Giovedì 30 luglio decine di migliaia (tra 50 e 60 mila secondo le diverse valutazioni) di giovani marocchini e sub-sahariani hanno visto spalancarsi i cancelli del confine tra il Marocco e l’exclave spagnola di Ceuta. Una parte di loro era già lì in attesa, dopo che la Corte suprema spagnola aveva decretato che gli emigranti in mare verso Ceuta o Melilla non possono essere respinti sommariamente senza verificare il loro eventuale diritto all’asilo. Ma pare che la maggior parte fosse stata chiamata a raccolta da enti marocchini, caricata su autobus e scaricata al confine con Ceuta. Superato il confine marocchino, molti si sono gettati in mare per raggiungere a nuoto o su dei materassini l’exclave spagnola, altri hanno scavalcato le alte reti che chiudono il confine, con la speranza di poter poi raggiungere il continente europeo.

Più che un viaggio della speranza, un dramma – e poi una tragedia – della speranza cinicamente fomentati dalle autorità marocchine per ragioni che nulla hanno a che vedere con i sogni (un lavoro, una casa, una famiglia) di quelle migliaia di giovani. Il loro ritorno in massa a testa bassa in Marocco, respinti dall’esercito della “accogliente” Spagna di Pedro Sanchez, non lascia dietro di sé solo i sogni infranti, ma anche 88 (o forse 130) cadaveri di coloro che non ce l’hanno fatta nel tratto di mare irto di scogli. Una strage di stato, di più stati, dell’UE (con lo zampino, a quel che si sa, di Stati Uniti e Israele).
Occupiamoci ora dei conflitti tra stati che stanno sotto i fatti di Ceuta, per poi venire al sostanziale accordo tra tutti gli stati nella guerra agli emigranti e agli immigrati (a Ceuta e ovunque), che non ci stancheremo di indicare come una questione di classe chiave di questa fase storica, nonostante l’impressionante sordità della stragrande maggioranza degli attivisti, ben inclusi quelli/e più vicini.
Tra i fattori d’attrito tra Marocco e Spagna c’è il Sahara Occidentale, ci sono le sorti dei Saharawi, delle tribù ancora parzialmente nomadi che lo abitano, e che rivendicano l’indipendenza attraverso il Fronte Polisario. Il Marocco sostiene che quel vasto territorio (e i fosfati che contiene) è di sua sovranità. Per questo ha costruito una grande muraglia per contenere e isolare i sahrawi, e campi di concentramento per tenerli sotto controllo.
Nel maggio 2021, dopo che la Spagna aveva concesso ricovero a Brahim Ghali, leader del Polisario, la risposta del governo marocchino fu quella di aprire i cancelli di Ceuta, lasciando passare 8.000 giovani aspiranti ad entrare in Spagna e in Europa. Le forze spagnole bloccarono quei giovani speranzosi e li respinsero in Marocco. Ma la minaccia di aprire le porte al proletariato del continente nero funzionò: nel 2022 la Spagna abbandonava la precedente posizione spagnola di neutralità rispetto al Sahara Occidentale riconoscendo la sovranità marocchina.
Già nel 2020 il Marocco aveva firmato gli “accordi di Abramo” con Israele, che prevedono cooperazione anche militare, con forniture d’armi e intelligence, in cambio del riconoscimento israeliano della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, cui seguì il riconoscimento degli Stati Uniti. Ciò fa del Marocco uno dei più stretti alleati di Israele tra i paesi arabi, nonostante la diffusa simpatia per la causa palestinese tra la popolazione marocchina (da ricordare, oltre alle grandi marce popolari, soprattutto di donne, per la Palestina, la partecipazione dei portuali marocchini allo sciopero europeo dei porti dello scorso 6 febbraio).
In seguito al riconoscimento spagnolo della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, il governo algerino ha sospeso il Trattato di Amicizia, Buon Vicinato e Cooperazione, tra Spagna e Algeria, sostenitrice del Fronte Polisario. Ma in seguito alla guerra d’Ucraina e alla chiusura dei gasdotti Russia-Europa, l’Algeria è nel frattempo divenuta primo fornitore di gas naturale alla Spagna. Il 20 luglio Sanchez visitava l’Algeria e ristabiliva cordiali legami, cercando di ritornare a una posizione meno allineata al Marocco sul Sahara Occidentale, e il 23 luglio la Commissione Giustizia del Parlamento spagnolo ha approvato un ddl che conferisce la cittadinanza spagnola ai saharawi nati durante l’amministrazione coloniale spagnola (terminata nel 1975) e ai loro discendenti. Un modo della Spagna per tenersi una carta da giocare in proprio senza appiattirsi sul Marocco.
Questo avveniva la settimana dopo che Macron a Rabat aveva dato il pieno sostegno francese alla soluzione marocchina sul Sahara Occidentale (autonomia sotto sovranità marocchina): mentre la Francia sta perdendo terreno nell’ex Sahara francese, il sostegno marocchino, con il supporto Israelo-americano, può venire utile. Negli stessi giorni il presidente algerino Abdelmadjid Telboune era ricevuto in pompa magna a Berlino, dopo aver già allargato analoga cooperazione con Roma, grande acquirente del suo gas.
E’ in questo quadro che il governo di Rabat è tornato a giocare, su scala amplificata, la carta dei 50-60.000 “invasori” disarmati a Ceuta, forte anche del sostegno americano ed israeliano alla rivendicazione territoriale del Marocco su Ceuta e Melilla, quali residuati del colonialismo spagnolo, e approfittando delle tensioni tra Petro Sanchez e Donald Trump (più fumo che arrosto) sul rifiuto spagnolo di mettere le proprie basi NATO a disposizione dei bombardieri USA in rotta verso l’Iran. I servizi spagnoli danno conto di una campagna sui social TikTok, Facebook, Instagram, X, Whatsapp per convincere i marocchini che la decisione della Cassazione spagnola avrebbe garantito loro l’esame delle domande di asilo, evitando l’espulsione immediata.
La posizione spagnola è stata rigida: ha inviato l’esercito contro gli emigranti, ma evitato abilmente l’uso della forza contro gli “intrusi”, che sono stati comunque privati di ogni forma di ristoro – a parte quanto spontaneamente offerto dalla popolazione di Ceuta – con la chiusura di supermercati e pubblici esercizi, e gli è stato detto chiaro che la decisione della Corte di Cassazione sul non respingimento immediato non si applica a loro. D’altra parte da Ceuta, che è fuori dell’area Schengen, non si può arrivare in Spagna senza i documenti richiesti, che gli uomini e le donne con la speranza in cuore non potranno mai ricevere.
A testa bassa e con le lacrime agli occhi, a decine di migliaia sono tornati in territorio marocchino, meditando sul fatto di essere stati ingannati e usati dal proprio governo, facendo leva sulla loro miseria e sul loro desiderio di uscirne recandosi in Europa – forse non immaginando il percorso di umiliazioni, discriminazioni e sfruttamento che li avrebbe aspettati nel caso ci fossero arrivati.
Restano a Ceuta, mentre scriviamo, solo 3-5 mila emigranti che non si sono rassegnati; altri 80 o 130 non torneranno indietro comunque perché il loro sogno è rimasto in fondo al mare, assassinati dalle politiche migratorie dell’UE e dei singoli stati europei (nonché dei loro scagnozzi arabi e non arabi). Una strage, quella recente di Ceuta, che si aggiunge alla lunghissima catena di stragi effetto di queste politiche che hanno prodotto più di 35 mila morti nel Mediterraneo dal 2014 ad oggi, e oltre 60.000 nell’attraversamento del Sahara.
Tra gli stati assassini responsabili di questa catena di stragi c’è in prima fila l’Italia, i cui governi hanno sostenuto politiche migratorie sempre più selettive, restrittive e repressive, quelle politiche che non avranno MAI il potere di bloccare le migrazioni internazionali – date le cause profonde che le alimentano di continuo, a decine di milioni -, ma hanno il potere di rendere il processo migratorio più rischioso, più costoso, più umiliante, PIU’ “IRREGOLARE“. E che, di conseguenza, hanno il potere di moltiplicare le organizzazioni criminali dedite al “traffico di esseri umani” – un effetto tutt’altro che indesiderato di queste politiche. Perché più rischioso, costoso ed umiliante è il processo migratorio; più soggetto è al controllo delle organizzazioni criminali minori al servizio della mafia maggiore che è quella degli stati; più le donne e gli uomini che emigrano dai loro paesi di nascita saranno costrette/i, almeno per i primi anni del loro approdo nel territorio dei colonizzatori di sempre, a stare al coperto, specie se irregolari, a pagare i debiti contratti, a sanare – se possibile – le loro ferite interne ed esterne; più saranno costrette/i ad essere quell’esercito proletario di riserva sottopagato, schiavizzato, criminalizzato che è nei sogni dei capitalisti e dei loro servi.
A proposito di servi dei capitalisti, il governo Meloni non ha voluto perdere l’occasione di farsi pubblicità, provando a costruire una coalizione europea (primo socio la premier socialdemocratica danese Mette Fredriksen…) per sospendere la Spagna dall’area Schengen. Vero sciacallaggio politico dal momento che non uno degli emigranti marocchini e africani di Ceuta arriverà in Europa, garante la Spagna di Sanchez, agìto solo per incrementare la psicosi della inesistente invasione degli immigrati, del “sostituzionismo etnico” da cui difendersi, battendo sul tempo i propri alleati-concorrenti Vannacci e Salvini.
Sciacallaggio politico da parte di un esecutivo che ha esordito con la strage di Cutro (troppo dimenticata!), ma nello stesso tempo, come si addice ai governi italiani, autentica buffonata, dal momento che il governo Meloni – per le necessità dei capitalisti al cui servizio è – ha appena approvato il decreto-flussi più consistente degli ultimi 20 anni: 500.000 nel triennio 2026-2028, più di tutti i precedenti governi di destra, centro, centro-sinistra.
E, quanto alle espulsioni che Meloni vanta come lo strumento fondamentale da azionare contro il “nemico esterno”, ne ha fatte meno dei governi di centro-sinistra per la stessa identica ragione: i suoi sovrastanti non le consentono di fare diversamente, in quanto, per reggere alla inasprita competizione internazionale, hanno un estremo bisogno di lavoratori e lavoratrici immigrati da super-sfruttare in tutti i rami dell’attività produttiva – e il governo Meloni si dà un estremo da fare per procurarglieli tramite le ambasciate, i mille legami con le istituzioni ecclesiastiche, gli istituti culturali, le organizzazioni malavitose multinazionali italiane, che mai come in questi anni sono tutt’uno con il governo che più le ha beneficate negli ultimi 100 anni.
L’infame, terroristica propaganda anti-immigrati delle destre al governo serve a questo: non a cacciare gli immigrati dal territorio nazionale, bensì a terrorizzarli, ricattarli, spingerli alla passività, ad accettare a malincuore ogni sopruso, ogni discriminazione. Serve ad impedire che siano, come sono stati nella storia del movimento operaio dall’inizio e in quella più recente del movimento proletario in Italia, una combattiva avanguardia nella lotta di tutto il proletariato per la propria emancipazione e liberazione.
Ciò detto in breve sul governo delle destre, le cose non vanno meglio, al fondo, per il “campo largo”. L’indegna gazzarra scoppiata tra la maggioranza e la cosiddetta opposizione, infatti, ha avuto un solo oggetto: chi è più bravo a respingere gli immigrati? chi merita la medaglia d’oro per la sua capacità di rimandarli presto e bene al loro paese, in Italia e in Europa? in questa opera di alta civiltà è più bravo Sanchez o la Meloni? il duo Napolitano-Minniti o il tandem Salvini-Piantedosi?
In questa tragica vicenda hanno provato ad inserirsi i vannacciani spagnoli del Nucleo Nacional che avevano annunciato un raduno anti-immigrati a Ceuta. Con una forte manifestazione gli abitanti di Ceuta, di lingua spagnola come araba, hanno detto un chiaro no a questi avvoltoi, e li hanno bloccati.
Uniamo le forze a livello europeo nella lotta contro le politiche migratorie europee intrise di razzismo e di colonialismo, volte a creare lavoratori e cittadini di serie B, da tenere nella precarietà più estrema e sfruttare come schiavi.
Da anni abbiamo formulato le rivendicazioni immediate da mettere in campo per una battaglia di classe adeguata alla ferocia (e al carattere organico) dell’attacco di tutti gli stati europei agli emigranti verso l’Europa e al proletariato immigrato presente in Europa:
-abolizione di tutta la legislazione speciale sull’immigrazione (a partire dalla Bossi-Fini e dalla Turco-Napolitano) e dei “decreti sicurezza”;
-regolarizzazione immediata di tutte/i le/gli immigrate/i privi di permesso di soggiorno con un permesso di soggiorno europeo a tempo indeterminato;
-completa parità effettiva di trattamento sul lavoro e di diritti tra autoctoni e immigrati;
-introduzione dello jus soli;
-chiusura di tutti i Cpr (e consimili centri di detenzione amministrativa);
-organizzazione unitaria delle masse lavoratrici autoctone e di immigrazione nella lotta comune a padroni, governi dei padroni e UE.

