubblica : il prode Orcel, “il banchiere che in quattro anni ha fatto esplodere la redditività e la capitalizzazione di Unicredit ai massimi in Europea”, ha ora la possibilità di creare “un colosso da 21 miliardi l’anno di utile netto”. Questo, in tempi quanto mai grami per la massa di operai/e, proletari/e, salariati/e – che ci sia un nesso tra le due cose?
“Intanto – gongola l’articolista – mezza Germania mugugna e protesta: ma più il pacchetto si ingrossa, più rischia di diventare un dettaglio”…
Perché Unicredit è così interessata alla Germania?
Risponde La Stampa : “Commerzbank è complementare ad Hvb, la banca tedesca del gruppo: permetterebbe di aggredire il mercato delle piccole e medie imprese e di crescere di più verso l’Est Europa, dove le aziende tedesche continuano ad investire”.
Unicredit è già presente direttamente in Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Romania, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca, Ungheria – ma non le basta. Nell’Est Europa non apre solo filiali, semina – come in passato – guerre.
Cosa dicevamo? Italia colonia… ah, ecco. Appunto.

