Riceviamo e molto volentieri rilanciamo questo appello per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi in Italia – una rivendicazione che è sempre stata nostra, e che tanto più dobbiamo riaffermare nei giorni in cui, nella massima fretta, il governo Meloni cerca di far approvare definitivamente alla Camera il ddl Romeo (ex-1004), che abbiamo denominato “legge-promuovi-il sionismo-ovunque”. (Red.)
Il 18 luglio scorso, su iniziativa di numerose associazioni, organizzazioni e reti di persone
solidali, si sono svolti presìdi davanti a cinque carceri italiane – Terni, Sassari, Ferrara,
Rossano Calabro, Melfi – con iniziative anche in altre città, per chiedere la liberazione dei
prigionieri politici palestinesi lì detenuti: una detenzione ingiusta di per sé — non solo
perché lo dicono le convenzioni ONU o il diritto internazionale, comunque dispositivi
ideati da chi occupa e non da chi resiste, ma perché lo afferma la storia e la resistenza del
popolo palestinese. Il fatto che questa detenzione costituisca una violazione anche per il
diritto degli oppressori rivela quanto sia contraddittorio e ipocrita questo sistema di
“democrazia” e “libertà” dell’Occidente.
Chiediamo la fine della repressione messa in atto dai complici del genocidio sionista: la
liberazione immediata di tutti i prigionieri politici palestinesi, e la fine della politica di
prepotenza e persecuzione nei confronti della comunità palestinese e di chi, in Italia, si
mobilita in solidarietà con il popolo palestinese.
Quanto sta accadendo oggi solleva serie preoccupazioni riguardo a una deriva verso la
criminalizzazione della solidarietà con la Palestina e la restrizione delle libertà pubbliche
e della libertà di espressione. Al di là della specificità dei singoli casi, denunciamo come
costante, in tutte le vicende giudiziarie riguardanti i prigionieri palestinesi, la pressione
dei servizi segreti e dell’apparato repressivo sionista, capace di condizionare, attraverso
solidi legami economici e commerciali, le scelte delle autorità politiche e giudiziarie
italiane.
Il Governo Meloni viola apertamente il diritto internazionale, venendo meno perfino alla
finzione umanitaria con cui i Governi europei stanno provando a mascherare la loro
complicità rispetto a quanto accade in Palestina. Mentre in seno al Parlamento europeo
si moltiplicano le richieste di ritenere l’entità sionista responsabile di genocidio e delle
gravi violazioni del diritto internazionale, il governo Meloni continua a confermarsi tra i
governi più servili a “Israele” in Europa: fornisce copertura politica al governo Netanyahu
e vota contro, o si oppone, alle iniziative volte a condannare l’occupazione sionista e a
introdurre sanzioni e boicottaggio, in palese disprezzo verso il popolo palestinese e la sua
autodeterminazione.
Sostenere il popolo palestinese e la sua resistenza, schierarsi al loro fianco contro
l’occupazione, il colonialismo di insediamento, l’apartheid e lo sfollamento non è un
crimine; al contrario, è una posizione legittima dal punto di vista politico, etico e legale. Il
vero crimine è rimanere in silenzio di fronte al genocidio in corso, rendendosi complici di
politiche di sterminio, fame e assedio insieme all’alleato sionista. È inaccettabile che i
palestinesi vengano perseguitati o arrestati per aver sostenuto il proprio popolo, la
propria causa e il proprio diritto ad autodeterminarsi; per le proprie opinioni politiche e posizioni pubbliche; o per ciò che pubblicano sui social media a condanna dell’occupazione e del genocidio portati avanti dai criminali sionisti.
Nell’ambito delle politiche del governo Meloni, molte voci palestinesi e filopalestinesi
vengono accolte con sospetto e pregiudizio, nell’intenzione di criminalizzare la
Resistenza Palestinese e la solidarietà, con accuse volte a mettere a tacere il dissenso, in
virtù di norme dall’impianto incostituzionale pensate ed adottate nel nome della cultura
paranoica della “sicurezza”, come “il terrorismo della parola”.
Lo Stato trasforma il sostegno politico e morale ai legittimi diritti del popolo palestinese
in un crimine, etichettando i palestinesi e i loro sostenitori come terroristi semplicemente
per aver difeso i propri diritti esistenziali: questo è il dato di fatto. Ed è contro questo che
lottiamo: contro la cancellazione dell’agibilità politica per tutte e tutti, in difesa della
Palestina e del popolo palestinese oggi, come della libertà e del diritto di esistere di tutti
i popoli oppressi. È paradossale, e a tratti grottesco, che la parola “terrorismo” venga
rovesciata contro chi resiste all’occupazione e usata proprio da chi il terrorismo lo pratica
realmente: l’entità sionista e i suoi lacchè.
L’incarcerazione di palestinesi per la loro identità nazionale, le loro attività di solidarietà
o le loro posizioni politiche costituisce una grave violazione dei valori democratici di cui
l’Italia continua a vantarsi, e crea un precedente grave che non farà che acuire il senso di
ingiustizia, discriminazione e persecuzione.
La repressione dei prigionieri politici palestinesi si consuma dentro carceri italiane le cui
condizioni, in piena estate, sono insostenibili per l’intera popolazione detenuta:
sovraffollamento, caldo soffocante, carenze igienico-sanitarie che confliggono con il
rispetto della dignità umana.
Denunciamo l’insostenibilità delle carceri, aggravata in questi mesi estivi, e la
trascuratezza in cui giacciono da tempo le vicende giudiziarie dei prigionieri palestinesi,
segnate da tensioni quotidiane, provocazioni finalizzate ad allungare i periodi detentivi,
discriminazione e crescente isolamento. Denunciamo la situazione particolarmente
disumana di Ryiad Albustanij che, nel carcere di massima sicurezza di Sassari, versa in
precarie condizioni di salute purtroppo in peggioramento mentre, invece, viene ancora
privato del diritto al pieno accesso alle cure sanitarie e del diritto alla comunicazione con
la famiglia.
Lanciamo un appello a tutte le associazioni e le realtà politiche e sociali solidali con la
Palestina affinché portino in ogni spazio e in ogni dibattito la voce e la richiesta di libertà
dei prigionieri palestinesi; partecipino, con una mobilitazione forte e dal basso, ai prossimi
appuntamenti scanditi dall’iter processuale dei detenuti, per far sentire alta la nostra
voce, e sostengano con iniziative autonome — presìdi, raccolte fondi per le famiglie, campagne di sensibilizzazione — che non dipendano dalla disponibilità delle istituzioni ad agire.
Segnaliamo fin d’ora l’udienza di riesame per Mohammed Hannoun e Raed
Dawoud, prevista per il 9 ottobre, e ci impegniamo a essere presenti anche alle udienze
d’appello per Anan Yaeesh e Ahmed Salem.
Chiediamo per questo un intervento da parte di senatori, deputati, amministratori di enti
locali, autorità religiose e segretari di partito: una visita ai detenuti palestinesi, capace di
dare visibilità mediatica alla loro condizione, con possibile organizzazione di eventi
pubblici sui rispettivi territori e uscite sulla stampa, che rendano visibile l’ingiusta
detenzione e le condizioni di detenzione per loro e per tutti; garantire ai familiari dei
detenuti palestinesi il pieno diritto di visita, rimuovendo ogni ostacolo amministrativo o
politico che limiti il mantenimento dei rapporti familiari, nel pieno rispetto dei diritti
fondamentali della persona detenuta.
I detenuti:
Carcere di Terni: Mohammed Hannoun
Carcere di Sassari: Riyad Albustanji, Abdelmuti Abunada
Carcere di Ferrara: Raed Dawoud
Carcere di Rossano Calabro: Yaser Elasaly, Ahmed Salem
Carcere di Melfi: Anan Yaeesh
Ribadiamo il nostro impegno per l’autodeterminazione del popolo palestinese e per la
legittimità della sua resistenza, per la giustizia e la libertà.
I tentativi di intimidazione e arresto non ci fermeranno: continueremo a sostenere il
popolo palestinese e la sua legittima lotta per la libertà, la dignità e la fine
dell’occupazione.
Come associazioni e persone solidali, abbiamo sempre chiesto — e continuiamo a
chiedere — la rottura del Memorandum d’intesa militare tra Italia e “Israele”, la fine di
ogni accordo commerciale, finanziario e di ricerca tra enti, società, imprese e università
italiane e l’entità sionista, così come la fine del Patto di associazione tra i paesi UE
e”Israele”.
Libertà per i prigionieri politici. Libertà per la Palestina
Associazione Palestinesi in Italia, Coordinamento calabrese per la Palestina,
Coordinamento ternano per la Palestina, Donne Palestinesi,
Ferrara per la Palestina, Giovani Palestinesi d’Italia, Milano per la Palestina,
Rete per la Palestina di Basilicata, Sassari per la Palestina.

