Donald Trump (*) ha solennemente proclamato, nei giorni che vanno dal 2 all’8 novembre, la “Settimana dell’Anticomunismo” in tutti gli Stati Uniti.
La cosa non sorprende. Molti altri suoi pari si sono cimentati (senza successo) in proclami del genere, tentando invano di cancellare dalla storia ciò che è incancellabile: la lotta delle masse sfruttate e oppresse per la propria emancipazione dal dominio di classe, come via per eliminare ogni tipo di sfruttamento e oppressione dell’uomo sull’uomo e dell’umanità sulla natura.
Essendo Donald Trump uno dei massimi rappresentati di quella classe borghese che sfrutta e opprime in mille maniere i proletari e le popolazioni più povere del pianeta – con la torchiatura sui luoghi di lavoro, le guerre, la fame, i trattati, le devastazioni ambientali, gli embarghi, il sessismo più feroce, i traffici più loschi, la caccia agli immigrati, i licenziamenti di massa, lo Stato di polizia – , la messa al bando del comunismo è la cosa più naturale che ci si possa aspettare da una simile feccia.
Nel suo “Proclama” questo gangster dal ciuffo arancione ricalca le solite trite e ritrite balle sugli “oltre cento milioni di morti” imputabili al cosiddetto “comunismo” (“una delle ideologie più distruttive della storia”); balle date in pasto al pubblico più ampio di analfabeti della storia col famoso “Libro Nero del Comunismo” uscito negli anni ’90 del secolo scorso (edito in Italia nel 1998 dalla berlusconiana Mondadori, tanto per dire).
Un libro pieno di balle perché attribuisce al comunismo fenomeni come lo stalinismo (e regimi derivati) che non solo non hanno nulla di comunista, ma spesso, a cominciare dalla Russia, si sono affermati perseguitando e sterminando proprio i comunisti…
Facendo leva sull’equivoco del crollo del falso socialismo, le potenze imperialistiche occidentali (USA in testa) hanno varato negli anni ’90 dello scorso secolo quelle politiche di “riconquista dell’Est” foriere di enormi disastri sociali e degli attuali massacri. Gli uni e gli altri, aspetti di una crisi generale, storica, del modo di produzione capitalistico, che riapre oggettivamente la strada alla rivoluzione sociale, al comunismo come “movimento reale che abbatte lo stato di cose presenti”.
Il sangue, il dolore, le servitù che il criminale presidente del primo paese imperialista d’Occidente imputa al “comunismo” le rispediamo al mittente: dal momento che il genocidio in Palestina, il massacro inter-imperialista in terra d’Ucraina, la strage infinita nel Sudan e in Congo, le decine di altre guerre che straziano il pianeta hanno un solo nome: capitalismo!
Capitalismo di ogni latitudine.
Quel capitalismo di cui questo criminale si vanta essere il campione! Quel capitalismo che in nome della “Fede”, della “Libertà”, della “prosperità guadagnata col duro lavoro” (gli idoli dell’iper-liberismo fascistoide di marca trumpiana) sta impoverendo e macellando ora centinaia di milioni di esseri umani.
Qual è il motivo, o i motivi, per cui il farabutto della Casa Bianca si fa paladino di una simile campagna contro un nemico (il comunismo) da molti dato per morto?
Uno di essi è di sicuro la paura di una ribellione di massa alle sue politiche spudoratamente classiste, discriminatorie, securitarie, sessiste. Politiche che colpiscono in testa le/gli sfruttate/i, le/i diseredate/i, gli ultimi della terra…
Di ciò il mascalzone è cosciente: non per nulla sta militarizzando il paese, licenzia, perseguita, corrompe, minaccia, cerca di proiettare verso l’esterno (vedi Venezuela) tutte le difficoltà di tradurre in fatti l’“età dell’oro” promessa al momento della sua seconda elezione.
Questo sbruffone che crede di dettare legge nel mondo, ha appena incassato il colpo dell’elezione a sindaco di New York (la città più potente del mondo) del musulmano Zohran Mamdani. Il quale è stato eletto in base ad un semplice programma “comunista” (riformista) che fa perno sul blocco degli affitti, sui trasporti gratuiti, sull’assistenza universale per l’infanzia… Orrore! Vade retro, Satana! Viene in mente la figuraccia che l’atleta nero Jesse Owens fece fare a Hitler alle Olimpiadi di Berlino del 1936…
Nel suo “Proclama” infatti il delinquente che siede alla Casa Bianca definisce “Stato”, “giustizia sociale”, “socialismo democratico” semplici orpelli dell’aborrito comunismo…Lo Stato va bene solo per fare guerre, deportare gli “irregolari” e reprimere chi non si piega…
Un messaggio prontamente fatto proprio dalle classi dominanti europee e mondiali, che combinano porcherie inaudite in nome di quel “popolo libero” esaltato da Trump.
Se quello millantato da Trump è il “Regno della Libertà” e il comunismo ne è il contraltare, se ne deduce che il comunismo, parafrasando Bertolt Brecht, è cosa buona, molto buona – per quanto sia “la semplicità che è difficile realizzare”. Nella spazzatura della storia sono chiamate a finire proprio quelle “Eterna Verità” borghesi di cui il trumpismo si fa alfiere.
Suggello finale: “Io, Donald Trump, nell’Anno del Signore… ecc. ecc.,proclamo la Settimana dell’Anticomunismo”… con tanto di apposizione della sua firma in pennarello.
Il novello Caligola ha parlato. Come sia finito l’Impero Romano, è noto.
(*) qui in un foto con due degli oligarchi della Silicon Valley, uno dei quali ha annunciato che è in arrivo l’Anticristo, e forse ha le sembianze di Greta Tunberg… Lo spettro, lo spettro…
Ecco il proclama del nuovo Caligola (l’imperatore romano soprannominato “stivaletto”).
https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/11/anti-communism-week-2025
BY THE PRESIDENT OF THE UNITED STATES OF AMERICA
A PROCLAMATION
This week, our Nation observes Anti-Communism Week, a solemn remembrance of the devastation caused by one of history’s most destructive ideologies. Across continents and generations, communism has wrought devastation upon nations and souls. More than 100 million lives have been taken by regimes that sought to erase faith, suppress freedom, and destroy prosperity earned through hard work, violating the God-given rights and dignity of those they oppressed. As we honor their memory, we renew our national promise to stand firm against communism, to uphold the cause of liberty and human worth, and to affirm once more that no system of government can ever replace the will and conscience of a free people.
For more than a century, communism has brought nothing but ruin. Wherever it spreads, it silences dissent, punishes beliefs, and demands that generations kneel before the power of the state instead of standing for freedom. Its story is written in blood and sorrow, a grim reminder that communism is nothing more than another word for servitude.
In the 34 years since the end of the Cold War, the world has witnessed both the triumph of democracy and the persistence of tyranny in new forms. New voices now repeat old lies, cloaking them in the language of “social justice” and “democratic socialism,” yet their message remains the same: give up your freedom, place your trust in the power of the government, and trade the promise of prosperity for the empty comfort of control. America rejects this evil doctrine. We remain a Nation founded on the eternal truth that liberty and opportunity are the birthrights of every person, and that no ideology, whether foreign or domestic, can extinguish them.
As we mark Anti-Communism Week, we stand united in defense of the values that define us as a free people. We honor the victims of oppression by keeping their cause alive and by ensuring that communism and every system that denies the rights to life, liberty, and the pursuit of happiness will find their place, once and for all, on the ash heap of history.
NOW, THEREFORE, I, DONALD J. TRUMP, President of the United States of America, by virtue of the authority vested in me by the Constitution and the laws of the United States, do hereby proclaim the week of November 2 through November 8, 2025, as Anti-Communism Week.
IN WITNESS WHEREOF, I have hereunto set my hand this seventh day of November, in the year of our Lord two thousand twenty-five, and of the Independence of the United States of America the two hundred and fiftieth.
DONALD J. TRUMP

