Su iniziativa del SI Cobas di Milano si terrà sabato prossimo, 27 giugno, a Milano (con inizio alle ore 14), un’importante assemblea nazionale che vedrà a confronto tra loro organizzazioni del sindacalismo di base, movimenti sociali e organizzazioni politiche su un tema ogni giorno più cruciale: il diritto di sciopero e le lotte operaie nel contesto di un’economia di guerra, e di guerre a ripetizione, in cui si sta strutturando un vero e proprio stato di polizia. Un tema comune ad un numero crescente di paesi e di stati, in Europa, dentro l’Occidente e fuori dall’Occidente.
Qui di seguito l’appello con cui l’Assemblea è stata convocata, che parte dalla denuncia di una delibera della Commissione di garanzia che pretenderebbe strangolare gli scioperi nella logistica dopo anni di ininterrotti attacchi ad essi attraverso licenziamenti di massa (a cominciare dalla FedEx di Piacenza), i decreti sicurezza e gli innumerevoli interventi di polizia e carabinieri contro i picchetti operai. Da anni le multinazionali della logistica aspirano a dichiarare alla maniera di Warren Buffet : “la guerra è finita, e l’abbiamo vinta noi”.
Ma non è certo della sola logistica che si tratta! Né solo delle nuove normative “di sicurezza” deliberate dal governo e dal parlamento. La questione riguarda l’intera classe lavoratrice. Basti pensare ai licenziamenti di rappresaglia che hanno colpito di recente tre portuali del SI Cobas di Napoli e di Salerno o esponenti della FLMU-CUB, l’impressionante quantità di processi messi in piedi contro il movimento di solidarietà alla resistenza del popolo palestinese, o ciò che avviene quotidianamente sui luoghi di lavoro. E riguarda le future lotte contro l’inflazione, i licenziamenti, l’intensificazione senza limiti dello sfruttamento del lavoro e dei soprusi aziendali, le prossime misure di polizia, la corsa alla guerra.
Ben venga, dunque, questa Assemblea (a cui prenderemo parte attiva, come TIR) che si pone come punto di partenza di un processo di mobilitazione nazionale unitaria contro l’asse sempre strettissimo Confindustria-governo-apparati della repressione di stato. (Red.)







