Tra tregue che durano 3 giorni (forse), come quella sul fronte di guerra NATO-Russia in Ucraina; tregue inesistenti, come quella in Libano, dove l’aggressione sionista continua a seminare morte, distruzione di villaggi e città, ed ecocidio; tregue solo apparenti, com’è quella del genocidio a Gaza, che continua feroce in altre forme; tregue sul filo del rasoio come quella tra l’asse Stati Uniti-Israele e l’Iran; i soli dati certi sono la corsa sfrenata al riarmo su scala mondiale e il cammino (in accelerazione) alla guerra inter-imperialistica globale.
In questo contesto è più che mai necessario riprendere con decisione la mobilitazione di piazza in primo luogo contro il genocidio e la pulizia etnica che continuano nella Palestina occupata da più di un secolo dalla macchina coloniale sionista, come chiedono le organizzazioni palestinesi unite che hanno convocato la manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano nell’anniversario della Nakba – ora si tratta di batterci con tutte le forze contro la seconda Nakba!
Qui il loro appello:
Giustamente questo appello si proietta verso lo sciopero generale indetto dalla quasi totalità del sindacalismo di base per il 29 maggio prossimo, che unisce alla denuncia del genocidio, la lotta per le necessità stringenti della classe lavoratrice (forti aumenti salariali, riduzione degli orari di lavoro, misure contro l’epidemia di morti sul lavoro, abrogazione dei decreti sicurezza e delle odiose misure contro i proletari immigrati, etc.) alla lotta contro l’economia di guerra (sì all’incremento delle spese sociali, azzeramento delle spese militari) e contro le guerre del capitale.
A questa chiamata finalmente unitaria si è sottratta l’USB, ancora una volta scissionista, perché il suo centro di gravità – insieme a Potere al popolo – è sempre più la preparazione delle fatidiche elezioni del 2027, così come lo è non Gaza o il Libano, ma l’andamento della Global Sumud Flotilla, dove ci sono i “nostri”… un moltiplicatore di attenzione sulla brutalità e l’impunità dello stato di Israele, dal messaggio però pieno di ambiguità, come abbiamo già sostenuto in occasione della penultima missione (*). Un’anziana palestinese di Gaza, in una delle tante manifestazioni, ci ha detto: “Bene la Flotilla, ma perché andare lì sapendo che non li fanno arrivare, invece che bloccare qui il traffico di armi per Israele?”…
Lavoriamo intensamente per la riuscita dello sciopero del 29 maggio, facendo il possibile per coinvolgere anche quei settori di lavoratori e lavoratrici della Cgil o senza affiliazioni che si sono mossi nelle settimane tra il 22 settembre e il 4 ottobre, ed altre/i ancora.
La battaglia contro la corsa alla guerra continua, e noi continueremo a condurla su una linea coerentemente internazionalista, senza stancarci di spiegare, anche ai più vicini, che ogni illusione sull’eventuale aiuto di Russia, Cina, Iran alla liberazione delle masse oppresse e sfruttate del mondo è non solo infondata, ma totalmente suicida. (**)
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