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I primi effetti dell’ultimo decreto da stato di polizia: 91 fermi preventivi a Roma

La nostra piena solidarietà alle militanti e ai militanti colpiti sabato 28 marzo, a Roma, dal nuovissimo fermo di polizia preventivo (nuovissimo? In realtà è un vecchissimo arnese, che esisteva già nel 1848 nello stato sabaudo, e fu usato massicciamente dal regime fascista).

Queste/i militanti si erano riuniti al parco degli Acquedotti per ricordare e commemorare i compagni anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano morti nelle vicinanze il 19 marzo – l’iniziativa era stata vietata dalla questura, che ha bloccato i manifestanti sui vari ingressi del parco.

Le 91 persone “pericolose” e “sospette” sono state “accompagnate” (!!) negli uffici della questura per il fotosegnalamento e l’eventuale adozione dei fogli di via obbligatori, che al momento pare non siano stati applicati.

Oltre a rimarcare la barbarie e l’infamia del divieto di commemorare dei propri compagni, ribadiamo quanto detto a più riprese, per l’ultima volta nei giorni immediatamente precedenti il voto referendario: è necessario riunire al più presto le forze realmente disponibili a battersi contro l’affondo repressivo da stato di polizia in atto, che serve all’instaurazione dell’economia di guerra e alla mobilitazione di guerra.

Nel corso degli ultimi anni Il governo Meloni – che è co-protagonista dello scontro inter-capitalistico in atto – ha impresso una forte accelerazione alle politiche repressive avviate dai precedenti governi di ogni colore per disciplinare al massimo il “fronte interno”. 

Ultimo in ordine di tempo, il decreto legge approvato dall’esecutivo delle destre il 5 febbraio, che ha perfezionato e blindato ulteriormente il vecchio Ddl 1660 varato nel giugno scorso.

Fra le norme introdotte dal nuovo D.L. “sicurezza”, c’è proprio il cosiddetto fermo preventivo, ovvero la possibilità – in occasione di manifestazioni “in luogo pubblico o aperte al pubblico” – di portare nelle stazioni di polizia, e ivi trattenere “per non oltre 12 ore per i conseguenti accertamenti”, persone per le quali sussista il “fondato motivo” che pongano in essere condotte di “concreto pericolo per lo svolgimento delle stesse manifestazioni e per la sicurezza e l’incolumità pubbliche”.

Detto, approvato al Senato (notabene: senza alcuna forma di ostruzionismo parlamentare da parte del centro-sinistra), applicato: “il decreto sicurezza funziona”, si è felicitata Meloni.

Cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà anche alle organizzazioni giovanili/studentesche Unione degli Studenti, Link e Rete della conoscenza, impegnate in una campagna europea contro la reintroduzione della leva militare ed attaccate da media e dalle forze politiche di governo per un’azione meramente simbolica di contestazione all’esecutivo Meloni durante il corteo del 28 marzo a Roma.

La denuncia di questi episodi di repressione poliziesca e di caccia alle streghe è essenziale, non debbono passare sotto silenzio, ma non basta. Bisogna muoversi con decisione sul terreno della lotta e dell’organizzazione di classe, il massimo sforzo anche per collegarsi con le forze disponibili a scala internazionale in modo da sviluppare una battaglia internazionalista contro l’economia di guerra, la corsa alla guerra, la militarizzazione della società e del sapere – che per noi deve mettere capo allo scioglimento della NATO.

Non è utopia: la forza e l’unità che servono le abbiamo cominciate a vedere nel moto di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese: impegniamoci affinché i prossimi mesi rappresentino una ripresa importante nella lotta contro il riarmo, il genocidio, lo stato di polizia, la barbarie capitalistica in ogni sua forma.

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