Ieri (18 maggio) in pieno giorno, al largo dell’isola di Corfù, la marina del regime sionista ha attaccato la Global Sumud Flotilla e sequestrato gli attivisti di decine di imbarcazioni, lasciando poi andare queste alla deriva.
Incoraggiato dall’impunità che gli assicurano l’asse Stati Uniti – UE (per quanto in crisi) e il silenzio dei paesi anti-occidentali, il governo Netanyahu continua a far scorazzare le sue forze militari tanto nella Palestina occupata e sul territorio del Libano, dove sta seminando morte (almeno 3.000 libanesi assassinati nelle ultime settimane di invasione del Libano), devastazione di decine di villaggi e cittadine, ed ecocidio, quanto nel mar Mediterraneo, dove sta facendo prigionieri gli elementi “non graditi”.
Tra i primissimi a reagire a questo nuovo atto di pirateria i compagni greci di Liberazione comunista, che ci hanno informato che “tutte le imbarcazioni greche sono state catturate, e a bordo di esse ci sono due compagni di Liberazione Comunista, Christini Desi-Luka e Pantelis Vlachas”.
Immediata, già ieri sera, la risposta ad Atene e in tutte le principali città della Grecia, con manifestazioni di protesta che si replicheranno stasera 19 maggio, com’è avvenuto e sta avvenendo anche in Italia.
Di risibile debolezza (e connivenza) la dichiarazione del ministro degli esteri Tajani che chiama Israele al “rispetto del diritto internazionale”, che lo stato sionista deride e calpesta, totalmente impunito, da decenni, e il movimento sionista da oltre un secolo.
Non resta che rilanciare con forza il grido di lotta di fine aprile scorso:

