Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo invito all’unità del sindacalismo combattivo da parte delle organizzazioni palestinesi in vista dello sciopero generale “per la Palestina e contro la guerra” del 29 maggio, il cui senso di fondo condividiamo – laddove non condividiamo il silenzio dell’appello per il 29 sull’aggressione USA-Israele (e complici arabi ed europei, in primis l’Italia degli ipocriti Meloni-Mattarella) all’Iran. (Red.)
Abbiamo accolto con entusiasmo l’indizione di sciopero generale da parte di CUB, SGB, ADL Varese, SI Cobas e USI-CIT per il 29 maggio 2026.
Uno sciopero “CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari, CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela e a Cuba – PER il sostegno incondizionato alla missione della nuova Flotilla e PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA”.
Oggi la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, sciopera compatta contro la pena di morte dei prigionieri, mentre la guerra imperialista e genocida israelo-statunitense si diffonde come la peste in tutta la regione.
Come lavoratori e lavoratrici abbiamo il dovere storico di rispondere compatti e uniti anche dall’Italia, perché la gravità della situazione ci impone di mettere da parte ogni tipo di divisione per la pratica di un obiettivo comune.
Abbiamo la responsabilità di fermare la guerra imperialista: Il 22 settembre e il 3 ottobre ci hanno mostrato che è pienamente possibile.
Sappiamo bene quali conseguenze avrà la guerra attuale in Italia: travolgerà i lavoratori e le classi popolari, coloro che dovremmo essere pronti a difendere. Se non saremo in grado, in questa fase cruciale, di anteporre la difesa dei lavoratori e delle classi popolari ai nostri interessi di parte, non saremo migliori del Governo contro il quale lottiamo.
Il Governo Meloni, come l’alleato sionista, non è mai stato così in difficoltà, ed è nostro dovere approfittare del momento, anche per rispondere organizzati al violento attacco ai lavoratori e al diritto di sciopero, proprio nel momento in cui questo si riafferma come strumento politico decisivo.
La repressione che ha colpito chi ha partecipato, in varie forme, agli scioperi di settembre e ottobre e la restrizione di questo diritto all’interno del settore della logistica, non sono provvedimenti isolati ma si inseriscono nella politica di guerra dello Stato italiano, che si insinua in maniera sempre più capillare nelle nostre vite.
L’unica risposta efficace e coerente è replicare le pratiche che hanno fatto tremare il Governo in questi anni, e cercare di espanderle il più possibile.
IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO SI FERMANO CON LA RESISTENZA.
LA RESISTENZA È SCIOPERO GENERALE

