Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

Si scrive Valditara, si legge Minculpop

Il Minculpop sta per “Ministero della Cultura Popolare” di fascista memoria, sorto negli anni ’30 per diffondere le veline di regime e svolgere opera di propaganda delle sue “imprese”.

Oggi, col governo Meloni, il suo posto è stato preso non dall’insignificante Ministero della cultura guidato da Alessandro Giuli (buono a prendersela solo con gli artisti russi), ma dal ben più  importante e pervasivo Ministero dell’Istruzione e del merito capeggiato da Giuseppe Valditara.

Un ministro, questo Valditara, pedante e ignorante come tutti i leccapiedi; super-allineato alla sua “titolare” al punto da mettersi in testa di voler educare le giovani generazioni all’amor di Patria: cominciando a rivalutare la nostra “identità Nazionale”, allargata per estensione a quella occidentale.

Sapete com’è: il crescente clima bellicista che pervade l’intero continente europeo va pur alimentato, dando ai giovani motivazioni forti, identitarie appunto, per spingerli al sacrificio. Anche supremo…

E allora ecco fresco di stampa un libro firmato proprio dal ministro e da Gianpaolo Azzoni (professore di filosofia del Diritto all’Università di Pavia) intitolato: “Manifesto per l’Occidente. I valori universali della nostra cultura” (Guerini e Associati editore).

Per assemblare una simile opera che tocca tutto o quasi lo scibile del pensiero umano (rigorosamente bianco e occidentale), compresso in 184 pagine (ah, il dono della sintesi!), il nostro ha mobilitato ben 21 docenti universitari suoi tirapiedi, più un “esperto” fornito direttamente dal ministero. Ne è uscito fuori un volume che intende riaffermare ben “25 valori-chiave dell’occidente” in netta polemica con il “woke” (esattamente come sta facendo Trump negli USA), il post-coloniale, la cancel-culture, il terzomondismo alla Frantz Fanon, la “gauche caviar” (da noi detta sinistra della ZTL).

Non si sopporta, da parte di questi grandi patrioti, una certa diffusa “auto-fobia dell’occidente”; in base alla quale si debba sempre guardare ai “valori importati da altri popoli” e non ai nostri valori, che li surclassano…

Il colonialismo e l’imperialismo si sono sempre fatti accompagnare (quando non precedere) nella loro opera di depredazione del mondo e di spartizione di esso, proprio da quella “superiorità culturale” di cui si sono dichiarati portatori.

Il Nazionalismo di Enrico Corridoni ad esempio, che prepara anche culturalmente la strada al fascismo, si afferma proprio giustificando la guerra contro altri popoli considerati “inferiori”, da annettere e dominare, ritenendoli un vero e proprio terreno di caccia.

Il duce, all’annuncio della conquista dell’Impero (maggio 1936), parla di “pace romana” con l’Etiopia in questi termini: tu Etiopia sotto, noi Italia sopra.

Riferendosi proprio a quella Roma imperiale che Valditara e & annoverano tra le ispiratrici del “Diritto e delle Istituzioni repubblicane” dell’intero occidente.

Esilarante la collocazione degli autori dentro l’occidente, oltre naturalmente agli Usa e qualche altro paese americano, del Giappone, dell’Australia, della Nuova Zelanda e pure di diversi paesi di lingua slava… quelli naturalmente non contaminati dal “dispotismo orientale” (sfociato nel comunismo), grazie alla loro “progressiva cristianizzazione”… Per la serie: dove la confusione va di pari passo con ignoranza e malafede.

Il libro è strutturato in quattro sezioni di “valori”, dei quali vengono espressi storia e contenuto.

Si parte dai “Diritti fondamentali e politica”, comprendenti: democrazia; libertà; dignità della persona; laicità dello Stato; Stato di diritto; universalismo; uguaglianza.

Bene, di questi sette “valori” – se si eccettua forse la laicità dello Stato (ma l’Italia dovrebbe tacere anche su questo) – tutti gli altri, dicasi tutti gli altri – sono stati ridotti a zerbini, a vuote parole di fronte a una democrazia che è sempre di più democrazia dei ricchi e inganno per i poveri e gli sfruttati (Lenin); una libertà occlusa da ogni lato, essendo ridotta alla libertà di come sbarcare il lunario e per molti di come sopravvivere; una dignità della persona calpestata da soprusi e ruberie; uno Stato di diritto scandito da leggi securitarie e di repressione del dissenso; un universalismo proiettato in guerre universali; una uguaglianza che fa a pugni con disuguaglianze sociali crescenti e con la caccia all’immigrato.

Vergogna, Valditara e compagnia di solo osare scrivere tali porcherie spacciandole come “valori”; in un mondo, il “vostro” mondo, che ha messo e sta mettendo sotto i piedi, ogni giorno, con cinismo e violenza, simili belle parole!

Soprattutto quando con la competizione imperialista proiettate verso l’esterno tali “valori”, saccheggiando con guerre e depauperazione dei territori le popolazioni dell’intero pianeta.

Storia vecchia anche questa, inscritta nel DNA di quell’occidente di cui vantate la cultura.

La seconda sezione è titolata “Istituzioni civili storiche e giuridiche” e comprende i seguenti “valori”: persona giuridica; Diritto/certezza di regole; proprietà; iniziativa economica; responsabilità; merito; bene comune.

Che dire? Tutti e sei i “valori” che precedono il “bene comune”, essendo caratterizzati nell’“homo economicus”, o per meglio dire nel borghese “homo homini lupus”, fanno a pugni con esso! Imbellettare i termini per schivare l’impatto con una società divisa in classi com’è quella attuale, che tanto difendete, non è “cultura”, è pura ipocrisia.

La proprietà privata è l’antitesi del bene comune.

L’unica certezza di regole che i proletari hanno è quella di dover subire le conseguenze peggiori degli alti e bassi del “vostro” mercato capitalistico.

E il merito? Non suona come beffa di fronte a patrimoni miliardari tramandati dal padre al figlio, o davanti al parassitismo vomitevole di una classe politica asservita ai padroni come quella di cui fa parte lo stesso Valditara?  

Terza sezione: “Radici culturali, filosofiche, spirituali” dell’occidente.

I progenitori sarebbero Atene per la filosofia e la democrazia; Roma per quanto detto sopra; Gerusalemme per la morale e la tradizione giudaico-cristiana. Avremmo poi: la spiritualità; la caritas (o solidarietà); l’humanitas (cioè l’umanesimo antropocentrico); la fides (il legame di fiducia sociale).

Fa veramente impressione come si riesca a raccogliere tanti temi così edificanti e poi cercare di spacciarli come reali nel momento stesso in cui si va nell’esatta direzione contraria!

Atene patria della filosofia e della democrazia… Ora, a parte il fatto che si parla di una filosofia delle classi agiate e di una democrazia degli schiavisti (la moderna democrazia borghese giunge dalla rivoluzione francese e non da Atene!), occorre pur ricordare cosa la democratica U.E. ha combinato un decennio or sono al suo progenitore ateniese e soprattutto al proletariato di quel paese!

Quali “valori” ha essa messo in campo nel salassare in quella maniera l’economia greca? (1) 

E che dire di Gerusalemme? Morale e tradizione giudaico-cristiana (tra l’altro molto poco occidentali come origine) come si coniugano con lo sterminio sistematico – e genocida – del popolo palestinese condotto da 80 anni dallo Stato sionista, a sua volta appoggiato dai rappresentanti di cotanta “cultura”?

Spiritualità, caritas, humanitas hanno qualcosa a che vedere con la caccia all’immigrato e con la sua schiavizzazione praticata da tutti i governi che si richiamano a tali principi?

E la fides non è una oscena bestemmia sulla bocca di coloro che si sono appuntanti al petto la medaglia dell’abolizione del pur modesto reddito di cittadinanza per i disoccupati?

Quarta e ultima sezione: “Conoscenza, progresso, convivenza”. Esplicitata in: pensiero critico; scienza (metodo scientifico sperimentale); arte e bellezza; pace.

Anche in questo caso siamo di fronte a una sfacciataggine senza pari. Quelli che conducono, direttamente o indirettamente, la maggior parte delle oltre sessanta guerre che devastano il mondo si presentano come gli alfieri “culturali” della pace!!!

L’occidente schiavista, imperiale, colonialista, imperialista, patria della sopraffazione, del degrado e della spartizione del pianeta diventa per questi giannizzeri del capitale la patria della pace!

Due guerre mondiali nate in occidente, numerosi conflitti nei due dopoguerra, fino a giungere agli attuali massacri in Ucraina, in Palestina, nel Golfo Persico…e questi hanno il coraggio di innalzare come se nulla fosse la bandiera della pace!

Ma quale pace? Quella dei profitti dei capitalisti, costi quello che costi, sulla pelle di milioni di proletari e di povera gente?

Il pensiero critico…oh bella! Quale? Quello delle persecuzioni verso chi manifesta contro il genocidio in Palestina? Verso i cosiddetti “filo-russi” che denunciano la natura imperialista di quella guerra su ambo i fronti? Guerra, ormai è innegabile, sponsorizzata in primo luogo proprio dalle potenze imperialiste occidentali?

Quello della massiccia e spudorata campagna mass-mediatica per convincere le popolazioni europee sulla necessità del riarmo e della guerra contro l’“invasore” che viene da Oriente?

La scienza. Qui in occidente tutti geni, perché abbiamo il primato genetico della cultura. Bianchi, belli, intelligenti… vuoi mettere? Dalle altre latitudini tutti ignoranti, o comunque marginali.

Non è mai esistita l’invenzione cinese della carta, della stampa, della bussola, della polvere da sparo, e in tempi più recenti gli studi per curare diabete e malaria o per progettare l’estrazione dell’acqua dal suolo lunare… In India già dal 1600 al 1900 a.C. si sono implementati sistemi igienici urbani, pesi e misure standardizzate, il concetto dello zero, il sistema decimale (dal 500 a.C. al 500 d.C.), e più avanti la telegrafia senza fili. I paesi arabi annoverano scoperte epocali come le cifre, l’algebra, i primi trattati organici di medicina (Avicenna), importanti scoperte di astronomia (diametro terrestre e astrolabio) e di ingegneria (orologi e sollevamento dell’acqua).

Sono solo alcuni esempi, si potrebbe continuare a lungo.

Arte e bellezza. Sono di meno belli e storicamente significativi, viste anche solo esteticamente, la piramide di Giza in Egitto, il sito dell’uomo di Pechino a Zhoukoudian (Cina), il Taj Mahal in India? Tra l’altro molto più antichi della civiltà occidentale.

Attenzione: non siamo assolutamente per contrapporre civiltà a civiltà, nascondendone tra l’altro, come invece fanno sistematicamente i giannizzeri del capitale, l’intrinseca natura di classe che le accompagna. A occidente come a oriente.

Esiste una storia di civiltà egemonizzate dalla classe dominante dell’epoca. In tutte le epoche ed a tutte le latitudini.

Per questo siamo tra le poche formazioni di sinistra schierate contro ogni forma di capitalismo e critici verso le rispettive “culture”, qualunque sia la sua provenienza e la sua forza.

Intendiamo in queste righe solamente smontare tutta l’ipocrisia e la prosopopea ideologica borghese che cerca di far credere come “noi” occidentali (ergo l’imperialismo di casa nostra) siamo parte di una “civiltà superiore”. E che per questo ci si possa arrogare il diritto di primeggiare sulle altre civiltà.

L’occidente è solo ciò che abbiamo sopra descritto? Naturalmente no. Vi è una lunga e gloriosa storia di lotte delle classi oppresse che va dalla rivolta dei gladiatori di Spartaco (contro la tirannide della “grande” Roma tanto ammirata dai giannizzeri) alle rivoluzioni dei contadini nella Germania nel XVI secolo; dalle prime insurrezioni operaie a Firenze e nelle Fiandre del XIV secolo alla rivoluzione inglese del XVII secolo; dalla rivoluzione francese del 1789 a quella dell’Ottobre russo del 1917. E così via, passando per tanti altri avvenimenti di questo genere che hanno, questi sì, permesso alla civiltà umana di compiere passi giganteschi verso l’emancipazione politica e sociale.

Del resto, lo stesso marxismo al quale noi ci richiamiamo, è figlio del socialismo francese, dell’economia politica inglese e della filosofia tedesca (Lenin).

Un prodotto “occidentale” che – benché possa essere stato segnato, in parte, da questa specifica origine – si è proiettato da subito verso il proletariato mondiale e i popoli oppressi di ogni latitudine; proclamandone l’unione internazionale contro il capitale come condizione per liberare l’intera umanità dalle sue catene.

Questo è l’occidente rivoluzionario a cui ci sentiamo di appartenere: l’esatta antitesi del mondo di sfruttamento e oppressione sbandierata da Valditara e &.

Certo, nel mentre rimarchiamo la nostra appartenenza, intesa come accumulo di esperienze e teorie della lotta di liberazione umana, non solo possiamo ma dobbiamo aprire mente e cuore alla storia passata e recente dei nostri fratelli di classe provenienti da altri lidi; i quali, le quali (le donne assumono un ruolo da protagoniste mai avuto fino ad ora) ci debbono trasmettere a loro volta i nuovi impulsi vitali di una lotta che oggi più di ieri non ha confini. Investendo appieno tematiche solo sfiorate nel passato: la liberazione di genere, l’ambiente, l’incontro, l’incrocio e la fusione, in prospettiva, delle diverse culture.

Alla faccia dei reazionari alla Valditara, che ammorbano il mondo richiudendosi nei fortini del profitto e del privilegio, ammantandosi della “cultura” del privilegio.

Un altro bellimbusto, pennivendolo del capitale, tale Federico Rampini, aveva già pensato due anni fa, col libro “Grazie Occidente!” (sic), di impestare le menti della popolazione snocciolando primati inesistenti e sconce amenità… (2)

Tocca ora a questa banda prezzolata ripetere in grande stile un tentativo del genere, dal momento che la firma del titolare del ministero delI’ Istruzione e del merito potrebbe dare il via libera a una certa penetrazione di questo “Manifesto” nelle scuole d’Italia.

Quanto l’operazione contenga poca “cultura” e pure di pessima qualità, ma tanta pelosa politica di estrema destra, di stampo chiaramente imperialista, ce lo dimostra un passaggio del libro in cui si afferma che “l’Europa è sempre occidente, con l’Italia che ne è il cuore…”

Ciò assegnerebbe ad essa “un compito speciale” … dal momento che “Roma ha saputo conferire una valenza universale a quanto di meglio era stato prodotto dai popoli con cui veniva in contatto.”  

Ecco qua: il “nostro” universalismo ci assegnerebbe il diritto di andare a prenderci – bandiere al vento, morale alle stelle – quei “contatti” (il dominio, l’oppressione, lo sfruttamento questi cialtroni lo chiamano “contatto”!!!) con altri popoli in giro per il mondo…

Siamo quasi all’Impero che “risorge sui colli fatali di Roma”, come dal prima richiamato proclama mussoliniano nel 1936, una volta sgominati coi gas i recalcitranti abissini…

Con questo, non crediamo di avere a che fare con un risorgente fascismo d’antan.

La cosa sta in maniera un po’ più complessa; e non intendiamo di certo ingenerare involontari fraintendimenti che possano favorire, in qualche maniera, tutto il can can “progressista” sul “pericolo fascista” funzionale al “campo largo”.

L’imperialismo suprematista occidentale è bipartisan; toccando non di meno le tecnocrazie “democratiche” che, ad oggi, conducono – non dimentichiamolo – la danza del riarmo europeo e della corsa alla guerra.

Cambiano le forme, i riferimenti ideologici, le logiche territoriali e di schieramento borghese.

Non la sostanza di classe.

La destra estrema che sembra emergere minacciosa nel continente europeo, dopo aver sfondato negli USA col trumpismo, è più collocabile dentro una miscelatura tra nazi-fascismo classico e liberismo: “selvaggio” quanto protezionista e nazionalista.

Un mostro a più teste che, a differenza dei suoi progenitori (occidentali Valditara, occidentali!) non ha nulla da offrire ai milioni di proletari autoctoni… se non odio a profusione verso quelli che stanno peggio di loro!

Un mostro che accetta, e a volte pure santifica, le elezioni, il sistema parlamentare, il pluralismo partitico… a certe condizioni. Quelle dettate dal potere (sempre più centralizzato) e dall’esclusione dalla “società civile” di chi non di identifica con la “Nazione”.  

Ma dentro questo canovaccio, esso non è affatto incompatibile con gli odierni “progressisti”. Gli “antifascisti” della domenica. Quelli che, a forza di urlare al fascismo e conducendo al contempo politiche guerrafondaie e anti-proletarie, alla fine lo alimentano…

L’importante è che i messaggi alla Valditara, maggiordomo della Meloni, la trumpiana ducetta all’amatriciana, non passino tra i giovani disposti a spendersi per una società diversa da quella acclamata nel “Manifesto” di Valditara.

Una società ove sia bandita per sempre l’ipocrisia e l’oppressione, pur ammantati di “cultura”.

Note

1 – Come è noto, la Grecia nel 2015 fu salassata dall’U.E. per farla rientrare dal debito da essa contratto proprio per soddisfare i diktat di Bruxelles.

Essa dovette sottoporsi a due piani di “salvataggio” da 240 MM di euro; il suo PIL diminuì di 41 MM dal 2010 al 2014; il debito pubblico sul PIL aumentò del 177%; i consumi passarono da 207 MM di euro nel 2010 a 164 MM nel 2014. Superfluo dire che il peso maggiore di questa macelleria sociale ricadde sui proletari greci. Con effetti disastrosi che permangono tutt’oggi.

2 – F. Rampini nel suo libro “Grazie Occidente!” (Mondadori, 2024) sostiene come i cinesi o gli indiani, i brasiliani o gli africani che siano ci debbano tutto: “il mondo è popolato da miliardi di persone che devono la loro esistenza a noi (“noi” occidentali ovviamente, NDR)”; che ognuno ci copia; che argomenti come donna, impresa, ambiente siano stati ottimamente impostati solo in occidente. Scrive di smetterla coi discorsi apocalittici e auto-colpevolizzanti.

Cina e Iran si dichiarano repubbliche nevvero? Bene, esclama Rampini, “dov’è il termine “repubblica” in Confucio e nel Corano?” Già. E dov’è allora il termine “imperialismo” nel Vangelo?

Risponde indirettamente lo storico di destra (notate di destra!) Franco Cardini, preso di mira per aver fatto semplicemente il suo mestiere di storico pubblicando un volume intitolato “Grazie Islam!” (PaperFIRST, 2025) che gli autori del “Manifesto”, nel loro elenco dei “valori” dell’occidente, han dimenticato “il dio denaro”… Altro che laicità: “una volta liberati dal fantasma del sacro lo abbiamo riprodotto in altre pseudo-religioni” … ” e che dire – continua Cardini – del traffico degli esseri umani?” (intervista a “Il Fatto Quotidiano” dell’11/09/’26).

Il docente di storia e filosofia Christian Raimo, sanzionato nel 2024 dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio per aver definito Valditara “un bersaglio da colpire politicamente” (uh, massima espressione della libertà di pensiero simili provvedimenti nevvero?) definisce il “Manifesto” un condensato di “retorica di cherrypicking e revisionismo ideologico per difendere non la civiltà, ma la narrazione trionfale che la classe dominante europea ha costruito su sé stessa.” Ci associamo.    

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