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Ancora il “salario giusto” della Meloni, e quello infimo della Schlein: la sola strada per forti aumenti salariali è la lotta!

La Meloni riprova ad incantare i lavoratori con la storia del “salario giusto” contenuto nel pacchetto-dono “Primo Maggio”.

Cosa c’è dentro?

L’abbiamo già visto (*): soldi per i padroni (quasi un miliardo!), se assumono a tempo indeterminato disoccupati/e di lungo corso, o precari, specie al Sud. A condizione che applichino i contratti nazionali firmati da CGIL, CISL e UIL. Che, si sa, firmano solo ed esclusivamente contratti giusti: del tipo 5,5 euro lorde l’ora per i servizi fiduciari (le guardie giurate che trovate nei supermercati e in tanti altri posti, in maggioranza scuri di pelle, quindi 5,5 euro lorde l’ora è giusto per il governo razzista di Meloni, ma anche per il sig. Landini… si tratta di lavoratori che per campare con la famiglia devono mettere insieme 100 ore di straordinario al mese… giusto, no?); oppure un contratto come quello per le Pulizie e Multiservizi che prevede 7,5 euro lorde l’ora (in fondo sono in gran parte donne, giusto, cosa pretendono di più? Un contratto che, badate bene, anche se con il generoso 3° livello (ben 7 euro e 90 centesimi lordi l’ora) sta diventando il CCNL di tutti gli appalti e subappalti, anche nell’industria, dalla meccanica alla chimica all’alimentare ecc. Dove l’azienda committente assume i lavoratori di serie A, con 11-16 euro lorde l’ora, e il “fornitore” quelli di serie B, che lavorano di più  e prendono di meno: giusto, no? Sì perché anche loro non masticano molto bene la lingua italiana…

Questa è la giustizia del governo Meloni, che invece non regala milioni a palate ai padroni che applicano i contratti pirata –  i quali pagano ancora meno di quelli confederali, di cui il governo Meloni, demagogia elettorale a parte, ha favorito la moltiplicazione. Questi padroni non hanno bisogno dell’aiuto del governo: loro i milioni in più rispetto al “profitto giusto” li hanno già tolti dalle tasche dei lavoratori. Ed è giusto – s’intende – che i loro dipendenti restino con i contratti a termine, così non potranno fiatare, pena il mancato rinnovo. In fondo, lo assicura la Costituzione, la Repubblica italiana è “fondata sul lavoro”…

La Meloni ha ribadito: il salario minimo non serve; anzi farebbe male ai lavoratori perché appiattirebbe i salari all’in giù. Citando la Puglia, dove la Regione nel bando per i servizi di portineria ha imposto un salario minimo di ben 9 euro l’ora (si è scoperto che gli addetti alla portineria della Regione rosé prendevano, udite udite, euro 3,60 lorde l’ora). E il governo si era opposto in nome del libero mercato: 3 euro e 60 centesimi, quello sì che è un salario giusto

La vera questione per la Meloni non è la Puglia, è la Schlein, che sventolando lo slogan del salario minimo spera di acchiappare un po’ di voti dei lavoratori poveri (che in gran parte, peraltro, non vanno più a votare). Ma qual è il salario minimo del PD? 9 euro lordi l’ora. Che valgono come 7,50 euro della tornata elettorale precedente, ma la Schlein non ha pensato di rivalutarli – attenta a non spaventare i padroncini dell’Emilia rosa, che, quelli sì, votano. Il PD europeista… Ora, il salario minimo in Francia è di euro 11,80, in Germania di 12,80 e in Gran Bretagna di 11,21 sterline = 14 euro l’ora, mentre i lavoratori italiani dovrebbero accontentarsi di 9 euro… Il PD è decisamente europeista quando si tratta dell’esercito europeo, ma nel caso del salario, no, non si può.

In realtà, che siano le destre o il “campo largo” del centro-sinistra, tutti i partiti parlamentari dell’Italia sono legati a questo capitalismo basato sul lavoro povero, sui salari tra i più bassi di Europa.

La lezione è chiara: se vogliamo uscire da questa condizione di super-sfruttamento, di bassissimi salari e orari (di necessità) sempre più lunghi, c’è una sola strada: la lotta. Una lotta per aumenti generalizzati dei salari che recuperino il potere d’acquisto perso negli ultimi 35 anni di pace sociale, che reintroduca un meccanismo di scala mobile pieno, imponendo anche un salario minimo di 12 euro sotto i quali nessun contratto possa andare. L’inflazione, un’inflazione di lungo periodo da guerre e crisi dell’ordine capitalistico internazionale, è già tra noi. A quando la necessaria, potente risposta di lotta?

(*)

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