Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa denuncia di un’altra delle forme di repressione dei movimenti di lotta messa in atto dal governo delle destre: le sanzioni pecuniarie che, come si può immaginare, hanno costi insopportabili – come in questo caso, che riguarda un’iniziativa antifascista autoconvocata avvenuta a Lecco lo scorso 27 aprile per protestare contro una celebrazione del regime fascista protetta dalla polizia. Questo, nella repubblica che dovrebbe essere quella “nata dalla Resistenza”…
Molto indicativo che ad essere colpiti siano, questa volta, anche esponenti di associazioni come l’Anpi che non possono certo essere definite anti-istituzionali. Meditate gente, meditate. E, in coda, un piccolo contributo alla meditazione in chiave storica. (Red.)
Come ogni anno a Lecco, lo scorso aprile una manciata di squadristi ha celebrato i repubblichini che
nel 1945, durante la battaglia di via Como, spararono ai partigiani dopo aver issato bandiera bianca.
Nonostante le istituzioni abbiano anticipato la celebrazione nostalgica di un giorno per evitare di
incorrere in contromanifestazioni, lunedì 27 aprile quasi un centinaio di persone sono riuscite a
contestare l’infame celebrazione, intonando slogan e cori da pochi metri di distanza, mentre un
notevole dispiegamento di forze di polizia proteggeva i fascisti. Tra questi non può passare
inosservata la presenza del sindaco di Casargo Antonio Pasquini e dell’assessore comunale di
Calolziocorte Luca Caremi.
Negli ultimi giorni, a Lecco e dintorni, la questura ha notificato sanzioni amministrative, per un totale
di centinaia di migliaia di euro, a decine di persone che hanno partecipato alla contestazione pacifica
di quel giorno. È scontata la continuità con le denunce ricevute da 17 antifascist* per il corteo
spontaneo del 28 aprile 2025, che cercò di impedire lo stesso raduno fascista.
Le sanzioni che in molt* hanno ricevuto si basano sulle disposizioni introdotte dall’ultimo cosiddetto
“decreto sicurezza”, che ha modificato il Testo Unico della Legge di Pubblica Sicurezza (TULPS, di
epoca fascista), e potranno essere maggiorate in caso di recidiva entro tre anni, in un ulteriore
tentativo di reprimere ogni forma di dissenso e contestazione.
L’azione intrapresa dalla Questura di Lecco ha un intento chiaramente intimidatorio, volto a colpire
e soffocare il movimento antifascista lecchese.
Lo scopo politico è chiaro: criminalizzare e impedire l’antifascismo, alla faccia della famosa
costituzione antifascista e dell’ordine del giorno approvato dal comune di Lecco il 30 marzo 2026
che ha deliberato di non concedere spazi pubblici a chi legittima o riabilita figure legate al regime
fascista.
Celebrare quegli assassini rappresenta una precisa scelta politica di apologia ed esaltazione del
fascismo: contestare queste lugubri commemorazioni non può essere considerato un crimine.
Ogni intimidazione, ogni sanzione, ogni denuncia rende l’antifascismo a Lecco più forte, più unito e
più determinato. Un movimento che procede coeso, che non lascia indietro nessun* e che
continuerà a opporsi a qualsiasi tentativo di riscrivere la storia e ridurre il dissenso al silenzio.
In un’epoca in cui i diritti fondamentali sono pesantemente minacciati e il fascismo torna alla ribalta
sostenendo guerra, deportazioni e repressione, ciò che sta accadendo a Lecco e in tutte le altre città
d’Italia non può passare in sordina.
Non abbiamo intenzione di arretrare: la nostra presenza nelle
piazze, nelle strade e negli spazi pubblici sarà ancora più forte. Continueremo a riempirli di corpi, di
voci e di antifascismo, perché le nostre idee crescano ancora, fino a diventare una marea capace di
travolgere ogni tentativo di intimidazione e repressione.

