Da subito abbiamo coniato, e tradotto in immagine, lo slogan (facile facile, peraltro) “Governo Meloni, governo dei padroni”. E l’esecutivo in carica si conferma fedelmente tale anche alla vigilia di questo Primo Maggio, a cui beffardamente pretende richiamarsi.
Varando il “pacchetto Primo Maggio”, infatti, vuol far credere ai lavoratori che sta aiutando l’inserimento al lavoro di giovani disoccupati, donne, e che combatte la precarietà. In realtà aggiungerà un altro miliardo ai profitti delle aziende che intendono sfruttare giovani e donne.
Cosa c’è dentro il pacchetto?
C’è anzitutto la cancellazione per altri due anni dei contributi a carico delle imprese che assumono donne senza lavoro da almeno 24 mesi, che assumono in pianta stabile giovani con meno di 35 anni disoccupati da almeno 24 mesi, o da almeno 12 mesi, se “svantaggiati”. Queste donne e questi giovani diventano manodopera a buon mercato, che dopo i due anni di sgravi contributivi potranno essere rimandate/i a casa grazie al Jobs Act di Renzi. Denaro pubblico per i padroni, non per i lavoratori. Per assumere personale che le aziende avrebbero comunque avuto necessità di assumere – nessun padrone assume se non ha bisogno di più lavoratori.
Il governo, poi, si fa paladino della lotta alla precarietà, con un analogo incentivo per 24 mesi alle imprese che stabilizzano lavoratori sotto i 35 anni con contratti a termine di meno di un anno… ma a condizione che non abbiano mai avuto un lavoro a tempo indeterminato! Perché evidentemente non meritano se hanno già assaporato la gioia del tempo indeterminato, e l’hanno poi abbandonato, o ne sono stati cacciati grazie al Jobs Act. Di nuovo: mi prendo i soldi (fino a 500 euro al mese per due anni per ogni singolo/a dipendente fanno 12 mila euro) per trasformarti a tempo indeterminato. Tanto, passati i due anni di sgravi, non ci saranno ostacoli per lasciarti a casa sostituendoti con altre “risorse” a prezzo scontato garantite dal governo di turno.
Se davvero volesse combattere la precarietà, il governo potrebbe: a) limitare i contratti a termine ai lavori effettivamente stagionali o temporanei; b) ridurre a 6 mesi (al posto dei 2 anni attuali) il limite massimo del lavoro a termine. Ma se ne guarda bene, e fa invece di questi contratti capestro la forma tipica di assunzione, per tenere i lavoratori sotto il costante ricatto del non rinnovo e imporre ogni sopruso e quantità di ore non pagate.
Da notare: il miliardo di euro che così passa dalle casse dello stato a quelle dei padroni è pagato dall’insieme dei lavoratori con una imposizione fiscale complessiva arrivata al 43% del PIL, coperta per l’85% dalla classe operaia e dal lavoro salariato.
Il tutto è condito con la salsa della “giustizia”. Il governo, infatti, non vuole incentivare i padroni che “sottopagano” i lavoratori con i contratti pirata. No, questi incentivi sono condizionati al pagamento di salari “giusti”. Cosa vuol dire “giusti”? “Giusti”, spiega il governo, vuol dire in linea con i CCNL firmati da CGIL, CISL e UIL. Tra questi, non dimentichiamolo, c’è quello delle guardie giurate dei Servizi Fiduciari (un contratto fatto su misura per i lavoratori dalla pelle scura) che paga euro 5,5 lordi all’ora, e quello Pulizie e Multiservizi, applicato in tutti i settori col benestare di CGIL, CISL, UIL, che paga 7,5 euro lordi l’ora…). Sono quindi “giusti” anche i salari di fame. Livelli salariali che, certifica l’ISTAT, già, in media, sono inferiori del 7,8% al potere d’acquisto del 2021.
Quindi: 1) Incentivi ai padroni chi pagano salari sempre più bassi, purché controfirmati da CGIL, CISL e UIL (una mano tesa alla Triplice…).
2) I padroni che applicano contratti pirata al di sotto di questi salari insufficienti, si accontentino dello sconto sui salari che già applicano grazie ai contratti pirata! E i loro lavoratori super sfruttati? Se ne facciano una ragione…
Il governo sa molto bene che i padroni fanno un uso crescente del dumping salariale con i contratti pirata firmati con sindacati di comodo (di solito sigle fittizie pagate dai padroni per firmare quei contratti). Ma, anziché dichiararli illegittimi, invece di stabilire per legge un minimo salariale sotto il quale non si può andare (12 euro l’ora per vivere dignitosamente), li lascia fare spingendo centinaia di migliaia, se non milioni di lavoratori, alla fame. Letteralmente. Un terzo delle famiglie dei lavoratori salariati fa fatica ad arrivare a fine mese, o non ci arriva…
Questo il nuovo pacchetto-regalo del governo Meloni ai padroni. Per il Primo Maggio!

