Mentre i “nostri” media, più che mai all’unisono con la propaganda sionista, puntano l’indice contro Hamas, è in realtà Israele, con il governo Netanyahu, che sta violando l’accordo di tregua. Non si sta ritirando dal corridoio di Philadelphia, ha revocato il suo impegno a porre fine ai combattimenti, non è disposto a passare alla seconda fase dell’accordo e – per rendere più brutale il suo ricatto – ha bloccato l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza.
Invece di passare alla “fase due” dell’accordo che dovrebbe portare alla conclusione delle operazioni belliche, Israele – cambiando d’improvviso e arbitrariamente le carte in tavola – pretende il prolungamento della tregua per il Ramadan e la Pasqua ebraica. Un puro e semplice pretesto per incolpare Hamas di non volere portare avanti l’accordo (che in realtà è Israele a violare con questa richiesta) e prendere altro tempo per completare il riordino del proprio malmesso esercito, onde poter riprendere al più presto il genocidio.
Se ci fossero dubbi su questa intenzione, ha provveduto a spazzarli via la dichiarazione del nuovo capo di stato maggiore delle forze israeliane, Eyal Zamir, che “ha ordinato al Comando meridionale di elaborare un nuovo piano di battaglia più offensivo per Gaza. Inoltre, Zamir intende anche licenziare gran parte dello stato maggiore generale e dei vertici delle IDF e sostituirli con generali più aggressivi. Afferma che “ciò è necessario anche per ripristinare la fiducia del pubblico nell’esercito“. (vedi il Times of Israel)
Da parte sua, Hamas replica:
“-L’adozione da parte di Netanyahu delle proposte statunitensi di estendere la prima fase, contrariamente all’accordo, è un palese tentativo di eluderlo.
-Netanyahu e il suo governo stanno violando l’articolo 14 dell’accordo, che prevede la continuazione delle procedure della Fase 1 nella Fase 2.
-Invitiamo l’amministrazione statunitense a porre fine alla sua parzialità e alla sua accondiscendenza ai piani fascisti del criminale di guerra Netanyahu.
-La decisione di Netanyahu di sospendere gli aiuti umanitari è un ricatto a buon mercato, un crimine di guerra e un palese colpo di stato contro l’accordo.
-Netanyahu e il suo governo hanno la responsabilità di aver ostacolato il progresso dell’accordo o di qualsiasi sciocchezza [non pare la parola adatta, ma non siamo riusciti a ritrovare l’originale – n.] possano commettere opponendosi ad esso.”
Chi ha l’impudenza di smentire queste affermazioni? (A parte l’invito diplomatico a Trump a smentire sé stesso, e moderare la banda Netanyahu).
Intanto, come evidenzia questo articolo di E. Riva su Pagine esteri, l’attività intimidatoria dei gruppi sionisti all’estero continua sistematica, sotto la copertura degli stati amici. E l’Italia non ha certo eccezione.

