Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

Abbasso la guerra imperialista e la campagna autoritaria di Trump! – Dichiarazione internazionale (Italiano – English)

Questa risoluzione internazionale, sottoscritta – tra gli altri – dalla Tendenza internazionalista rivoluzionaria (TIR), dal Partido Obrero, da Liberazione comunista (Grecia), dal SEP della Turchia, dal SWP del Regno Unito, dal Partito operaio comunista d’Iran (hekmatista), chiama all’azione contro l’offensiva di guerra esterna e interna scatenata dall’amministrazione Trump. Un’azione su basi coerentemente di classe e internazionaliste, che nulla concede alle suggestioni kampiste.

Un primo momento di iniziativa comune sarà il prossimo 28 febbraio, in occasione del quarto anniversario della guerra reazionaria tra NATO e Russia in Ucraina. E nuovi appuntamenti sono previsti già in marzo. (Red.)

This international resolution, signed by the Revolutionary Internationalist Tendency (TIR), the Workers’ Party, Communist Liberation (Greece), the Turkish SEP, the United Kingdom’s SWP, and the Iranian Communist Workers’ Party (Hekmatist), among others, calls for action against the external and internal war offensive unleashed by the Trump administration. This action must be based on a consistently class-based and internationalist basis, making no concessions to Kampist influences.

The first joint initiative will be held on February 28th, marking the fourth anniversary of the reactionary war between NATO and Russia in Ukraine. Further meetings are planned for March. (Eds)

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L’attuale offensiva del governo di Donald Trump in America Latina che ha, fino ad ora, raggiunto il suo apice il 3 gennaio con il bombardamento e l’attacco di forze speciali contro il Venezuela e il rovesciamento e rapimento di Nicolás Maduro, rappresenta un balzo in avanti nella aggressività dell’imperialismo statunitense, sia nel suo avventurismo imperialista all’esterno che nella repressione interna. Stiamo assistendo a un cambiamento qualitativo del regime politico statunitense con crescenti tendenze fasciste, in cui il dispiegamento della Guardia Nazionale in diverse città è stato rafforzato dalle milizie di estrema destra che furono in prima linea nell’attacco al Campidoglio del 2021, e che sono poi state convertite in una forza federale e dotate di un ampio budget, nella forma delle forze federali ICE, le forze d’assalto paramilitari di stampo fascista di Trump.

La combinazione di militarizzazione interna, ricerca delle condizioni politiche per lanciare avventure militari e mobilitare i lavoratori in massa, come un esercito, con la promessa di benessere economico fondata sull’oppressione di nemici interni ed esterni, costituiscono il nesso profondo tra le varie componenti di questo progetto autoritario che cerca di arrestare il declino degli Stati Uniti come potenza imperialista. Il crollo delle alleanze post-belliche, come pure il crollo del dollaro e dei titoli del debito statunitense, europeo e giapponese, sono espressioni drammatiche di una crisi non solo dell’economia capitalista ma anche dell’ordine imperialista di dominio mondiale.

Il regime di Trump sta cercando di riconquistare il predominio con attacchi militari imperialisti che costringano i paesi a interrompere gli scambi commerciali con la Cina, sua principale rivale, e di esigere che altri paesi in tutto il mondo continuino a imporre dazi sul commercio cinese. Sono state presto abbandonate le giustificazioni addotte per l’attacco al Venezuela, “lotta al narcotraffico” o “lotta per la democrazia”. Come ha spiegato nella sua strategia di Sicurezza Nazionale e Difesa, Trump sta sin da ora concentrando le forze nel tentativo di dominare l’America Latina militarmente ed economicamente, mantenendo al contempo una continua attenzione al suo avversario strategico, la Cina, cercando di staccare la Russia dalla Cina, almeno come linea politica a breve, e scontrandosi sempre più anche con l’Europa. La sua “focalizzazione sul continente americano” non esclude operazioni politiche e militari dalla Groenlandia all’Ucraina, dal Medio Oriente al Mar Cinese Meridionale.

L’offensiva in America Latina, che comprende minacce a diversi paesi, l’apertura di nuove basi militari e il dispiegamento di truppe, oltre all’interferenza nelle elezioni locali, ha già causato diverse centinaia di vittime, dalle imbarcazioni affondate a Caracas agli attacchi nelle favelas di Rio de Janeiro, coordinati nel quadro di questa offensiva politica. Un obiettivo strategico è quello di distruggere lo Stato cubano, contro il quale è stato drasticamente inasprito il blocco. Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo cubano. Il tentativo di rovesciare il governo dell’Avana non mira solo a spazzare via tutte le conquiste sociali della rivoluzione del 1959 ancora rimanenti, ma anche a far procedere il controllo imperialista della regione. È dovere dei rivoluzionari internazionalisti difendere Cuba contro la restaurazione dello status informale di colonia statunitense che l’isola aveva prima della rivoluzione.

Questa offensiva per il controllo del continente non è stata contrastata dai governi della regione, e neppure dalle sue forze politiche tradizionali. La destra ha accolto con favore l’offensiva, anche se è stata ridicolizzata quando la sua preferita Corina Machado — “premio Nobel” nelle richieste di invasione militare straniera – è stata liquidata da Trump come figura di governo in Venezuela. Nazionalisti e centro-sinistra la respingono a parole, ma i loro governi cercano di placare Trump con ogni tipo di concessione e appelli all’azione congiunta. Hanno evitato qualsiasi tentativo di mobilitazione contro l’attacco statunitense, dopo decenni di demagogia sull’unità dei popoli. Il cuore della capitolazione si trova a Caracas, dove il nuovo governo si è adattato alle imposizioni di Trump, arrivando persino a riformare la propria legge sul settore petrolifero per soddisfare le richieste degli Stati Uniti.

Contrapponendoci a questa linea di capitolazione, facciamo appello all’organizzazione e alla mobilitazione dei lavoratori e dei popoli latinoamericani per contrastare la presenza imperialista nella regione. La sinistra riformista che ci propone di appoggiare questi governi ci conduce in un vicolo cieco. Gli alleati delle masse latinoamericane sono i lavoratori degli Stati Uniti, dell’Europa e del mondo intero.

In risposta a questa offensiva, centinaia di migliaia di lavoratori si stanno radicalizzando e, in particolare, si registra un rinnovato entusiasmo per lo sciopero generale, che ha fatto notizia con le giornate di azione in Francia e in Italia e, più recentemente, con gli scioperi generali in Portogallo, Bolivia e Belgio. Le rivendicazioni sono state diverse, ma l’opposizione al genocidio palestinese, alle misure repressive interne, alle politiche di austerità e alle riforme del lavoro regressive affermano tutte la necessità comune di contrastare l’offensiva capitalista che cerca di scaricare la crisi sulle spalle dei lavoratori.

È questo il percorso di lotta che i giovani, le comunità di lavoratori immigrati e i lavoratori americani hanno intrapreso, dentro le stesse viscere del mostro, contro le pattuglie xenofobe e fasciste di Trump, l’ICE, con la mobilitazione, gli scioperi e l’autodifesa. Questo percorso mette in discussine l’approccio di semi-collaborazione e semi-opposizione del Partito Democratico, che cerca di capitalizzare l’odio verso Trump nelle elezioni di novembre, mentre Trump avanza con l’aperta militarizzazione del paese, esecuzioni pubbliche e campi di concentramento compresi.

Lo sciopero generale e l’azione diretta sono gli strumenti impugnati da migliaia di persone per spezzare l’offensiva del presidente miliardario, la cui sconfitta sarebbe una vittoria per tutti i lavoratori del mondo. La lotta per un fronte unico della classe operaia contro il regime di Trump è un compito fondamentale negli Stati Uniti, come lo è la formazione di un partito politico di massa della classe operaia, con un programma per portare la classe operaia al controllo dell’economia.

All’ordine del giorno è la necessità di una difesa unitaria della classe operaia contro la legge marziale e l’imposizione del controllo militare, mentre il governo Trump minaccia di eliminare le elezioni democratiche borghesi.

La lotta interna alla classe capitalista statunitense sta rafforzando la classe operaia, poiché da essa i lavoratori traggono la comprensione della reale natura della classe capitalista: emblematico è lo scandalo di corruzione sessuale che coinvolge miliardari di entrambi i partiti politici e la classe capitalista nel suo complesso.

La crisi e la tendenza alla guerra

I piani di Trump acuiscono le tensioni inter-imperialiste e i conflitti globali. Gli accordi raggiunti sulla Groenlandia, che rappresentano un parziale successo delle richieste di Trump, non escludono i crescenti tentativi della borghesia imperialista europea di approntare gli strumenti economici, militari e politici per opporsi alle imposizioni di Trump, nonché di esplorare la possibilità di accordi con Cina, India o Mercosur. Il Canada si è mosso nella stessa direzione. Il recente Forum di Davos è stato una dimostrazione della natura estrema di queste tensioni, con la NATO di fronte a una possibile scissione, minacce di mobilitazione delle truppe e attacchi economici usati come armi di scontro.

Il congelamento dell’accordo UE-Mercosur dopo la sua firma è la prova delle contraddizioni interne alla stessa Unione Europea, dovute allo scontro di interessi capitalistici contrastanti tra agrari e industriali. Rifiutiamo questo accordo UE-Mercosur, in quanto aggressiva ristrutturazione capitalista a favore dei monopoli industriali e agroalimentari. L’accordo sarà usato come pretesto dalla borghesia e dai governi della UE e dei paesi del Mercosur per andare avanti con la liquidazione dei diritti dei lavoratori, promuovere una più forte competizione per i posti di lavoro tra i lavoratori di ogni paese al fine di abbassare i salari, mandando in rovina i piccoli agricoltori, danneggiando l’ambiente e la qualità del cibo, con la giustificazione della ‘competitività’. È un tentativo della UE di riqualificare il proprio ruolo rafforzando la sua posizione nella competizione con Stati Uniti e Cina, a scapito dei popoli dell’America Latina, intensificando lo storico saccheggio delle ricchezze delle loro terre.

Siamo per l’unità di lotta della classe operaia al di sopra delle frontiere contro il capitale internazionale e nazionale, e ci opponiamo sia alle fazioni protezionistiche che a quelle liberiste del capitale.

I disaccordi tra Stati Uniti ed Unione Europea si estendono alla guerra in Ucraina, che sta per entrare nel suo quarto anno. Sono in corso discussioni riguardo alle cosiddette ‘garanzie di sicurezza’, e alla spartizione del territorio ucraino e delle sfere di influenza tra Russia, Stati Uniti e imperialismi europei. Respingiamo la guerra inter-imperialista in Ucraina, ma anche la prospettiva di una «pace imperialista» basata sul saccheggio del popolo ucraino. Il popolo dell’Ucraina, così come i curdi, devono trarre attente conclusioni riguardo ai consiglieri di sinistra che propongono loro di allinearsi con gli imperialismi occidentali in nome di una presunta «difesa nazionale», che si è rivelata per loro la peggiore delle catastrofi e un mezzo per soggiogarli. Facciamo appello ai lavoratori dell’Ucraina e della Russia affinché fraternizzino tra loro e combattano i governi guerrafondai dei propri paesi.

I blocchi dello scontro inter-imperialista non sono stabili; al contrario, stiamo assistendo a nuovi ripetuti spostamenti e riallineamenti. La ragione profonda delle tendenze alla guerra è la crisi del sistema capitalista nel suo complesso. Un accordo in Ucraina, che ancora oggi appare incerto, non eliminerebbe le tendenze di fondo operanti nella situazione globale. In particolare, ciò è vero riguardo alla tregua commerciale temporanea raggiunta tra Stati Uniti e Cina.

La massiccia bolla speculativa negli Stati Uniti attorno all’intelligenza artificiale e ai data center, unita alla deregolamentazione bancaria e delle criptovalute, sta preparando il terreno per un collasso economico globale superiore a quello del 2008; ciò imporrà alla classe operaia la necessità di prepararsi per il controllo operaio dell’economia statunitense e mondiale.

La corsa all’aumento della spesa militare va di pari passo con i tagli alla spesa sociale e agli attacchi alle condizioni di lavoro e alle pensioni. Diversi governi europei stanno spingendo per il ripristino della leva obbligatoria, incontrando la resistenza di massicce proteste e scioperi studenteschi in Germania, dove gli studenti hanno dichiarato: «Non vogliamo essere carne da macello». La svolta a destra e l’avanzata del fascismo, promosse da vari settori della classe capitalistica, non sono una moda ideologica: sono legate ai tentativi di sconfiggere la classe operaia, distruggere le sue conquiste e usarla come carne da macello. La borghesia imperialista offre alle masse solo fame e guerra. I lavoratori del mondo devono insorgere contro questa lugubre prospettiva.

Medio Oriente

Respingiamo il sedicente ‘consiglio di pace’ di Trump che è, di fatto, un protettorato coloniale sulla Striscia di Gaza. Con il consenso di tutti i governi capitalisti, comprese le borghesie arabe, è stato concordato di istituire una forza di occupazione internazionale, cercando al contempo di smantellare la resistenza palestinese e di privare gli abitanti di Gaza del diritto fondamentale di eleggere i propri rappresentanti.

Non solo cercano di mettere in piedi un osceno progetto speculativo attorno alla ricostruzione del territorio costiero che essi hanno distrutto con un’azione genocidaria, ma questo fa parte di un piano per riorganizzare la regione in vista della guerra mondiale che si sta preparando. Tale piano comprende l’offensiva sionista contro sei paesi della regione, l’avanzata della colonizzazione in Cisgiordania e il sostegno al regime jihadista in Siria, che alcuni presunti esponenti della sinistra hanno salutato come rivoluzione democratica e che oggi sta compiendo un massacro contro il popolo curdo e altre minoranze.

Sosteniamo le rivolte di massa in Iran  scoppiate a fine dicembre contro il grave deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, e contro il regime capitalista degli ayatollah in quanto tale, e condanniamo la criminale repressione del regime. Allo stesso tempo, condanniamo il dispiegamento militare statunitense nell’area e i tentativi di strumentalizzare l’insurrezione popolare a favore degli interessi dell’imperialismo. Solo le masse sfruttate possono abbattere i regimi reazionari che affliggono la regione, come dimostrato dalle soluzioni reazionarie che le borghesie locali e gli imperialismi hanno imposto alle rivolte della Primavera Araba.

La lotta contro il genocidio in Palestina, contro l’invasione del Venezuela, contro la coscrizione forzata e l’economia di guerra in Europa, e contro le incursioni fasciste contro gli immigrati nel Minnesota fanno tutte parte di un’unica lotta internazionale della classe operaia contro l’escalation della guerra imperialista e i governi che la promuovono.

Dichiariamo:
  • Abbasso l’offensiva imperialista di Trump in America Latina e in Medio Oriente.
  • Per Fronti Uniti della classe operaia e Scioperi Generali contro la repressione e gli attacchi alla classe lavoratrice in ogni paese del mondo.
  • Lunga vita alla lotta delle masse degli Stati Uniti contro l’ICE e Trump, a Minneapolis e in altre città americane.
  • No al genocidio del popolo palestinese e alla giunta coloniale di Trump. Per il diritto all’autodeterminazione dei popoli palestinese e curdo. Per una Palestina unica, laica e socialista. Per una federazione socialista del Medio Oriente.
  • No all’intervento militare imperialista in Iran.
  • Denunciamo la feroce repressione del regime degli Ayatollah e sosteniamo i movimenti di massa del popolo iraniano.
  • Esprimiamo solidarietà internazionale a tutte le comunità oppresse soggette a pulizia etnica in Siria, sostenendo la loro richiesta di vivere liberi e uguali nelle proprie terre.
  • Abbasso la guerra imperialista, le spese per la guerra e i governi che le implementano.
  • Per la formazione di partiti operai e rivoluzionari in tutto il mondo.
  • Per un’internazionale dei lavoratori di tutto il mondo. 

Chiamiamo a organizzare azioni di lotta nel maggior numero possibile di città sotto questi slogan il 28 febbraio, in occasione dei quattro anni di continua guerra inter-imperialista in Ucraina, e a tenere un incontro online delle forze internazionaliste all’inizio di marzo per far avanzare l’organizzazione di una più ampia campagna comune contro la guerra imperialista.

KA – Liberazione Comunista (Grecia)

PO – Partido Obrero (Argentina)

SEP – Socialist Workers Party (Turchia)

SWP – Socialist Workers Party (Gran Bretagna)

TIR – Tendenza internazionalista Rivoluzionaria (Italia)

UFCLP – United Front Committee for a Labor Party (USA)

WCP-H – Partito Comunista-operaio d’Iran – Hekmatista

Marx21 Stato spagnolo

Fuerza 18 de Octubre (Cile)  

Grupo Acción Revolucionaria (Messico)

DSİP – Revolutionary Socialist Workers Party (Turchia)

Down with imperialist war and Trump’s authoritarian campaign!

International statement

The current offensive by Donald Trump’s government in Latin America, which so far has reached its peak with the bombing and commando attack against Venezuela and the overthrow and kidnapping of Nicolás Maduro on January 3rd, represents a leap forward in the belligerence of US imperialism, both in its imperialist adventurism and in its internal repression. We are seeing a qualitative change in the political regime with developing fascist tendencies, in which the deployment of the National Guard to multiple cities has been complemented by the far-right militias that were at the forefront of the 2021 Capitol attack, which have been reconverted into a federal force and given a large budget, in the form of the federal ICE force, Trump’s quasi-fascist paramilitary attack force.

The combination of internal militarization, the search for political conditions to launch military adventures and mobilize workers en masse as an army, and the promise of economic well-being based on the oppression of internal and external enemies are the intimate connection between the elements of this authoritarian project that seeks to halt the decline of the United States as an imperialist power. The breakdown of postwar alliances, as well as the fall of the dollar and US, European, and Japanese debt bonds, are dramatic expressions of a crisis not only of the capitalist economy but also of the imperialist order of world domination.

The Trump regime is seeking to regain dominance by imperialist military attacks that force countries to break off trade with China, it’s chief rival and to demand that other countries around the world continue to put tariffs on China trade.

The claims of “fighting drug trafficking” or “fighting for democracy” behind the attack on Venezuela have all been quickly abandoned. As he explained in his National Security and Defense strategy, Trump is concentrating forces immediately in his attempt to dominate Latin America militarily and economically, while maintaining his sights on confrontation with his

strategic adversary China, trying to split off Russia from China at least as a short-term policy, and also clashing more and more with Europe. His “focus on the American continent” does not rule out political and military operations from Greenland to Ukraine, from the Middle East to the South China Sea.

The offensive in Latin America, which includes threats to multiple countries, the opening of new military bases and the deployment of troops, as well as interference in local elections, has already claimed several hundred lives, from the sunken boats to Caracas to the attacks in the favelas of Rio de Janeiro, coordinated with this political offensive. One strategic objective is to break the Cuban state, whose blockade has been dramatically tightened. We declare our solidarity with the Cuban people. The attempt to overthrow the government in Havana not only aims to overthrow all remaining social conquests of the revolution of 1959, but to advance in imperialist control of the region. It is the duty of internationalist revolutionaries to defend Cuba against the restoration of the informal status of US colony that the island had before the revolution.

This offensive to control the continent has not been confronted by the governments of the region, nor by its traditional political forces. The right wing has welcomed the offensive, even though it was ridiculed when its favorite, Corina Machado, the Nobel laureate in requests for foreign military invasion, was dismissed as a government figure by Trump in Venezuela. Nationalists and center-leftists reject it in words, but their governments seek to appease Trump through all kinds of concessions and calls for joint action. They have avoided a process of mobilization against the US attack, after decades of demagoguery about the unity of the peoples. The heart of the capitulation is in Caracas, where the new government has adapted to Trump’s impositions, even reforming its oil law to comply with US demands.

In opposition to this line of capitulation, we call for the organization and mobilization of Latin American workers and peoples to confront the imperialist presence in the region. The reformist left that proposes we

follow these governments leads us down a dead-end path. The allies of the Latin American masses are the workers of the US, Europe, and the world.

In response to this offensive, hundreds of thousands of workers are becoming radicalized and, in particular, there is a renewed enthusiasm for the general strike, which made headlines with the days of action in France and Italy and, more recently, with the general strikes in Portugal, Bolivia, and Belgium. The demands have been diverse, but opposition to the Palestinian genocide, repressive domestic measures, and austerity policies and regressive labor reforms all pose a common need to confront the capitalist offensive that seeks to unload the crisis onto the backs of workers.

It is this path of struggle that young people, the immigrant workers’ communities, and American workers have taken, in the very bowels of the monster, against Trump’s xenophobic and fascist patrol, ICE, using mobilization, strikes, and self-defense. This path challenges the Democratic Party’s approach of semi-collaboration and semi-opposition, which seeks to capitalize on hatred of Trump in the November elections, while Trump moves forward with the open militarization of his country, including public executions and concentration camps.

The general strike and direct action are the tools taken into their hands by thousands to break the offensive of the millionaire president, the defeat of which would also be a victory for all workers around the world.

The struggle for a working class united front against the Trump regime is a critical task in the United States and the formation of a mass working class political party with a program to put the working class in control of the economy.

The need for a working class united defense against martial law and the imposition of military control is on the agenda and the Trump government is threatening to eliminate democratic bourgeois elections.

The internal struggle in the US capitalist class is strengthening the working class as workers see the real nature of the capitalist class, including the sexual corruption scandal involving billionaires of both political parties and the capitalist class as a whole.

The crisis and the trend towards war

Trump’s plans exacerbate inter-imperialist tensions and global disputes. The agreements reached around Greenland, which are a partial advance of Trump’s demands, do not rule out the growing attempts by the European imperialist bourgeoisie to gather the economic, military, and political elements to confront Trump’s impositions, as well as to explore their own agreements with China, India, or Mercosur. Canada has moved in the same direction. The recent Davos Forum was a demonstration of the extreme nature of these tensions, with NATO facing a possible split, threats of troop mobilization, and economic attacks used as weapons in the fight.

The freezing of the EU-Mercosur agreement after it was signed is evidence of the contradictions within the European Union itself, due to the clash of conflicting agrarian and industrial capitalist interests. We reject this EU- Mercosur agreement, an aggressive capitalist restructuring in favour of the industrial and agri-food monopolies. The agreement will be used as a pretext by the bourgeoisie and governments of the EU and Mercosur countries to advance the liquidation of labor rights, promote a stronger competition for jobs between workers of each country to lower wages, devastating poor farmers, harming the environment and the quality of food, under the argument of “competitiveness”. It is an attempt by the EU to upgrade its role by strengthening its position in the competition with the US and China, at the expense of the peoples of Latin America, intensifying the historical sacking of the riches of their lands. We stand for working class unity of struggle across borders, against both international and national capital, and oppose both the protectionist and the free trade factions of capital.

The divisions between the United States and the European Union extend to the war in Ukraine, which is about to enter its fourth year. Discussions are underway regarding so-called “security guarantees” and the division of territory and spheres of influence between Russia, US and European imperialisms. We reject the inter-imperialist war in Ukraine, but also the prospect of an “imperialist peace” based on the plunder of the Ukrainian people. The people of Ukraine, as well as the Kurds, must draw profound conclusions regarding the leftist advisors who propose that they align themselves with western imperialisms in the name of a supposed “national defense,” which has proven to be the worst of catastrophes and subjugation. We call on the workers of Ukraine and Russia to fraternize with each other and to confront the war-mongering governments in their own countries.

The blocs of inter-imperialist confrontation are not stable; rather, we are repeatedly witnessing new shifts and realignments. The underlying reason for the tendencies toward war is the crisis of the capitalist system as a whole. An agreement in Ukraine, which is still uncertain today, would not dispel the underlying tendencies inherent in the global situation. This is particularly true for the temporary trade truce reached by the United States and China.

The massive speculative capitalist bubble in the US around AI and data centers along with the US deregulation of the banks and crypto currency is setting the stage for a massive economic collapse greater than 2008 and will require the working class to prepare for workers control of the US and world economy.

The race to increase military spending goes hand in hand with cuts to social spending and attacks on working conditions and pensions. Several European governments are pushing for the reinstatement of military service, which was met with massive protests and student strikes in Germany, with students declaring: “We don’t want to be cannon fodder.” The shift to the right and advance of fascism promoted by multiple

capitalist sectors is not an ideological fad, but is linked to attempts to defeat the working class, destroy its gains, and use it as cannon fodder.

The imperialist bourgeoisie offers the masses only hunger and war. The workers of the world must rise up against this bleak prospect.

Middle East

We reject Trump’s misnamed “peace board”, which is, in truth, a colonial protectorate over the Gaza Strip. With the consent of all capitalist governments, including the Arab bourgeoisies, it has been agreed to establish an international occupation force, while seeking to dismantle the Palestinian resistance and deprive the inhabitants of Gaza of the basic right to elect their own rulers. Not only are they seeking to set up an obscene business scheme around the reconstruction of the coastal territory they have destroyed in a genocidal action, but it is also part of a plan to reorganize the region in view of the world war that is being prepared, which has included the Zionist offensive against six countries in the region, the advance of colonization in the West Bank, and support for the jihadist regime in Syria, which some supposed leftists hailed as a democratic revolution and which today is carrying out a massacre against the Kurdish people and other minorities.

We support the mass uprisings in Iran that erupted in late December against the severe deterioration in popular living conditions and against the capitalist-ayatollah regime as such, and we condemn the regime’s criminal repression. At the same time, we condemn the US military deployment in the area and attempts to exploit the popular uprising for the interests of imperialism. Only the exploited masses can overcome the reactionary regimes that plague the region, as demonstrated by the reactionary solutions that the local bourgeoisies and imperialisms imposed on the Arab Spring uprisings.

The struggle against genocide in Palestine, the invasion of Venezuela, forced conscription and the war economy in Europe, and fascist raids against immigrants in Minnesota are all part of a single international

struggle by the working class against escalating imperialist war and the governments that promote it.

We say:

Down with Trump’s imperialist offensive in Latin America and the Middle East.

For Working Class United Fronts and General Strikes Against repression and attacks on the working class in every country of the world.

Long live the struggle of the people of United States against ICE and Trump, in Minneapolis and other US cities.

No to the genocide of the Palestinian people and Trump’s colonial junta. For the right to self-determination of the Palestinian and Kurdish peoples. For a single, secular, and socialist Palestine. For a socialist federation of the Middle East.

No to imperialist military intervention in Iran.

We denounce the fierce repression of the Ayatollah regime and support the mass movements of the Iranian people.

We stand in international solidarity with all oppressed identities subjected to ethnic cleansing in Syria, supporting their demand to live freely and equally in their own lands.

Down with imperialist war, war budgets, and their governments. For workers’ and revolutionary parties around the world.

For a workers’ international.

We call for organizing actions of struggle in as many cities as possible under these slogans on February 28, marking four years of continuous inter-imperialist war in Ukraine, and for holding an online meeting of internationalist forces in early March to advance the organization of a larger joint campaign against imperialist war.

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