Ci scrive un compagno da Genova inviandoci due video e le sue considerazioni su queste giornate di mobilitazione degli operai ex-Ilva. Rilanciamo volentieri sia i video che i suoi commenti, che ci trovano pienamente concordi.
A Genova, invece di unire la lotta degli operai degli stabilimenti della città e del Nord con quella degli operai di Taranto, l’azione di FIOM e Lotta comunista (comunista?) hanno fatto il contrario. “Genova, Genova”! L’agitazione a Genova si è poi conclusa ieri con una sceneggiata concordata con il governo Meloni e il ministro dell’interno – una mera “soluzione-tampone” riservata a Genova è bastata a porre fine alla mobilitazione. A Taranto, oggi, giovedì 15, la mobilitazione operaia continua con presidi sulle statali 7 per Massafra e 106 Jonica in direzione Reggio Calabria, bloccate dalla mattinata di lunedì. (Red.)
“Compagni, vi giro questo video, magari avete voglia di commentarlo”.
“Vi giro un altro video proveniente da Genova dello sciopero-presidio (notte davanti alla Prefettura) degli operai ex Ilva.
“Il signore che parla al megafono è Armando Palombo (capo fabbrica militante di Lotta Comunista), affiancato da Stefano Bonazzi (segretario FIOM Genova), pure lui di Lotta Comunista. “Lavoro, lavoro“, “Genova- Genova” sono gli slogan. A rischio 1000 lavoratori a Genova e dintorni. Rifiuto della Cassa Integrazione come unica soluzione, ma investimenti e piani produttivi. Taranto? “E’ altra cosa in quanto sottoposta a un provvedimento giudiziario che GIUSTIFICA LA CHIUSURA“.
“Non così a Genova e nel nord. Qui c’è mercato, abbiamo i clienti e vogliamo continuare a lavorare.” “Se Taranto affonda, noi non vogliamo andare a fondo con loro”, “Fate arrivare i rotoli a caldo”, i “coils” (parole ancora di Palombo).
“Oggi l’incontro con Piantedosi, su cui riferisce Palombo nel video. Istituzionale, localista, concertativo, produttivista, elemento d’ordine e di pacifica convivenza. Questo è il sindacato sotto gestione Lotta comunista.
“Chiaramente dietro una conduzione simile il nucleo di piazza della fabbrica lo attiri all’organizzazione. Su quali obiettivi e per fare cosa, lo potete dedurre da soli. Non credo si possa fare nulla di importante per ora in fabbriche che quando si muovono, si muovono così. Sarebbe come sfilare di mano la marmellata al bambino: “poche storie, voglio lavorare, il resto vada pure a quel paese, Genova, Genova”…
“Però qualche riflessione sulla lotta sindacale in condizioni di localismo estremo (roba da Lega Sindacale del Nord) e di aziendalismo forsennato (soldi in cambio di tanto lavoro) credo, compagni, che si possa e si debba fare. Se, come credo, qualche contentino cadrà sulle teste dei genovesi a discapito dei tarantini, dovremmo e dovreste pur uscire a denunciare lo scempio. Perché non è detto, ma non lo escludo, che le ricadute occupazionali dell’economia di guerra possano essere affrontate da padroni e governo (e gestite dai sindacati) attraverso la politica dei “casi particolari”.
“Insisto. Oggi [ieri 14 ottobre] si è diffusa improvvisamente una notizia-bomba: la prefettura di Genova occupata dagli operai ex-Ilva. Un atto di incredibile illegalità? Macché, fine di un teatrino concertato.
“Dopo quarantott’ore di presidio nei pressi della Prefettura di Genova, dopo che l’ennesimo temporaneo “salvataggio” degli operai liguri era già stato messo nel conto e preannunciato trasversalmente dalle “autorità” tutte, abbiamo assistito alla messinscena della “occupazione” della Prefettura come preludio alla immediata pronta smobilitazione, in seguito all’annuncio della “vittoria” operaia da parte del suddetto Palombo.
“In cosa consiste tale vittoria? Nell’ennesimo rimando alle trattative verso “terzi” da parte dei commissari governativi, dando l’illusione ai lavoratori sul mantenimento o addirittura sul recupero di una occupazione già ampiamente massacrata.
“Governo, padronato e sindacati concertativo/localisti, come la FIOM genovese di Lotta Comunista, intendono gestire la crisi occupazionale pezzo per pezzo, dentro un’economia di guerra sempre più pressante. In che maniera? Concedendo da una parte e ottenendo dall’altra qualche proroga lavorativa dentro una pesante e irreversibile cassa integrazione, a condizione che ogni stabilimento rimanga ben avvolto nel suo “particulare”.
“Così, in base all’Accordo stipulato [ieri], a Genova arrivano le materie prime per andare avanti ancora per qualche mese, mentre a Taranto si punta allo sfinimento degli operai attraverso la Cassa Integrazione, senza naturalmente dare alcuna prospettiva seria ai lavoratori, se non ripetendo il mantra che ha portato a questa disastrosa situazione: “la produzione continua”…
“Ognuno per sé, Dio per tutti”; o se posso ricorrere al latino, “Mors tua vita mea“. Queste sono le linee seguendo le quali i sindacati istituzionali, collaborazionisti, concertativi si presentano ai lavoratori… alimentando l’istinto di sopravvivenza al posto della lotta generalizzata e della solidarietà di classe.
“Segnali preoccupanti di fronte a un’inflazione dilagante, al caro-energia e alla pianificazione dell’economia di guerra. Situazione che richiederebbe una mobilitazione proletaria perlomeno sul livello tedesco e non le guerricciole localiste condotte da gente che si fregia, screditandolo, del nome di “comunismo”. Non credete?”

