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India: riprende forza la protesta degli “scarafaggi”. Centinaia di milioni gli oppressi e sfruttati emarginati ed esclusi da diritti civili e politici

Ad inizio ottobre sono riprese in India ampie manifestazioni di protesta popolare e giovanile la cui risonanza è amplificata dalle fantasiose modalità di comunicazione scelte dal Movimento degli Scarafaggi, il Cockroaches Janta Party, che nella scorsa estate aveva mobilitato un fronte di giovani, studenti e disoccupati, trasversale a caste e religioni, sull’opacità, la corruzione del sistema formativo indiano e sulla sua inadeguatezza rispetto al mercato del lavoro, caratterizzato da una alta disoccupazione di giovani (9,9%), che raggiunge il 40% tra i laureati.

Il movimento aveva strappato al governo Modi le dimissioni del suo ministro dell’Istruzione.

L’attuale ripresa delle proteste ha come motivazione contingente il processo di “pulizia” – o meglio epurazione politica – delle liste elettorali attuata sulla base della SIR (Special Intensive Revision), revisione straordinaria delle liste elettorali, partita nel 2025 in Bihar – dove grazie a questo meccanismo il BJP di Modi, con i partiti suoi alleati, vinse le elezioni con ampio margine.

La capitale Delhi è stata il teatro degli scontri più duri. Imponenti le manifestazioni anche nella capitale finanziaria, Mumbai, rilevanti quelle di Kolkata, Bengaluru, Pune e Hyderabad.

A Delhi, le proteste hanno paralizzato il distretto commerciale di Connaught Place, l’area di Central Park e lo storico sito di Jantar Mantar. 150.000 e i 200.000 i manifestanti complessivi nelle giornate di picco. Imponente lo schieramento di “forze dell’ordine”, oltre 25.000, che hanno operato 7.000 fermi, e trasformato la città in una fortezza, con stazioni della metro chiuse e blocchi di internet.

Uno scenario simile a quello instaurato durante la pandemia COVID. Ma il virus che si sta propagando ora è di carattere sociale, generato dai problemi concreti quotidiani della maggioranza della popolazione – le condizioni di lavoro e di vita, la questione abitativa, uniti alla consapevolezza delle forti diseguaglianze sociali – che esplodono in protesta e rabbia, e fanno temere alle classi dominanti il rischio che vengano messi in discussione i propri previlegi.

Le proteste sono il risultato di due organizzazioni principali:

  • Il movimento giovanile, gli “scarafaggi” (CJP) che hanno dato la spinta iniziale e più visibile sfruttando la mobilitazione digitale e sono stati i principali protagonisti a Delhi e a Mumbai, dove hanno mobilitato i giovani della classe media e dei professionisti (come i data analyst) (1).
  • I leader studenteschi e l’organizzazione per i blocchi fisici e i cortei sembra siano stati forniti dai sindacati studenteschi di sinistra, in particolare l’ala studentesca del Partito Comunista Marxista-Leninista Liberation AISA (All India Students’ Association,), con la sua leader Neha Bora (2).

Hanno appoggiato le proteste i sindacati dei contadini, la coalizione Samyukt Kisan Morcha (SKM) e l’All India Kisan Sabha (AIKS), annunciando una imponente marcia di trattori verso Delhi per il 23 ottobre (3).

Cerca invece di trarre vantaggi politici dalle proteste l’opposizione politica istituzionale, l’INDIA Bloc, la cui principale componente è il Partito del Congresso, capeggiato da Rahul Gandhi, insieme a leader regionali come Mamata Banerjee (TMC, Bengala Occidentale) e Arvind Kejriwal (AAP, Punjab) (4).

Nel contesto delle attuali massicce proteste, parallelamente a queste organizzazioni, sta svolgendo un ruolo di rilievo, anche dal punto di vista logistico, la NAPM (Alleanza/Coordinamento Nazionale dei Movimenti Popolari), una coalizione pan-indiana, che riunisce 250-300 movimenti sociali di base in 20 Stati dell’India, fondata a metà degli anni ’90 da sindacati, comitati territoriali, movimenti per i diritti degli indigeni (Adivasi), dei Dalit e delle donne (5).

Cancellazione dalle liste elettorali: cosa significa per un lavoratore migrante, per le caste inferiori, per i tribali, per i musulmani? (6)

La rilevanza politica e sociale della SIR, una direttiva emanata dalla Commissione elettorale nazionale, è sostanziata dal numero di cittadini indiani da essa colpiti. Le stime dei commissari incaricati dell’operazione parlano di oltre 133 milioni, pari a circa il 13-15% dell’elettorato (960 milioni registrati nel 2024).

La SIR riproduce le stesse identiche fratture e colpisce i medesimi strati sociali già colpiti da due precedenti riforme sulla cittadinanza, la legge Citizenship Amendment Act (CAA) e il National Register of Citizens (NRC). L’azione combinata di CAA e NRC crea profonde diseguaglianze e divisioni sulla base dell’appartenenza religiosa tra strati sociali oggettivamente accomunati da condizioni di vita e di lavoro simili. Se un cittadino non è in grado di fornire i documenti richiesti dall’NRC (certificati di nascita, titoli di proprietà degli antenati), perde la cittadinanza. Se però questo cittadino è hindu o cristiano, può essere “salvato” e regolarizzato tramite il CAA. Se invece è musulmano (o appartiene a fasce poverissime o si tratta di immigrati interni senza documenti), rischia l’apolidia permanente o la detenzione, non potendo usufruire della sanatoria del CAA.

Come dimostrato da ricercatori e istituti di ricerca indipendenti, il meccanismo SIR è una forma particolare di broglio elettorale legalizzato. Esso priva del diritto di voto strati sociali che in larga parte non votano per il BJP, favorendo l’agenda ideologica nazionalista Hindutva del governo Modi (7).

È dimostrato che i nomi di minoranze musulmane e cristiane, Dalit, Adivasi, fasce economicamente emarginate, analfabeti, lavoratori a giornata e lavoratori immigrati interni sono stati cancellati in gran numero, in modo sproporzionato rispetto alla loro percentuale risultante nelle precedenti liste elettorali. Tra queste categorie, la cancellazione delle donne elettrici è stata ancora più elevata.

L’esempio principale citato nelle proteste è quello del Bengala occidentale. Qui sono state escluse dalle urne ben 9 milioni di persone, di cui il 34% è musulmano a fronte di una popolazione islamica pari al 25% di quella complessiva. In alcuni collegi chiave la percentuale degli elettori musulmani cancellata è giunta al 95%. Qui il partito di Modi, BJP, ha ottenuto la maggioranza per la prima volta nella storia, e ha avviato una repressione contro gli immigrati “illegali”, con la creazione di numerosi nuovi centri di detenzione.

La minoranza musulmana in India ha tassi medi di scolarizzazione inferiori e minore possesso di titoli fondiari storici, cosicché quando vengono loro richiesti i documenti comprovanti la cittadinanza (come i certificati di nascita o i titoli di proprietà degli antenati), intere famiglie non riescono a superare il controllo. I musulmani inoltre registrano tassi di migrazione interna molto elevati per motivi di lavoro. Quando arriva il controllo dei funzionari statali, non si trovano a “casa loro”, non possono neppure comprovare la residenza come precondizione del diritto elettorale…

Ma gli effetti della SIR vanno ben oltre l’impedire la manifestazione del dissenso a questi strati sociali più oppressi tramite le urne.

Pur non equivalendo a una revoca immediata e automatica della cittadinanza, la cancellazione dalle liste elettorali produce concretamente e materialmente gravi effetti politici e socio-economici.

Con la cancellazione dalle liste elettorali, la Electoral Photo Identity Card (carta di identità elettorale con foto) non può più essere usata a dimostrazione della propria identità e residenza, necessaria per percepire sussidi economici diretti, come le pensioni di vecchiaia, i sussidi agricoli del programma PM-Kisan o i fondi per l’impiego rurale del MGNREGA.

La cancellazione dal voto è spesso anche il primo passo amministrativo verso l’accusa di essere un “immigrato illegale”, e il conseguente rischio di incarcerazione.

Inoltre, se un cittadino non riesce a superare i controlli documentali della SIR, le autorità locali possono revocare la Ration Card, privando le famiglie povere del cibo a prezzi calmierati (grano, riso, cherosene); diventa impossibile aprire conti bancari o richiedere prestiti bancari agevolati per l’agricoltura o le piccole imprese, poiché le procedure di KYC (Know Your Customer) respingono i profili segnalati come anomali nei registri elettorali.

È quanto accade nel Bengala Occidentale rurale, dove a seguito dei massicci controlli incrociati della Special Intensive Review (SIR), le autorità hanno iniziato a congelare o revocare le Ration Cards di chi è stato cancellato dalle liste elettorali per incongruenze burocratiche. Per le comunità rurali, la disputa sul diritto di voto si è trasformata in un’emergenza alimentare immediata, spingendo intere famiglie a unirsi alle proteste di piazza per difendere il proprio pane quotidiano.

Le condizioni sociali di vastissimi strati proletari e/o emarginati dell’India denunciate politicamente dal crescendo di mobilitazione degli ultimi anni, fino al movimento del Cockroaches, rappresentano la base oggettiva di un percorso di potenziale sovvertimento dell’ordine capitalistico indiano. La scelta che queste proteste e rivolte si trovano ad affrontare è tra l’incanalamento istituzionale per opera delle declamazioni egalitarie e riformiste dei partiti di “opposizione”, Partito del Congresso in primis, come alternativa alle nefandezze perpetrate dal governo BNP di Narendra Modi, e la loro radicalizzazione politica di classe.

Alle masse in movimento dovrebbe servire da monito la storia politica di questo partito, che ha governato l’India per oltre cinquant’anni dall’indipendenza. Ricordiamo che il Congresso, mentre praticava una politica clientelare, utilizzando i Dalit come bacino elettorale sicuro, non ha scardinato l’egemonia economica e terriera delle caste superiori nelle campagne, lasciando le comunità più povere esposte alle violenze quotidiane delle caste dominanti. Ha represso e massacrato le minoranze religiose (massacro dei Sikh (1984); ha consentito pogrom e violenze contro i musulmani – massacro di Nellie, Assam, 1983; massacro di Hashimpura (Meerut, 1987; moti di Bhagalpur (1989) e Mumbai (1992-1993); ha attuato politiche repressive contro le classi rurali e tribali; ha militarizzato il Nord-Est indiano.

Le difficoltà che si presentano al necessario percorso di riunificazione politica degli sfruttati ed oppressi dell’India, provengono oltre che dalla sirena liberal-riformista del Congresso e Co., dalla complessità sociale del miliardo e 400milioni di indiani, derivante dalla storia del paese, un subcontinente per dimensioni.

Una popolazione composta da quattro gruppi etno-antropologici storici, con 22 lingue ufficialmente riconosciute. Una popolazione di fatto ancora suddivisa in caste, che sanciscono la divisione tra coloro destinati a prevalere, gli eletti, e coloro destinati a sottostare, i paria, a cui viene benignamente elargito per legge il diritto a “quote” di welfare. Caste che intersecandosi con le divisioni di classe che caratterizzano il sistema sociale capitalistico, ne confondono i confini e le rendono meno riconoscibili.

Note

(1) https://www.dw.com/en/india-cjps-dipke-detained-amid-call-for-fresh-delhi-demo/live-79675849; https://www.bbc.com/news/articles/cmx237n1y9lzo

(2) https://jacobin.com/2026/10/india-cockroach-protests-elections-democracy

https://frontline.thehindu.com/columns/cjp-dipke-neha-congress-left-protests-cec-democracy/article71559493.ece

(3) https://www.thehindu.com/news/national/anti-cec-sir-protest-live-updates-oct-17-2026-cjp-tiranga-march-abhijeet-dipke-detained-delhi-police-neha-bora/article71595221.ece

(4)  Il Trinamool Congress: Partito delle radici popolari; Aam Aadmi Party: Partito dell’Uomo Comune.

(5) Tra le sue sigle costituenti ci sono formazioni storiche di massa come il Narmada Bachao Andolan (NBA) (il movimento guidato da Medha Patkar a difesa dei nativi sfollati dalle grandi dighe, che da solo ha mobilitato centinaia di migliaia di persone nei decenni). Grandi sindacati di lavoratori del settore informale, coordinamenti di contadini (Adivasi e Dalit), e associazioni di pescatori. [https://napmindia.org/national-convening-team/; https://napmindia.org/2026/07/31/the-streets-belong-to-a-new-generation/?fbclid=IwY2xjawVAYV9leHRuA2FlbQIxMQBwZG9mBXNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR5e1ZAR0uQl2u4- UO0qhPU6nNyVX4qfK7q0JY2IInCPcq9K7gv-Vc2PUhOOiQ_aem_jlcMJczsRhklpXv9NC3jog]

(6) Forniamo la dimensione degli strati sociali indiani colpiti politicamente ed economicamente dalla SIR e dalle precedenti leggi sulla cittadinanza.

I musulmani indiani sono circa 200-210 milioni, il 14,2% della popolazione (il che rende l’India uno dei paesi con la più grande comunità islamica al mondo).

Le Scheduled Castes (SC / Dalit) sono composte da 230-250 milioni di persone, pari al 16-18% della popolazione indiana.

La popolazione delle Scheduled Tribes-ST (gli Adivasi), è calcolata oggi, sulla base delle proiezioni demografiche nazionali del 2026, in circa 115 – 120 milioni di persone, pari a circa l’8,6% dell’intera popolazione indiana. Sono concentrati prevalentemente negli Stati centrali (Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Jharkhand, Maharashtra) e negli Stati del Nord-Est.

La popolazione complessiva delle Denotified, Nomadic, and Semi-Nomadic Tribes (DNTs) è stimata tra i 100 e i 120 milioni di persone. Rappresentano circa il 7% – 8% della popolazione nazionale, divisi in oltre 1.500 comunità e tribù diverse. Se uniamo i due gruppi ST e DVTs, la massa complessiva di cittadini appartenenti a queste tribù storicamente svantaggiate e marginalizzate oscilla tra i 200 e i 230 milioni di persone.

La percentuale complessiva di tutti questi strati sulla popolazione indiana giunge a oltre il 45%.

(7) L’Hindutva, in estrema sintesi, è una forma di etno-nazionalismo basato sull’identità culturale e geografica indù, distinta dalla pura fede religiosa. Creata negli anni 1920 con una funzione identitaria e anti-coloniale, è stata portata alla massima “efficacia” politica da Narendra Modi. Il Primo Ministro l’ha utilizzata per unificare la maggioranza indù al di là delle divisioni di casta e di classe, arruolandola al servizio dell’ambizione di un’India superpotenza mondiale e demonizzando al contempo le minoranze, in particolare i musulmani e gli immigrati, spesso definiti “infiltrati” o “termiti”. È evidente la similitudine delle funzioni che lega questa ideologia a quella dei razzisti anti-immigrati imperialisti occidentali, coniugata in tutte le sue forme, remigrazione compresa…

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