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Dichiarazione internazionale: sconfiggere l’offensiva imperialista di Trump, abbattere i governi della povertà e della guerra

Pubblichiamo qui di seguito (in italiano, inglese e spagnolo) la dichiarazione congiunta per il Primo Maggio sottoscritta da Tendenza internazionalista rivoluzionaria, Partido Obrero (Argentina), Liberazione comunista (Grecia), SEP (Partito socialista dei lavoratori) della Turchia, Socialist Workers Party (Regno Unito) e altre organizzazioni del Cile, del Messico e degli Stati Uniti, in vista di una nuova Conferenza internazionale delle forze internazionaliste prevista per il prossimo luglio ad Atene.

La dichiarazione ha due bersagli di lotta inscindibili tra loro: la sconfitta dell’offensiva imperialista di Trump-Netanyahu contro l’Iran e i popoli del Medio Oriente, e la lotta a fondo contro i governi “della povertà e della guerra” – per noi il governo Meloni-Mattarella. (Red.)

Uniamoci nella lotta globale per sconfiggere l’offensiva imperialista di Trump

Abbattiamo i governi che perpetuano povertà e guerra

L’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran si è ritorta contro di loro. Le crepe si moltiplicano nel campo degli invasori. Per quanto cerchino di nasconderlo, Trump ha subito una grave battuta d’arresto politica. Netanyahu sta tentando di portare avanti le annessioni territoriali in territorio palestinese, siriano e libanese, ma la sua posizione interna e internazionale è sempre più messa in discussione. La palude in cui si trovano l’imperialismo statunitense e il regime sionista è la prova tangibile che Stati Uniti e Israele non sono una macchina invincibile. La battuta d’arresto che stanno subendo nel conflitto con l’Iran è fonte di incoraggiamento per i popoli sfruttati che si scontrano con l’imperialismo statunitense in tutto il mondo.

È un incoraggiamento per i popoli dell’America Latina che hanno sofferto a causa dell’escalation statunitense nella regione. È un incoraggiamento per Cuba, minacciata e sottoposta a un blocco che ha raggiunto livelli di disastro umanitario. Mette in discussione la vergognosa collaborazione del governo venezuelano con l’invasore statunitense e incoraggia la mobilitazione autonoma della sua classe lavoratrice. È uno stimolo per la lotta condotta dai lavoratori e dai giovani statunitensi che si oppongono a Trump con una crescente partecipazione di massa e radicalizzazione. Gli 8 milioni di persone che si sono mobilitate il 28 marzo dimostrano l’esistenza di un’opposizione di massa alla guerra, dato che il governo ha discusso pubblicamente l’ipotesi di un’invasione di terra, che richiederebbe una massiccia mobilitazione della popolazione come soldati, e preannuncia una sconfitta elettorale nelle elezioni di medio termine previste per novembre di quest’anno. È un sostegno alla lotta contro il riarmo e i piani di austerità che i lavoratori stanno conducendo contro i governi capitalisti di ogni schieramento in tutto il continente europeo, i cui bilanci di guerra sono stati approvati dall’estrema destra, dai conservatori, dai liberali, dai cosiddetti progressisti e dai socialdemocratici.

E, naturalmente, questo rappresenta un impulso alla lotta antimperialista e antisionista in tutto il Medio Oriente: in Palestina e in Libano, ma anche in Iran. Il popolo iraniano non ha ascoltato l’appello di Trump a insorgere in concomitanza con i bombardamenti. Siamo ben consapevoli della natura oppressiva, reazionaria e repressiva del regime capitalista iraniano. Ma una soluzione progressista per le masse sfruttate e oppresse dell’Iran non verrà dal sionismo e dall’imperialismo statunitense. La resa dei conti con il regime di Teheran deve venire dal popolo iraniano sfruttato, che deve essere artefice del proprio destino, e noi abbiamo il dovere di sostenere le forze socialiste anticapitaliste che lottano contro il regime, così come contro l’aggressione imperialista.

Salutiamo le manifestazioni antimperialiste in Iran che sfidano i bombardamenti, le manifestazioni di massa nella città di Gaza contro la legge criminale e razzista che prevede la pena di morte per i palestinesi, la resistenza contro l’occupazione del Libano e le proteste che si svolgono in tutto il mondo contro l’aggressione in corso, inclusa la nuova, imponente Flottiglia Globale Sumud diretta a sfidare il blocco genocida ancora imposto al popolo palestinese. Salutiamo le lotte della classe operaia contro le riforme reazionarie, dalla Grecia all’India, dall’Argentina al Portogallo. Salutiamo gli scioperi per salari e condizioni di vita, dai minatori in Sudafrica agli scioperi per il prezzo del carburante in Bolivia ed Ecuador. La spinta imperialista alla guerra promuove ovunque sciovinismo e nazionalismo borghese, ai quali ci opponiamo con un internazionalismo militante della classe operaia. Il carattere rivoluzionario di questo internazionalismo si esprime ponendosi in prima linea nella lotta contro gli attacchi dell’imperialismo contro le nazioni oppresse.

La posizione di Cina e Russia è stata caratterizzata da una palese doppiezza di fronte a un nuovo attacco a un Paese con cui si dichiarano partner nel progetto BRICS. Hanno persino permesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di approvare una risoluzione che condanna gli attacchi iraniani contro le basi statunitensi nei Paesi arabi confinanti, in risposta ai gravissimi attacchi subiti. In precedenza, Cina e Russia avevano appoggiato, nello stesso forum, il falso piano di pace neocoloniale di Washington per Gaza. Non c’è traccia di antimperialismo né di ricerca di un miglioramento per il “Sud globale”, bensì di depredazione capitalista-imperialista e di una lotta per le sfere d’influenza.

I governi europei stanno gestendo la loro crisi con gli Stati Uniti tentando di improvvisare un proprio polo imperialista dopo decenni di integrazione con esso. I loro scontri derivano dal dispiegamento delle risorse militari – che stanno potenziando con i bilanci per il riarmo e preparando il terreno per la coscrizione – laddove possono promuovere i propri interessi e portare avanti i piani di espansione dell’UE nell’Europa orientale, piani ora messi in discussione dalla guerra in Ucraina, completamente impantanata dopo oltre quattro anni. Non sono guidati dall’”umanesimo”, ma dalla ricerca di soddisfare i propri appetiti imperialisti.

In America Latina, la lotta contro l’aggressione sionista e imperialista è indissolubilmente legata alla lotta contro gli agenti e i complici di Trump nel continente. Denunciamo i governi che agiscono di concerto con il magnate repubblicano, come Milei in Argentina. Denunciamo i governi che si atteggiano a progressisti, come Scheinbaum in Messico o Lula in Brasile, che si sono adattati alle pressioni statunitensi e partecipano al blocco che Washington sta alimentando contro Cuba, con l’obiettivo di provocare un’implosione sull’isola per facilitare la sua annessione da parte degli Stati Uniti. Chiediamo che entrambi i governi respingano questo ultimatum e forniscano il petrolio e gli aiuti umanitari di cui Cuba ha disperatamente bisogno.

La guerra, che si sta diffondendo, è l’espressione dell’esaurimento storico e del decadimento dell’attuale ordine sociale capitalista. Una delle sue manifestazioni, dato il suo status di potenza leader mondiale, è il declino degli Stati Uniti, che rappresentano uno dei principali motori che alimentano la tendenza verso una guerra mondiale. L’attuale cessate il fuoco viene violato in modo permanente da Stati Uniti e Israele. Sono stati costretti a fare un passo indietro, ma la necessità degli Stati Uniti di avanzare militarmente contro i propri nemici o di ammettere il proprio declino è fortissima.

La crisi di sovrapproduzione e il crollo dei margini di profitto capitalistici sono alla base della spinta verso la guerra e della destabilizzazione dell’ordine imperialista esistente. Tutti i governi capitalisti, siano essi liberali, “progressisti” o “socialisti”, mirano a riaccendere la rivalità sulla base di livelli sempre più elevati di sfruttamento e austerità, cercando al contempo di promuovere la repressione e la disciplina sociale che consentiranno loro di impiegare i lavoratori come soldati nei prossimi scontri. La guerra in Iran, lungi dal risolvere la crisi capitalista, l’ha aggravata, con i prezzi del petrolio che hanno un impatto sulle condizioni di vita in tutto il mondo e aumentano la prospettiva di una profonda depressione economica.

La lotta contro la minaccia e l’avanzata delle formazioni fasciste e di estrema destra non si risolverà con la formazione di “Fronti Popolari” di conciliazione di classe, ma con l’organizzazione e la mobilitazione indipendenti delle masse lavoratrici e sfruttate, attraverso un fronte d’azione unito contro la guerra imperialista. Questa lotta indipendente è indissolubilmente legata al compito di estromettere la burocrazia sindacale dal movimento operaio e di recuperare i sindacati come strumenti della lotta di classe. La tregua tra l’AFL-CIO e Trump, durante le manifestazioni di protesta di massa in cui migliaia di persone discutono della necessità di uno sciopero generale, è un esempio della tendenza globale all’integrazione di queste burocrazie nello Stato e al tradimento degli interessi della propria classe. Si è assistito a un’ondata di azioni di classe contro la macchina da guerra, con il blocco della produzione e distribuzione di armi e l’opposizione al funzionamento delle basi statunitensi e della NATO. Chiediamo la chiusura delle 800 basi militari che gli Stati Uniti gestiscono in 80 Paesi per la loro macchina da guerra imperialista!

È urgente costruire un fronte internazionale proletario e internazionalista contro tutti gli Stati capitalisti e tutti i blocchi capitalistici. Mentre le forze che si definiscono di sinistra votano a favore dei bilanci militari delle loro borghesie, noi internazionalisti abbiamo il dovere di innalzare una bandiera di classe, di lottare per le nostre condizioni di vita, di contrastare le offensive imperialiste in espansione e di opporci con fermezza al riarmo e alle guerre capitaliste.

Proponiamo di organizzare a luglio ad Atene una nuova conferenza internazionalista contro la guerra imperialista, per innalzare una bandiera di resistenza della classe operaia contro la barbarie e lo sfruttamento militarista. Per un fronte operaio internazionale che si sollevi contro la guerra imperialista. Promuoviamo la formazione di partiti operai e di un’Internazionale rivoluzionaria.

Giù le mani dall’Iran!

Israele e i sionisti fuori dal Medio Oriente!

Per la sconfitta della coalizione genocida israelo-americana!

Fermate immediatamente i bombardamenti sul Libano! Truppe israeliane fuori dal Libano, dalla Siria, da Gaza e dalla Cisgiordania!

Fine al blocco criminale di Cuba e Gaza!

Per l’unità rivoluzionaria dei popoli del Medio Oriente, liberi dal dominio capitalista e imperialista!

Per un fronte di classe internazionale e internazionalista contro i governi capitalisti e le guerre del capitale!

Lavoratori e popoli oppressi di tutto il mondo, unitevi!

Prime firme:

KA – Liberazione Comunista (Grecia)

PO – Partito dei Lavoratori (Argentina)

SEP – Partito Socialista dei Lavoratori (Turchia)

SWP – Partito Socialista dei Lavoratori (Gran Bretagna)

TIR – Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria (Italia)

Fuerza 18 de octubre (Cile)

GAR – Grupo Acción Revolucionaria (Messico)

UFCLP – Comitato del Fronte Unito per un Partito Laburista (USA)

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Joint May Day Statement towards the internationalist conference of Athens

Let us unite in the global struggle to defeat Trump’s imperialist offensive

Let us bring down the governments that perpetuate poverty and war

The offensive of the U.S. and Israel against Iran has backfired. Cracks are multiplying in the camp of the invaders. No matter how much they try to cover it up, Trump has suffered a severe political setback. Netanyahu is attempting to advance territorial annexations on Palestinian, Syrian, and Lebanese soil, but his domestic and international position is increasingly being called into question. The quagmire facing US imperialism and the Zionist regime is practical proof that the U.S. and Israel are not an unbeatable machine. The setback they are suffering in the conflict with Iran is a source of encouragement for the exploited peoples confronting US imperialism across the globe.

It is a boost for the peoples of Latin America who have been suffering from the US escalation in the region. It is a boost for Cuba, which is under threat and facing a blockade that has escalated to levels of humanitarian disaster. It calls into question the Venezuelan government’s shameful collaboration with the U.S. invader and encourages the independent mobilization of its working class. It is a stimulus for the struggle being waged by U.S. workers and youth who are confronting Trump with growing mass participation and radicalization. The 8 million who mobilized on March 28 show the existence of a mass opposition to the war as the government has been publicly discussing  the launch of a ground invasion, which would require a massive mobilization of the population as soldiers, and foreshadows an electoral defeat in the midterm elections scheduled for November of this year. It is a boost to the struggle against rearmament and austerity plans that workers are waging against capitalist governments of every stripe across the European continent, with their war budgets voted by the far right, conservatives, liberals, so-called leftists and social-democrats.

And, of course, it is a boost to the anti-imperialist and anti-Zionist struggle throughout the Middle East: in Palestine and Lebanon, and also in Iran. The Iranian people have not heeded Trump’s call to rise up in tandem with the bombings. We are well aware of the oppressive, reactionary, and repressive nature of the Iranian capitalist regime. But a progressive solution for Iran’s exploited and oppressed masses will not come from Zionism and US imperialism. The reckoning with the Tehran regime must come from the exploited people of Iran, who must be the architects of their own destiny, and we have the duty to support the socialist anti-capitalist forces struggling against the regime at the same time as against imperialist aggression.

We salute the anti-imperialist demonstrations in Iran defying the bombings, the mass demonstrations in the city of Gaza against the criminal and racist death penalty law targeting Palestinians, the resistance against the ground occupation in Lebanon, and the protests taking place across the globe against the ongoing aggression—including the new, massive Global Sumud Flotilla heading to challenge the genocidal blockade still imposed on the Palestinian people. We salute the struggles of the working class against reactionary reforms, from Greece to India, to Argentina, to Portugal. We salute the strikes for wages and living conditions, from the miners in South Africa, to the strikes for fuel prices in Bolivia and Ecuador. The imperialist drive for war promotes chauvinism and bourgeois nationalism everywhere, to which we oppose militant working-class internationalism. The revolutionary character of this internationalism is expressed by being at the forefront of the struggle against attacks of imperialism against oppressed nations.

The stance of China and Russia has been one of undisguised duplicity in the face of a new attack on a country with which they are declared partners in the BRICS project. They have even allowed the UN Security Council to pass a resolution condemning the attacks Iran launched against US bases in neighboring Arab countries in response to the extremely severe attacks it suffered. Previously, China and Russia endorsed Washington’s false, neo-colonialist peace plan for Gaza in that same forum. There is neither anti-imperialism nor a quest for improvement for the “Global South” here, but rather capitalist-imperialist depredation and a struggle for spheres of influence.

European governments are navigating their crisis with the US by attempting to improvise their own imperialist pole after decades of integration to it. Their clashes stem from deploying their military resources—which they are bolstering with rearmament budgets and preparing the ground for conscription—where they can advance their own interests and continue their plans for EU expansion into Eastern Europe, plans now called into question by the war in Ukraine having become completely bogged down after more than four years. They are not guided by “humanism,” but by the quest to satisfy their own imperialist appetites.

In Latin America, the struggle against Zionist and imperialist aggression is inextricably linked to the struggle against Trump’s agents and accomplices on the continent. We denounce the governments that act in concert with the Republican tycoon, such as Milei in Argentina. We denounce the governments that pose as progressives, such as Scheinbaum in Mexico or Lula in Brazil, who have adapted to U.S. pressure and participate in the blockade that Washington is stoking against Cuba, which aims to provoke an implosion on the island to facilitate a U.S. takeover of it. We demand that both governments reject this ultimatum and supply the oil and humanitarian aid that Cuba desperately needs.

The war, which is spreading, is an expression of the historical exhaustion and decay of the current capitalist social order. One of its manifestations, given its status as the world’s leading power, is the decline of the United States, which is one of the main engines fueling the trends toward a world war. The current ceasefire is violated permanently by the US and Israel. They have been forced to take a step back, but the US’s need to advance militarily against its enemies or confess its decline is very strong.

The crisis of overproduction and the fall in capitalist profit margins lie behind the drive toward war and the destabilization of the existing imperialist order. All capitalist governments, whether liberal or “progressive” or “socialist”, aim to reignite their rivalry on the basis of heightened levels of exploitation and austerity, while seeking to advance repression and social discipline that will allow them to deploy their workers as soldiers in the coming clashes. The war in Iran itself, far from solving the capitalist crisis, has aggravated it, with oil prices impacting living conditions all over the globe and increasing the prognosis of a profound economic depression.

The struggle against the threat and advance of fascist and far-right formations will not come from the formation of “Popular Fronts” of class conciliation, but from the independent organization and mobilization of the working and exploited masses, from a united front of action against imperialist war. This independent struggle is joined inextricably with the task of throwing the trade-union bureaucracy out of the labor movement and recovering unions as tools of the class struggle. The truce of the AFL-CIO with Trump, during acts of mass struggle where thousands discuss the need of a general strike, is an example of the global tendency of integration of these bureaucracies into the state and betraying the interests of their class. There has been an upsurge in working class actions against the war machine, blocking production and distribution of weapons and opposing the functioning of US and NATO bases. We demand the shutdown of the 800 military bases the US operates in 80 countries for its imperialist war machine!

It is urgent to build a proletarian international and internationalist front against all capitalist states and all capitalist blocks. While forces claiming to be of the left vote for their bourgeoisies’ military budgets, we internationalists have the obligation to raise a class banner, to fight for our living conditions, and to confront the spreading imperialist offensives and steadily oppose rearmament and capitalist wars.

We propose holding a new internationalist conference against imperialist war in July in Athens, to raise a banner of working-class defiance against militarist barbarism and exploitation. For an international workers’ front to rise up against imperialist war. Let us promote the formation of workers’ parties and a revolutionary international.

Hands off Iran!

Israel and the Zionists out of the Middle East!

For the defeat of the U.S.-Israeli genocidal coalition!

Stop the bombing of Lebanon immediately! Israeli troops out of Lebanon, Syria, Gaza, and the West Bank!

End the criminal blockade of Cuba and Gaza!

For the revolutionary unity of the peoples of the Middle East, free from capitalist and imperialist domination!

For an international and internationalist class front against capitalist governments and the wars of capital!

Workers and oppressed people of the world, unite!

First signatures:

 KA – Communist Liberation (Greece)

PO – Workers Party (Argentina)

SEP – Socialist Laborers Party (Turkey)

SWP – Socialist Workers Party (Great Britain)

TIR – Revolutionary Internationalist Tendency (Italy)

Fuerza 18 de octubre (Chile)

GAR – Grupo Acción Revolucionaria (Mexico)

UFCLP- United Front Committee for a Labor Party (US)


WCP-H – Workers Communist Party of Iran- Hekmatist (Iran)

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Unámonos en la lucha global para derrotar la ofensiva imperialista de Trump

Declaración conjunta del Primero de Mayo hacia la conferencia internacionalista de Atenas

Varias firmasSeguir

Protesta en Estados Unidos

Derroquemos a los gobiernos que perpetúan la pobreza y la guerra

La ofensiva de EEUU e Israel contra Irán les ha salido por la culata. Las grietas se multiplican en el bando de los invasores. Por mucho que intenten ocultarlo, Trump ha sufrido un grave revés político. Netanyahu está intentando avanzar en las anexiones territoriales en suelo palestino, sirio y libanés, pero su posición nacional e internacional se ve cada vez más cuestionada. El atolladero al que se enfrentan el imperialismo estadounidense y el régimen sionista es una prueba práctica de que EEUU e Israel no son una máquina invencible. El revés que están sufriendo en el conflicto con Irán es una fuente de aliento para los pueblos explotados que se enfrentan al imperialismo estadounidense en todo el mundo.

Es un impulso para los pueblos de América Latina que han estado sufriendo la escalada estadounidense en la región. Es un impulso para Cuba, que se encuentra amenazada y enfrenta un bloqueo que se ha intensificado hasta alcanzar niveles de desastre humanitario. Pone en tela de juicio la vergonzosa colaboración del gobierno venezolano con el invasor estadounidense y alienta la movilización independiente de su clase trabajadora. Es un estímulo para la lucha que libran los trabajadores y la juventud estadounidenses que se enfrentan a Trump con una creciente participación de masas y radicalización. Los 8 millones que se movilizaron el 28 de marzo demuestran la existencia de una oposición masiva a la guerra, mientras el gobierno ha estado discutiendo públicamente el lanzamiento de una invasión terrestre, lo que requeriría una movilización masiva de la población como soldados, y presagia una derrota electoral en las elecciones de mitad de mandato previstas para noviembre de este año. Es un impulso a la lucha contra los planes de rearme y austeridad que los trabajadores están librando contra gobiernos capitalistas de todo tipo en todo el continente europeo, con sus presupuestos de guerra votados por la extrema derecha, los conservadores, los liberales, los llamados izquierdistas y los socialdemócratas.

Y, por supuesto, supone un impulso para la lucha antiimperialista y antisionista en todo Medio Oriente: en Palestina y el Líbano, y también en Irán. El pueblo iraní no ha hecho caso al llamamiento de Trump de levantarse al unísono con los bombardeos. Somos muy conscientes de la naturaleza opresiva, reaccionaria y represiva del régimen capitalista iraní. Pero una solución progresista para las masas explotadas y oprimidas de Irán no vendrá del sionismo ni del imperialismo estadounidense. El ajuste de cuentas con el régimen de Teherán debe venir del pueblo explotado de Irán, que debe ser el artífice de su propio destino, y tenemos el deber de apoyar a las fuerzas socialistas y anticapitalistas que luchan contra el régimen al mismo tiempo que contra la agresión imperialista.

Saludamos las manifestaciones antiimperialistas en Irán que desafían los bombardeos, las manifestaciones masivas en la ciudad de Gaza contra la ley criminal y racista de la pena de muerte dirigida contra los palestinos, la resistencia contra la ocupación terrestre en el Líbano y las protestas que tienen lugar en todo el mundo contra la agresión en curso —incluida la nueva y masiva Flotilla Global Sumud que se dirige a desafiar el bloqueo genocida que aún se impone al pueblo palestino. Saludamos las luchas de la clase trabajadora contra las reformas reaccionarias, desde Grecia hasta la India, pasando por Argentina y Portugal. Saludamos las huelgas por los salarios y las condiciones de vida, desde los mineros de Sudáfrica hasta las huelgas por los precios del combustible en Bolivia y Ecuador. La campaña imperialista a favor de la guerra fomenta el chovinismo y el nacionalismo burgués en todas partes, a lo que oponemos el internacionalismo militante de la clase obrera. El carácter revolucionario de este internacionalismo se expresa al situarse en la vanguardia de la lucha contra los ataques del imperialismo contra las naciones oprimidas.

La postura de China y Rusia ha sido de una duplicidad descarada ante un nuevo ataque contra un país con el que se han declarado socios en el proyecto BRICS. Incluso han permitido que el Consejo de Seguridad de la ONU aprobara una resolución condenando los ataques lanzados por Irán contra bases estadounidenses en países árabes vecinos, en respuesta a los ataques extremadamente graves que sufrió. Anteriormente, China y Rusia respaldaron en ese mismo foro el falso plan de paz neocolonialista de Washington para Gaza. Aquí no hay ni antiimperialismo ni búsqueda de mejoras para el «Sur Global», sino más bien depredación capitalista-imperialista y una lucha por esferas de influencia.

Los gobiernos europeos están gestionando su crisis con EEUU intentando improvisar su propio polo imperialista tras décadas de integración en el de este país. Sus enfrentamientos se derivan del despliegue de sus recursos militares —que están reforzando con presupuestos de rearme y preparando el terreno para el servicio militar obligatorio— allí donde puedan promover sus propios intereses y continuar con sus planes de expansión de la UE hacia Europa del Este, planes ahora puestos en tela de juicio por la guerra en Ucrania, que se ha estancado por completo tras más de cuatro años. No se guían por el «humanismo», sino por la búsqueda de satisfacer sus propios apetitos imperialistas.

En América Latina, la lucha contra la agresión sionista e imperialista está indisolublemente ligada a la lucha contra los agentes y cómplices de Trump en el continente. Denunciamos a los gobiernos que actúan en connivencia con el magnate republicano, como Milei en Argentina. Denunciamos a los gobiernos que se hacen pasar por progresistas, como Scheinbaum en México o Lula en Brasil, que se han adaptado a la presión estadounidense y participan en el bloqueo que Washington está avivando contra Cuba, cuyo objetivo es provocar una implosión en la isla para facilitar su toma de control por parte de Estados Unidos. Exigimos que ambos gobiernos rechacen este ultimátum y suministren el petróleo y la ayuda humanitaria que Cuba necesita desesperadamente.

La guerra, que se está extendiendo, es una expresión del agotamiento histórico y la decadencia del actual orden social capitalista. Una de sus manifestaciones, dada su condición de primera potencia mundial, es el declive de Estados Unidos, que es uno de los principales motores que alimentan las tendencias hacia una guerra mundial. El actual alto el fuego es violado permanentemente por Estados Unidos e Israel. Se han visto obligados a dar un paso atrás, pero la necesidad de Estados Unidos de avanzar militarmente contra sus enemigos o confesar su declive es muy fuerte.

La crisis de sobreproducción y la caída de los márgenes de beneficio capitalistas subyacen al impulso hacia la guerra y a la desestabilización del orden imperialista existente. Todos los gobiernos capitalistas, ya sean liberales, «progresistas» o «socialistas», pretenden reavivar su rivalidad sobre la base de niveles elevados de explotación y austeridad, al tiempo que buscan impulsar la represión y la disciplina social que les permita desplegar a sus trabajadores como soldados en los próximos enfrentamientos. La propia guerra en Irán, lejos de resolver la crisis capitalista, la ha agravado, ya que los precios del petróleo están afectando a las condiciones de vida en todo el mundo y aumentando el pronóstico de una profunda depresión económica.

La lucha contra la amenaza y el avance de las formaciones fascistas y de extrema derecha no vendrá de la formación de «frentes populares» de conciliación de clases, sino de la organización y movilización independientes de las masas trabajadoras y explotadas, de un frente único de acción contra la guerra imperialista. Esta lucha independiente está indisolublemente unida a la tarea de expulsar a la burocracia sindical del movimiento obrero y recuperar los sindicatos como herramientas de la lucha de clases. La tregua de la AFL-CIO con Trump, en medio de actos de lucha de masas donde miles de personas debaten la necesidad de una huelga general, es un ejemplo de la tendencia global de integración de estas burocracias en el Estado y de traición a los intereses de su clase. Se ha producido un recrudecimiento de las acciones de la clase trabajadora contra la maquinaria bélica, bloqueando la producción y distribución de armas y oponiéndose al funcionamiento de las bases de EEUU y la OTAN. ¡Exigimos el cierre de las 800 bases militares que EEUU opera en 80 países para su maquinaria bélica imperialista!

Es urgente construir una internacional proletaria y un frente internacionalista contra todos los Estados capitalistas y todos los bloques capitalistas. Mientras las fuerzas que se dicen de izquierda votan a favor de los presupuestos militares de sus burguesías, nosotros, los internacionalistas, tenemos la obligación de enarbolar una bandera de clase, de luchar por nuestras condiciones de vida y de hacer frente a las ofensivas imperialistas en expansión, oponiéndonos firmemente al rearme y a las guerras capitalistas.

Proponemos celebrar una nueva conferencia internacionalista contra la guerra imperialista en julio en Atenas, para izar una bandera de desafío de la clase trabajadora contra la barbarie militarista y la explotación. Por un frente internacional de trabajadores que se levante contra la guerra imperialista. Promovamos la formación de partidos obreros y una internacional revolucionaria.

¡Manos fuera de Irán!

¡Fuera Israel y los sionistas de Medio Oriente!

¡Por la derrota de la coalición genocida estadounidense-israelí!

¡Detengan inmediatamente el bombardeo del Líbano! ¡Fuera las tropas israelíes del Líbano, Siria, Gaza y Cisjordania!

¡Acabemos con el bloqueo criminal de Cuba y Gaza!

¡Por la unidad revolucionaria de los pueblos de Medio Oriente, libres de la dominación capitalista e imperialista!

¡Por un frente de clase internacional e internacionalista contra los gobiernos capitalistas y las guerras del capital!

¡Trabajadores y pueblos oprimidos del mundo, uníos!

Primeras firmas:

KA – Liberación Comunista (Grecia)

PO – Partido Obrero (Argentina)

SEP – Partido Socialista de los Trabajadores (Turquía)

SWP – Partido Socialista de los Trabajadores (Gran Bretaña)

TIR – Tendencia Internacionalista Revolucionaria (Italia)

Fuerza 18 de octubre (Chile)

GAR – Grupo Acción Revolucionaria (México)

UFCLP – Comité de Frente Único por un Partido Laborista (EEUU)

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