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La banda Trump internazionalizza la sua crociata anti-comunista e anti-estremista (con una prima lista di proscrizione)

Il comunismo è la più grande minaccia per il nostro Paese dalla Prima Guerra Mondiale, dalla Seconda Guerra Mondiale, da Pearl Harbor e dall’11 settembre!” (Donald J. Trump)

Di Trump e della sua gang si può dire tutto, salvo che manchino di fiuto politico e determinazione.

Chi non riesce ancora ora a prenderli sul serio, poteva aspettarsi che la «settimana dell’anti-comunismo» proclamata lo scorso anno dal 2 all’8 novembre negli Stati Uniti dal superboss in persona, non avrebbe avuto seguito.

Invece l’ha avuto, e come! E diversamente da quel che ha scritto Francesco Piccioni su «Contropiano», il bersaglio destinato non è stato semplicemente interno agli Stati Uniti.

Questa volta ad officiare il rito a Washington il 16 luglio, c’era Mark Rubio, ed erano presenti delegazioni, più o meno di livello, da oltre 60 paesi (l’Italietta di Meloni-Mattarella compresa).

Con la tempestosa guerra all’Iran in corso, era scontato che il discorso di Rubio partisse dall’attacco all’ «estremismo islamista radicale». Ma nel suo svolgimento si è rapidamente rivolto altrove: verso e contro «l’estremismo di estrema sinistra» ispirato al «marxismo rivoluzionario». A dire di Rubio, settori delle istituzioni statunitensi lo guarderebbero con tolleranza, come fosse un «idealismo» spinto all’estremo, laddove esprime invece una carica di violenza distruttiva contro “tutto ciò che è buono e bello nella società statunitense”.

«Ecco perché, argomenta Rubio, durante le cosiddette rivolte per George Floyd nell’estate del 2020, mentre criminali ed estremisti incendiavano e saccheggiavano le grandi città americane, portando quasi l’intero Paese in ginocchio, le amministrazioni comunali di tutto il Paese si sono semplicemente rifiutate di perseguire i responsabili di questi atti di violenza e terrore.

«È questa la ragione della ormai famigerata immagine – forse la ricordate tutti – di un giornalista di una nota emittente televisiva in piedi in un quartiere in fiamme, con la didascalia in basso che affermava che le proteste erano state “per lo più pacifiche”. Questo era qualcosa di peggio di un doppio standard. La violenza di sinistra non solo veniva giustificata, ma veniva trattata come sacrosanta, una categoria protetta a sé stante. Quest’epoca deve finire.»

L’oggetto vero del suo attacco è il grande movimento di rivolta proletario e popolare contro il razzismo di stato (o «sistemico» che dir si voglia) innescato dall’uccisione di George Floyd da parte della polizia, un razzismo che negli Stati Uniti impronta ogni remoto angolo della vita sociale e istituzionale. Non a caso in un successivo passaggio del discorso di Rubio dedicato agli ultimissimi anni, viene in primo piano la reazione di massa in diverse città degli Stati Uniti alle brutali operazioni dell’ICE e ai connessi assassinii:

«Oggi ci troviamo di fronte a una nuova ondata di questo vecchio male. Qui negli Stati Uniti, la percentuale di attacchi e complotti terroristici di estrema sinistra ha raggiunto livelli mai visti da decenni. In Germania, la violenza di estrema sinistra è aumentata di oltre il 40% solo nell’ultimo anno. In Grecia, oltre l’80% della violenza radicale è ora perpetrata da gruppi di estrema sinistra e anarchici.

«Non si tratta di statistiche astratte. Gli americani hanno visto cosa significano questi numeri. Un assalto in piena regola contro i nostri agenti dell’immigrazione [l’infame ICE – n.]. Attacchi di cecchini. Esplosivi. Agguati armati. Un uomo transgender che ha aperto il fuoco contro gli alunni di una scuola elementare cattolica mentre pregavano, con la pistola su cui erano scritti slogan come “Dov’è il vostro Dio adesso?” [un fatto avvenuto a Minneapolis il 26 agosto 2025, che non ha assolutamente nulla a che vedere con l’estremismo di sinistra – n.] Un dirigente del settore sanitario giustiziato a sangue freddo per strada [l’uccisione del CEO di UnitedHealthcare ad opera di Luigi Mangione]. Diversi tentativi di assassinio contro un presidente in carica. E l’omicidio del più grande attivista conservatore di una generazione [si riferisce alla uccisione di Charles Kirk, avvenuta alla Utah Valley University], un uomo che era anche marito e padre di due figli piccoli, ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre parlava a una folla di studenti.»  

Rubio, uno dei portavoce della massima potenza terroristica della storia del mondo, non si vergogna di sbattere in primo piano la «violenza» degli «estremisti». Ma se andate ad analizzare la prima lista di proscrizione che circola in Amerika in questi giorni (vedi appendice), vi trovate dentro:

Christian Smalls, l’operaio nero che ha fondato a New York la prima Amazon Labor Union e il suo piccolo sindacato (la «violenza» qui sarebbe nel colpire gli interessi di Bezos); diversi esponenti di Black Lives Matter e lo stesso movimento in quanto tale (notoriamente oggetti di violenza poliziesca in centinaia di casi); organismi che denunciano e contrastano l’ICE, tra cui l’Haitian Women for Haitian Refugees impegnato nella difesa degli immigrati e nel blocco delle deportazioni; changingFrequencies, un collettivo di queer nere a guida femminista impegnato nello smantellamento del «complesso medicale-industriale» e un altro collettivo contro la gentrificazione; organismi e singole/i attivisti solidali con la causa di Cuba, del Venezuela, della Palestina, oppure con l’Iran; il movimento Antifa; ed infine i DSA (Democratic Socialists of America) e il suo più celebre esponente, il sindaco di New York, Mamdani, notoriamente legalitari e contrari ad ogni forma di violenza (salvo quella di stato), evidentemente colpevoli – agli occhi dei trumpiani – di non fare abbastanza per stroncare e addomesticare i movimenti di protesta dei neri e degli altri settori della classe lavoratrice in cui hanno influenza (1).

Il «male» non è la generica «violenza» degli «estremisti», è la lotta di classe e di «razza» che negli Stati Uniti si sta riaccendendo nel declino inesorabile della superpotenza, è il disfattismo nei confronti dell’imperialismo gringo e delle sue imprese terroristiche che ne ostacola la realizzazione vincente.

La grande paura espressa da questa dichiarazione di guerra (per molti versi preventiva) è verso le enormi potenzialità anticapitaliste della «ordinaria» lotta delle grandi masse lavoratrici degli Stati Uniti a cui i poteri costituiti non possono assicurare per il futuro loro e dei loro figli nulla di «grande», se non una smisurata demagogia. Da qui la necessità, per la gang trumpiana, di demonizzare questa prospettiva di radicalizzazione contro lo stato di cose presenti, che è contrassegnato da una concentrazione di ricchezza e di potere di estrema violenza in cui l’1% dei più ricchi possiede quanto il 90% della popolazione, a fronte di licenziamenti di massa e minacce materiali, legali, ecologiche di ogni tipo alle condizioni di esistenza di decine di milioni di proletari/e di ogni colore.

Ecco come la mette Rubio:

«(il male) può assumere slogan e ideologie diverse a seconda del luogo e del tempo. Possono definirsi anticapitalisti, antimperialisti, comunisti, anarchici o marxisti, ma il carattere fondamentale rimane sempre lo stesso. È un risentimento velenoso mascherato dal linguaggio dell’uguaglianza, della giustizia e della liberazione, un bisogno irrefrenabile di demolire ciò che uomini più grandi hanno costruito, di distruggere ciò che è bello e giusto in nome di persone che sono piene solo di bruttezza e non hanno altro da offrire al mondo. Attraverso la violenza e il terrore, cercano ancora una volta di imporre la loro bruttezza a tutti noi.»

E’ perfino comico, costui, laddove pretende di presentare il capitalismo yankee come «bello e giusto», mentre noi anticapitalisti rivoluzionari saremmo, a suo dire, quelli che sognano un mondo senza coraggio, senza creatività, senza ambizione…

Quale ambizione, quale coraggio più grandi possono esserci di quelli che abbiamo noi, nel preparare da lontano, in piccoli gruppi di rivoluzionari, senza l’ombra di un solo potere sovietico in tutto il pianeta, la rivoluzione sociale anti-capitalista che dovrà fare a pezzi la più complessa e potente macchina di oppressione e di mistificazione mai edificata da una classe sfruttatrice?

Niente affatto comica, però, è la sua conclusione sulla necessità che si formi una santa alleanza contro-rivoluzionaria a scala internazionale perché, sostiene, «ci stiamo confrontando con una internazionale», con un «pericolo transnazionale» costituito da «reti interconnesse» di “estremisti di sinistra” che «non riconoscono i confini» e neppure «le nazioni».

Una santa alleanza che si presenta con una grandinata di nuove leggi e prassi «anti-terrorismo», come ben sappiamo in Italia con i 7 decreti-sicurezza in 4 anni di un governo amico del trumpismo, che si prepara a ulteriori strette da stato di polizia e di guerra. E un’Unione europea in guerra permanente contro gli emigranti, gli immigrati e – alla fin fine – contro le proprie masse lavoratrici.

Per certi aspetti, la crociata trumpiana richiama il maccartismo, la paranoica caccia alle streghe che non risparmiò nessun ambito della società, cultura ben compresa, alla ricerca ossessiva di “spie sovietiche” votate al sabotaggio degli Stati Uniti. Ma ciò che fa la differenza –  e che ben difficilmente il possibile ritorno di un’amministrazione democratica potrà eliminare – è la consapevolezza della classe dominante yankee del 2026 di essere a capo di una società in declino, la sensazione di avere il fiato sul collo della maggioranza degli sfruttati, a prescindere dal livello di coscienza che essi sono oggi in grado di esprimere.

Se il maccartismo prendeva di mira l’URSS e i suoi veri o presunti emissari, l’apparentemente sconclusionato collage di Trump nell’individuare i nemici della meravigliosa società che lui sente di dover difendere, è la confessione che gli USA sono seduti su un vulcano sociale di enormi dimensioni e, con loro, il capitalismo di tutto il pianeta. Per questo, la crociata del tycoon è un appello e un piano d’azione della borghesia a scala internazionale, il tentativo di assumere la leadership della reazione più violenta e determinata alle pretese degli sfruttati, riacquisendo per questa via quella preminenza indiscussa che la storia sempre più sta sottraendo agli USA

L’amministrazione Trump, rivendica Rubio, è all’avanguardia di questo processo con la sua «strategia per sconfiggere il flagello del terrore di estrema sinistra». Ma per schiacciare i «nemici della civiltà» imperialista statunitense e occidentale conta appunto su vaste alleanze, sulla internazionalizzazione di questa caccia ai rivoluzionari. Non a caso chiude la sua arringa da fanatico clerico-reazionario dando a tutti appuntamento, presto, in Germania.

Rubio, il lugubre Miller, il Goebbels di Trump, l’astuto Bannon  – «questo [l’avanzata dei DSA, soprattutto per ciò che gli sta dietro e sotto – n.] è un movimento marxista, jihadista, e non si fermeranno» – e il loro caporione Trump sopravvalutano gli Antifa, i marxisti rivoluzionari, gli «estremisti di sinistra»? No, conoscono il sottosuolo della società statunitense e delle società occidentali, mediorientali, sud-americane, etc. assai meglio di noi – non può sorprendere, vista la loro macchina di potere con infiniti addentellati nelle più diverse società. BLM e il movimento per la Palestina, la ripresa degli scioperi operai e proletari, il crescente rifiuto di massa delle guerre già li hanno davanti da anni. Guardando più lontano, sapendo che vengono anni, anzi decenni di ferro e di fuoco, temono che la minaccia che gli fa tremare le vene e i polsi si materializzi con tutta la sua irrefrenabile potenza «anonima e tremenda». E si attrezzano.

E noi?

(1) L’ultimo sondaggio della CNN, di queste ore, ha accertato che ben un terzo dei votanti democratici si riconosce nei DSA, cioè si riconosce socialista democratico, e si tratta dei più giovani, di quelli che hanno meno titoli universitari, di quelli più motivati, con il 48% di loro “entusiasti” della possibilità che gli Stati Uniti taglino (“cut”) i loro rapporti con Israele…

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Una prima lista di proscrizione in circolazione

(grazie alla compagna Laura C. per avercela segnalata)

Adely, Suzanne: The president of the National Lawyers Guild who participated in the Nuestra América Convoy and who, the report notes, praised Venezuela’s 2024 elections.

Amazon Labor Union: A labor union founded by Christian Smalls that participated in the 2026 Nuestra América Convoy to Cuba.

Antifa: A decentralized group of self-described “Anti-fascist” political activists

Assata’s Daughters: A Chicago-based Black Lives Matter abolitionist offshoot that trains young activists in the radical spirit of Assata Shakur.

Association for Investment in Popular Action Committees (AIPAC): A California-based umbrella nonprofit that funds left-wing media and delegations to Cuba and Venezuela.

Bass, Karen: The current Mayor of Los Angeles and former Congresswoman who was a Venceremos Brigade organizer in the 1970s.

Benjamin, Medea (Susan Benjamin): A co-founder of Code Pink and Global Exchange who organizes Cuba solidarity efforts.

Black Alliance for Peace: An activist group that maps U.S. military bases and police training facilities as targets for radical agitation.

Black Lives Matter (BLM) (including Global Network Foundation, Grassroots, and at School): A sprawling racial justice network whose leaders and offshoots, the report says, have expressed solidarity with Cuban regime and radical figures like Assata Shakur.

Boudin, Chesa: The former District Attorney of San Francisco and son of Weather Underground member Kathy Boudin.

changingFrequencies: A Black Queer Feminist-led abolitionist project aiming to disrupt waht it calls the “Medical Industrial Complex”.

Claudia Jones School: A Washington, D.C.-based organizing collective that conducts popular education and, the report says, pro-Cuba lobbying.

Code Pink: Women for Peace: A left-wing protest group that describes itself as anti-war and organizes solidarity delegations to Cuba.

Cohen, Ben: The co-founder of Ben & Jerry’s who attended the wedding of Neville Roy Singham and Jodie Evans.

de la Cruz, Claudia: The co-founder of the People’s Forum, IFCO executive director, and 2024 presidential candidate for the Party for Socialism and Liberation.

De Los Santos, Manolo: The co-founder and head of the People’s Forum who the report says maintains deep relationships with Cuban regime elites.

Democratic Socialists of America (DSA): A major socialist political organization that has organized official delegations to Cuba.

Ensler, Eve (V): A prominent playwright who attended the wedding of Neville Roy Singham and Jodie Evans.

Equality for Flatbush: A Brooklyn-based Black Lives Matter abolitionist group fighting gentrification, police, and ICE.

Evans, Jodie: The co-founder of Code Pink who married Neville Roy Singham.

Floyd, George: A Minneapolis man whose 2020 death sparked nationwide uprisings that the report notes were praised by Cuba.

Garza, Alicia: The co-founder of Black Lives Matter who credited Assata Shakur as a key influence in her organizing work.

Goodman, Amy: The host of Democracy Now! who the report notes attended the wedding of Neville Roy Singham and Jodie Evans.

Haitian Women for Haitian Refugees: An activist group led by Black women that organizes to defend Black migrants and block deportations.

Hirsi, Isra: A campus activist and daughter of Ilhan Omar who was suspended from Barnard College for organizing anti-Israel encampments before traveling to Cuba.

IFCO / Pastors for Peace: An ecumenical foundation that organizes aid caravans to leftist regimes and serves as a fiscal sponsor for numerous radical U.S. groups.

Larudee, Paul: A U.S. citizen based in San Francisco who serves as the North American coordinator for the pro-Iranian “Resistance Axis” coalition Al-Tajammu.

Mamdani, Zohran: Mayor of New York

National Lawyers Guild (NLG): An association of radical lawyers that provides legal defense and “legal observers” for various left-wing groups

National Network on Cuba (NNOC): A coalition of over 60 American groups dedicated to lobbying for Cuba and coordinating nationwide direct actions.

Omar, Ilhan: A Democratic Congresswoman and mother of campus activist Isra Hirsi.

Party for Socialism and Liberation: A leftist political party that fielded a 2024 presidential candidate and conducts protests.

People’s Forum, The: An activist hub for anti-ICE and pro-Cuban agitation.

Piker, Hasan: A streamer and left-wing political commentator who, the report notes, traveled to Cuba to film a documentary and participated in the Nuestra América Convoy.

Pressley, Ayanna: A Democratic Congresswoman who, the report notes, publicly praised convicted murderer Assata Shakur upon her death.

Singham, Neville Roy: A Shanghai-based American technology magnate who funds various left-wing activist groups.

Smalls, Christian: The founder of the Amazon Labor Union who participated in the 2026 Nuestra América Convoy to Cuba.

Thousand Currents: A progressive nonprofit that served as the fiscal sponsor for the Black Lives Matter Global Network Foundation.

Villaraigosa, Antonio: A former Mayor of Los Angeles and Speaker of the California Assembly who was a Venceremos Brigade alumnus.

Viva Palestina US: The American branch of an international network that, the report says, previously provided convoys and funds to Hamas.

Waters, Maxine: A Democratic Congresswoman who, the report notes, once wrote a letter urging Fidel Castro not to extradite fugitive Assata Shakur.

Wilson, Diane: A co-founder of Code Pink.

Witness for Peace Solidarity Collective: An organization that runs recurring solidarity delegations to Cuba.

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Qui il link al discorso di Rubio

https://singjupost.com/transcript-marco-rubios-remarks-on-far-left-political-terrorism

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