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Polizia contro picchetti operai SI Cobas a S. Agata Bolognese: due feriti e un sequestro…

È un episodio dell’attività anti-operaia delle forze di polizia e del governo Meloni che deve essere conosciuto. Almeno nei circuiti militanti, perché sui mass media mainstream non c’è spazio per la lotta operaia.

Giovedì 7 maggio, è l’alba, siamo a Sant’Agata Bolognese, davanti alla Desa, impresa chimica di detergenti e detersivi, con 500 dipendenti in quattro stabilimenti, ed esportazioni in 40 paesi – una delle tante medie imprese che fanno la fortuna del made in Italy nel mondo grazie allo sfruttamento del lavoro operaio.

Tre picchetti bloccano lo stabilimento. L’obiettivo dello sciopero è l’immediato reintegro di Wahid Abdelaziz, un operaio licenziato “per giusta causa” (!!) pochi giorni prima per avere difeso una collega di lavoro dall’accusa di aver procurato un danno all’azienda.

Dietro il licenziamento c’è un’aggressione verbale di due lavoratori particolarmente ligi al padrone contro un’operaia imputandole un errore nella lavorazione – una imputazione ingiusta che provoca l’agitazione e poi lo svenimento dell’operaia. Wahid Abdelaziz accorre in sua difesa e aiuto contro gli accusatori.

L’azienda prima lo sospende, il giorno dopo – nonostante un’audizione in cui ha dato piena spiegazione dell’accaduto – lo licenzia.

Non è un operaio qualsiasi. È lì da 22 anni, ed è il punto di riferimento della parte più attiva e sindacalizzata degli operai, iscritti del SI Cobas, protagonisti di lotte che negli anni passati hanno prodotto forti miglioramenti salariati, il ticket mensa, etc., e soprattutto hanno imposto ai padroni il rispetto dei lavoratori. Un licenziamento politico con tutti i crismi.

Questo spiega la totale solidarietà degli altri operai. La fabbrica è ferma dalle 5 del mattino, 80-85 camion sono bloccati.

Alle 13 polizia, digos e carabinieri intimano di togliere i picchetti, e davanti al diniego, procedono con la forza allo sgombero. Nelle colluttazioni Wahid Abdelaziz sviene, un altro operaio, Gharib Mohammed, cade rompendosi una gamba – entrambi avranno una prognosi di 20 giorni.

Nulla di nuovo, si dirà, quando ci sono scioperi operai veri (nella società dello spettacolo ce n’è anche di simulati, ben infiocchettati come veri). Invece la novità c’è: dopo l’attacco ai picchetti, per due ore la polizia sequestra di fatto in uno spazio chiuso un gruppo di operai, il coordinatore del SI Cobas di Modena Tiziano Loreti ed altri membri di questo coordinamento, impedendogli di muoversi. Una intimidazione in piena regola.

È uno sciopero di solidarietà, e va represso con particolare durezza, perché la solidarietà operaia, oggi rara, è un’arma fondamentale di resistenza e di riscossa. In tempi di economia di guerra, di corsa alla guerra, le fabbriche debbono essere pacificate. La raffica dei decreti-sicurezza del governo Meloni, e le relative prassi di polizia, servono a questo.

Credete che per un fatto accaduto a 25 km dalla “città più progressista di Europa”, come amano definirla i Pd che la guidano, sia arrivato un cenno di critica all’operato della polizia e dei padroni della Deva, anche solo, così, per far vedere? Zero spaccato. Sulle questioni essenziali – e il disciplinamento operaio lo è – le destre e il centro-sinistra sono dalla stessa parte.

Da noi, piena solidarietà al lavoratore licenziato, alla lotta operaia, al compagno Tiziano, e la richiesta di far circolare questa denuncia, un piccolo aiuto a che la lotta continui e arrivi ad imporre il reintegro di Wahid Abdelaziz.

Abbasso lo stato di guerra e di polizia!

Viva la solidarietà di classe!

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