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Una scuola di guerra o una scuola contro la guerra? Il 15 novembre, sciopero! – Comitato 23 settembre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo del Comitato 23 settembre allo sciopero di domani contro la militarizzazione della scuola e dell’università. (Red.)

Gli edifici scolastici cadono a pezzi e nessuna risorsa viene destinata ad attività ludiche e sportive volte alla crescita culturale e fisica dei ragazzi, la mancanza di insegnanti, di spazi all’aperto, con classi spesso sovraffollate, l’alternanza scuola lavoro che molto spesso significa lavoro gratuito per le aziende: se questi sono i mali cronici della scuola pubblica, benissimo fanno studenti e docenti a scioperare il 15 novembre!

Per la scuola italiana si prepara un futuro oscuro.

Non è un caso che non si senta più nessun ministro o donna/uomo politico che dichiari che sulle giovani generazioni bisogna investire perché sono “il futuro del paese”: in questo caso si metterebbero scuole e studenti in grado di pensare, avere spirito critico, insomma un ruolo attivo… ma è proprio questo che questo fa paura! Dai programmi scolastici sono infatti sparite attività e argomenti che favoriscano la formazione di persone capaci di confrontarsi con i problemi sociali e politici a 360 gradi. Cosa che un certo numero di studenti ha mostrato invece di voler fare, occupandosi di questioni ambientali e del destino del pianeta e partecipando alle manifestazioni di denuncia della guerra in Ucraina e del genocidio a Gaza e in Palestina tutta.

MA NON BASTA. E LO STATO VA AL CONTRATTACCO

“…Contemporaneamente alla progressiva privatizzazione e precarizzazione del sistema educativo, si assiste ad un soffocante processo di militarizzazione delle istituzioni scolastiche e degli stessi contenuti culturali e formativi….”

Inizia così Scuole armate e militarizzazione dell’istruzione in Italia di Antonio Mazzeo, testo illuminante su un percorso iniziato da almeno una decade nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, i cui contenuti sono “volti a formare lo studente-soldato votato all’obbedienza perpetua”.

Dagli ultimi fatti di cronaca apprendiamo che non solo lo studente soldato, ma lo studente poliziotto è negli obiettivi della nuova pedagogia: ne fa fede l’episodio accaduto all’Expo Training 2024 di Milano, nello stand delle forze dell’ordine, dove ad una scolaresca genovese sono state impartite lezioni su come usare il taser…in modo gratificante e con battute sessiste …

L’ITALIA NON HA MAI SMESSO DI ESSERE IN GUERRA

Seppure lontane dai confini della “civiltà del benessere”, le guerre a partire dagli anni successivi al secondo conflitto mondiale non sono mai state assenti dallo scenario internazionale.

Guerre definite “a bassa intensità” (sui cui effetti bisognerebbe però interrogare le popolazioni di Africa, Medio Oriente e altre che le hanno subite direttamente) in cui l’Italia ha proseguito la sua azione coloniale, nella corsa alla ripresa economica, con un feroce accaparramento di materie prime e successivamente di risorse umane che hanno contribuito alla distruzione delle economie di paesi del Sud del mondo e dei loro processi di liberazione e indipendenza.

Da un programma di interventi volti ad una “solidarietà tesa a creare servizi e strutture per i ragazzi di lontane e più sfortunate nazioni” (secondo il linguaggio ipocrita/paternalistico tipicamente neocoloniale) si è passati, a partire dal 2007, ad enfatizzare il concetto di CULTURA DELLA DIFESA, non nuovo in ambito militare e sicuritario, ma ignoto fino ad allora in questi termini al mondo scolastico.

I decreti Minniti-Orlando e Salvini avevano già fatto scuola alimentando la paura dell’immigrato, l’islamofobia e la costante minaccia del “terrorismo” quando,

nel settembre del 2014, le allora ministre dell’Istruzione Stefania Giannini e della Difesa Roberta Pinotti, hanno firmato un Protocollo d’Intesa per favorire “l’approfondimento della Costituzione italiana e dei principi dei diritti umani per l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione”. Detto in soldoni, i due dicasteri si impegnano, in occasione del centenario della prima guerra mondiale, a sensibilizzare la “porzione più giovane” della popolazione sul fondamentale ruolo delle Forze Armate a difesa… della democrazia!

LA “PORZIONE PIU’ GIOVANE”, OVVERO : LA SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA

Ai bambini della scuola dell’infanzia e delle elementari sono state riservate, in modo subdolo e strumentale, una serie di attività all’ultima edizione del Festival dei Bambini, kermesse culturale che accoglie a Firenze centinaia di scolaresche provenienti da tutta la Toscana.

Ecco le iniziative proposte per trasmettere la “cultura della difesa” ai più piccoli: dalla parete di roccia al percorso sportivo militare, dalla simulazione di atterraggio con elicottero all’apprendimento delle tecniche per maneggiare le sostanze pericolose!! Provare l’emozione di sentirsi Comandante salendo sul simulatore di plancia di una nave della Marina militare, pilota di aeroplano grazie al simulatore di volo dell’Aeronautica o diventare “carabiniere per un giorno” con vere e proprie indagini sulla scena del crimine: riportando la frase di A. Mazzeo, una serie di attività “utili a rendere sempre meno visibile la linea di demarcazione tra i tradizionali giochi di guerra e la Guerra come gioco.”

Il senso di appartenenza alla Nazione, la fiducia, il coraggio, la solidarietà, la dignità e il sacrificio, diventerebbero – in questo modo – parti essenziali della vita con e senza divisa. E ancora l’amor patrio… la B andiera… per stimolare la crescita morale delle scolaresche, la formazione delle studentesse e degli studenti saranno nelle mani dei militari, “in quanto custodi di valori e disciplina, difficilmente applicabili nel nostro sistema scolastico e che sembrano andati perduti nelle generazioni attuali”.

MA QUALI SONO I VERI “VALORI” ESPRESSI DA SIMILI PROGETTI?

In primo luogo L’OBBEDIENZA. Un bravo soldato o poliziotto obbedisce agli ordini senza discutere. Ciò deve avvenire anche a scuola: le opinioni, i giudizi, le ricostruzioni storiche vengono dall’alto e non si discutono. Vengono abolite la conoscenza e la coscienza critica della realtà.

Quindi la GERARCHIA, che è la sacralizzazione della divisione di classe a scuola e in ogni ambito della società.

L’IDEOLOGIA DEL MERITO, che seleziona chi aspira a comandare e chi è “destinato” ad obbedire.

LA RISOLUZIONE VIOLENTA DEI CONFLITTI (cos’è la guerra se non questo?), non solo tra stati, ma tra gruppi sociali e tra individui.

Per le lavoratrici e i lavoratori della scuola, L’ASSENZA DEI DIRITTI che si esprime nel precariato diffuso, anche e sempre più tra gli insegnanti e gli operatori ATA.

LA MISTICA DELLA LEGALITA’ che nasconde l’aperta collusione degli apparati dello stato con l’economia e il potere delle mafie, e fa appello ai giovani come possibilità di combattere i mali sociali che proprio i poteri legali producono;

IL MACHISMO E IL SESSISMO sempre più diffusi tra gli studenti. I social sono luoghi di elezione di questi atteggiamenti, in antitesi con le necessità di formazione sul reciproco rispetto nelle relazioni interpersonali e la sessualità consapevolmente vissuta dai giovani (a meno di non prendere sul serio l’intervento sulla “parità dei sessi” promosso dal 41° stormo dell’Aeronautica di Sigonella per gli studenti siciliani).

L’EDUCAZIONE ALLA FERTILITA’: il calo demografico come causa dell’insicurezza sociale, la paura di essere sopraffatti anche numericamente dal “nemico interno”.

Fare figli italiani (educazione al razzismo), essere orgogliosi di essere italiani (per quale specifico motivo non è dato sapere, perché studiando un po’ la storia, che ci aspettiamo sarà del tutto abolita o mistificata, si capisce tutt’altro), essere pronti a difendere il proprio paese(da chi, da cosa? L’elenco è lungo: dalla Cina, dalla Russia, dall’Islam, dallo strapotere delle donne sempre più libere…). Il generale Marco Bartolini, ex comandante della Brigata Paracadutisti della “Folgore” – quale voce più autorevole? – ci spiega: “se nell’Aeronautica e nella Marina a prevalere sono le tecnologie, il fante deve ancora sapere combattere a terra. Servono un fisico sano, aggressività e fiducia in se stessi: il soldato deve essere un atleta col fucile”.

Da tutto ciò si evince chiaramente che queste caratteristiche: fisici atletici e competenze tecnologiche e informatiche le posseggano solo i giovani ma… per poter essere perfetta carne da cannone di aria, di mare e di terra tutto questo non basta! È necessario “che siano anche cinici e rapidissimi nell’assumere decisioni vitali, meglio ancora se esenti da dubbi e ripensamenti morali”. Un bel quadretto denso di umanità!

E il tutto si riconduce a un sistema sociale che “si conforma alle leggi della natura e alla volontà divina”, e quindi alla legittimazione dello stato di cose presenti con il dominio capitalistico sull’intera vita della società e degli individui (quello che noi, consapevolmente, vogliamo capovolgere).

E alla base, o al vertice, di tutti questi alti propositi morali, c’è la collusione e l’appoggio alla mattanza delle guerre e la stretta collaborazione dei centri di ricerca e di produzione delle armi più sofisticate, che le lotte degli studenti più avvertiti e combattivi stanno portando alla luce…

DOCENTI IN DIVISA

Per realizzare questo complesso sistema ideologico e pratico (che per noi meriterebbe “zero in condotta”) e trasmetterlo ai giovani studenti, con una circolare del dicembre 2015 il MIUR (Ministero dell’Istruzione e Ricerca) elencava le tematiche da affidare alle Forze Armate presso le scuole secondarie di primo e secondo grado, alle università e ai centri di ricerca: dalla storia alle scienze, dalle nuove tecnologie al diritto, dallo sport alla geografia politica ecc… Droga, natura, ambiente, nulla viene trascurato per accreditare l’universalità delle capacità pedagogiche dell’esercito, con una sempre più ampia cooptazione degli apparati securitari e militari all’interno del sistema scolastico e accademico, secondo il modello di quei paesi che hanno fatto della guerra e del controllo capillare e totalitario delle masse l’essenza stessa della propria esistenza (Israele, su questo, è in cima alla classifica).

LA CORSA VERSO LA GUERRRA

Uno sguardo rivolto alla guerra in corso da ormai quasi 3 anni tra NATO e Russia in Ucraina e a quello in ampliamento in Medio Oriente dopo il 7 ottobre 2023, assieme all’ approfondirsi della crisi capitalistica che a partire dal 2008 non trova soluzione alle contraddizioni aperte dal vertiginoso sviluppo di alcuni paesi del Sud del mondo e le contraddizioni sociali divenute una voragine negli USA e nei paesi europei, confermano l’ineluttabilità del ricorso ad una guerra di portata mondiale da parte delle borghesie di tutti gli stati imperialisti.

Il governo Meloni marcia in questa direzione, affiancandosi agli alleati europei nella sfrenata corsa agli armamenti e nell’acquisizione di sistemi d’arma sempre più tecnologici, a scapito del potere d’acquisto dei salari, della spesa sociale e con la compressione delle condizioni di vita che riguardano i proletari che sono in costante aumento.

Le terribili immagini girate sui social dei rastrellamenti messi in atto dal governo Ucraino, ci danno la misura di come le guerre, lungi dall’avvalersi solo di armamenti super-sofisticati, richiedono gli stessi strumenti di sempre con i quali tutti gli stati, compresi quelli europei, si preparano a scendere in campo. Strumenti che in ogni caso saranno i proletari e gli sfruttati a farne le pesantissime spese con il peggioramento progressivo, se non verticale, delle loro condizioni di vita. Dovremo in ogni modo coinvolgere il mondo del lavoro e della scuola per opporci a questi piani criminali che usano i proletari di tutto il mondo come carne da macello!

La guerra, così come la messa in atto di tutte le politiche di controllo, sfruttamento ed oppressione di una classe sull’altra genera reazioni e risposte più o meno di massa che la borghesia ha bisogno, non solo di reprimere, ma soprattutto di prevenire.

IL PRESSING SU SCUOLE E UNIVERSITA’ SI FA SEMPRE PIU’ DURO: LA MINI-NAJA

Giovani forti e quadri istruiti sono fondamentali per accelerare lo svecchiamento attuale dei reparti di intervento la cui “età media è in antitesi con la professione delle armi che è caratterizzata da uno stress psico-fisico elevato e chiede al personale di operare in scenari estremi” : così ha dichiarato il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Farina, in Commissione Difesa della Camera.

In più i giovani farebbero fatica ad adattarsi ad un stile di vita rigoroso, tanto che è raddoppiato il numero dei volontari che abbandonano la ferma breve dopo i primi 15 giorni.

L’affermazione per cui “con un esercito di anziani non si vince la guerra” – sempre del generale Bartolini – ha dunque fatto da base alla proposta di legge sulla cosiddetta Mini-naja passata a stragrande maggioranza alla Camera nel 2019, ripetutamente riproposta ma non ancora approvata.

I promotori del progetto di legge destinato agli studenti dai 18 ai 22 anni, che prevede un servizio volontario di 40 giorni, vorrebbero proporre questo strumento direttamente nelle scuole superiori ed Università, come primo approccio alle delizie della vita in divisa…

Questo in sintonia con la proposta di “nuove forme di servizio militare” che il ministro della Difesa tedesco Pistorius ha fatto lo scorso giugno, in cui esplicitamente si menziona la “minaccia sempre più pressante da parte della Russia” di un’escalation della guerra nei prossimi anni.

IL DISEGNO DI LEGGE VALDITARA

Il ddl Valditara viene presentato come contrasto al bullismo e alla violenza contro i giovani e verso gli insegnanti – un problema reale, di cui però non si ricercano le cause profonde. Il ddl Valditara mira a sanzionare qualunque atto di critica o insubordinazione contro il silenzio-assenso richiesto dall’istituzione-scuola (in tempi di guerra) su ogni questione sociale o politica che attraversi la società. Nel mirino saranno quindi le assemblee, gli inviti allo sciopero, gli scioperi, la discussione e la condanna contro la partecipazione dello Stato alle “imprese” di guerra, la denuncia dei falsi storici tesi a legittimare l’esistenza dello stato di Israele e i suoi massacri, la mancata denuncia dei compagni più attivi, l’informazione sui rapporti del proprio istituto con i paesi guida nel campo delle tecnologie di controllo, le occupazioni e autogestioni che hanno contribuito nell’ultimo anno a sensibilizzare gli studenti su temi essenziali per il loro futuro. Ecco a cosa mira il cinque in condotta! Colpire e punire i cosiddetti studenti “oppositivi”!

Anche i docenti sono stati sollecitati in questo anno a schierarsi e a rivendicare la dignità del loro ruolo, che è un primo passo per la dignità di un servizio scolastico di cui meglio di chiunque conoscono i limiti e le storture.

E’ una forza collettiva che bisogna costruire per affermare la propria contrarietà contro i ddl repressivi in via di approvazione e in particolare il ddl 1236 (ex-1660), partecipando alle iniziative di lotta che si sono realizzate negli ultimi mesi con la Rete libere/liberi di lottare, cui il nostro comitato ha aderito fin dalla sua costituzione.

NO AL DDL VALDITARA E AL DDL 1236 (EX-1660)!

FUORI I MILITARI, I CARABINIERI E I POLIZIOTTI DALLE SCUOLE!

SCIOPERIAMO CONTRO LA SCUOLA DI GUERRA E IL GOVERNO DELLA GUERRA!

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