Con una delibera del tutto fuori dalle regole statutarie, un’assemblea tenutasi a Bologna il 27 settembre su iniziativa del SI Cobas nazionale, ha espulso dal SI Cobas i due coordinatori di Milano, Alessandro Zadra e Papis Ndiaye. In seguito il Si Cobas nazionale ha deciso di diffondere al pubblico quella delibera, ormai nota a tutti.
Qui di seguito la risposta del Coordinamento provinciale di Milano del 29 settembre, che fornisce una serie di precisi, e gravi, elementi di fatto utili a comprendere i perché di una simile decisione, che ha doppiato nel giro di poche settimane l’altrettanto irregolare rimozione del responsabile legale del SI Cobas, Simone Lusiardi. E da quale parte stia la difesa dei diritti e degli interessi operai. (Red.)
COMUNICATO PER DENUNCIARE QUELLO CHE STA ACCADENDO ALL’INTERNO DEL SI COBAS, E CHE HA PORTATO ALLE ESPULSIONI DI PAPIS E ALESSANDRO
Nella giornata del 27 Settembre 2026 si è svolto un sedicente “coordinamento nazionale” del SI Cobas a Bologna, privo di rappresentanza reale e disconosciuto da numerosi Coordinamenti provinciali, in prima fila quello di Milano.
Che questa accolita abbia sancito l’espulsione di Papis e Alessandro non ci stupisce: è l’atto finale di un processo di epurazione interna contro le figure più rappresentative tra i lavoratori, ritenute colpevoli di aver promosso una battaglia per la gestione collegiale del sindacato, e per la trasparenza amministrativa ed economica del sindacato verso i lavoratori.
Elenchiamo alcuni episodi che hanno segnato rotture insanabili.
Dicembre 2025
Nel sindacato si sono definite due linee sindacali opposte. Dopo innumerevoli confronti anche a livello nazionale, da un lato la dirigenza ha cercato di promuovere incontri di filiera per ottenere i premi di picco natalizio, addirittura introducendo un gettone di presenza per lavorare la domenica in alcune filiere come SDA, e svilendo i lavoratori a scioperare su una generica piattaforma di lotta progressivamente ridotta a una mera e inconcludente propaganda.
Dall’altro lato, tutti i lavoratori delle SDA di Milano, seguite da Alessandro Zadra, hanno deciso di intraprendere uno sciopero per superare la propaganda e ottenere un aumento della retribuzione a parità di orario.
Lo sciopero, indetto proprio durante l’aumento dei volumi dovuti al picco natalizio, ha costretto i fornitori ad aumentare l’indennità di turno spezzato per i facchini vigente (da 11 a 14 euro al giorno), e a introdurre la nuova indennità per la movimentazione dei trasporti-sicuri per i driver (+5 euro al giorno oltre la trasferta).
E’ risultato chiaro che questa prova di forza e di combattività ha ingelosito la dirigenza del SI Cobas, che anziché generalizzare una rivendicazione vincente estendendola sul piano nazionale (SDA, GLS, BRT, ecc.), ha reagito sostituendo la dialettica sindacale con provocazioni, insulti e diffamazioni, fino a organizzare una spedizione punitiva nella sede di Milano contro Alessandro Zadra e la compagna del SI Cobas Alessandra.
Le aggressioni, ad opera di 2 membri del SI Cobas, sono state prima negate e poi declassate internamente a una “sceneggiata napoletana”.
Aprile 2026
Nel magazzino Tiesse di Landriano, seguito da Papis Ndiaye da 15 anni, il coordinatore nazionale è intervenuto per iscrivere un gruppo di referenti aziendali precedentemente denunciati dalle lavoratrici e lavoratori iscritti per atteggiamenti oppressivi e antisindacali. Dopo le iscrizioni, l’azienda gli ha fissato un incontro sindacale senza la presenza dei coordinatori di Milano e dei delegati storici. La mattina dell’incontro, i lavoratori della Tiesse hanno deciso di contestare il Coordinatore nazionale e rigettare le iscrizioni dei loro “capi”, chiedendo di non firmare alcun accordo poiché da mesi conducevano una lotta per la salvaguardia del posto di lavoro in un contesto di possibile chiusura dell’impianto da lì a un anno.
Il giorno seguente, siamo venuti a conoscenza di un accordo sindacale siglato da membri del SI Cobas incluso Aldo Milani, comprensivo di una clausola di raffreddamento con esplicito divieto a scioperare nel magazzino. L’accordo superava gli stessi limiti imposti dalla Legge 146 in materia di scioperi, negando la possibilità di scioperare senza l’autorizzazione del Coordinatore nazionale, pena il riconoscimento del danno economico dovuti dagli scioperi senza neanche passare dal Tribunale. Alla denuncia del provinciale di Milano, sono seguiti episodi di intimidazione ai danni delle lavoratrici, insieme ad accuse, diffamazioni e minacce di espulsione contro i delegati storici.
Inoltre…
Revoca illegittima di un operaio dalla carica di Rappresentante Legale e accuse diffamatorie di corruzione e spionaggio. Nell’ultimo anno sono stati innumerevoli gli episodi di gestione militare delle assemblee e repressione del dissenso interno, insieme a insulti, accuse e diffamazione contro tutti quei compagni e quelle compagne che hanno portato avanti la battaglia politica per riformare e rinnovare il SI Cobas, nell’interesse della classe dei lavoratori, per la promozione di un sindacato di classe, per risanare una struttura sindacale che fosse capace di cogliere le sfide sociali, dentro e fuori dai luoghi di lavoro.
Tra gli ultimi episodi citiamo: 1) la rimozione dell’operaio di SDA, Simone Lusiardi, dalla carica di responsabile legale, accusato di essere troppo legato a Papis e Alessandro: la sua integrità morale e politica non era mai stata messa in discussione da alcun membro dell’associazione fino allora; Simone Lusiardi è stato sostituito con Gino Orsini, che accentra oggi le cariche di responsabile organizzativo, amministrativo, tesoriere e responsabile legale; 2) l’accusa calunniosa, in un’assemblea dei delegati, contro Papis e Alessandro, di essere 2 corrotti a disposizione dei padroni e addirittura delle spie dei servizi segreti all’interno del sindacato, nonostante la sfilza di processi penali in corso per le lotte sindacali, politiche e al fianco della causa degli oppressi.
Modalità e calunnie che, per la gravità dei fatti, ci impongono di rispondere a tutela dell’integrità dei compagni accusati e a tutela della rappresentanza di tutti i lavoratori, che con noi stanno conducendo questa battaglia sin dal primo giorno, portandole nelle sedi legali competenti poiché, purtroppo, gli spazi originariamente adibiti al confronto politico, sindacale e sociale non possono in alcun modo più essere considerati spazi sicuri e rispettosi della storia, dei sacrifici, della dignità di tutti gli operai e le operaie in lotta.
Il Coordinamento provinciale dei delegati di Milano nella sua ultima riunione dell’11 settembre, ha denunciato l’usurpazione di potere costituita dalla sostituzione di Lusiardi con Orsini, e ha disconosciuto la legittimità della gestione amministrativa dell’associazione, decidendo all’unanimità con un solo astenuto (su 79 presenti) la sospensione delle quote sindacali, in segno di protesta verso chi utilizza il sindacato come un mezzo di potere per i propri interessi; così come ha disconosciuto la legittimità del coordinamento nazionale e disertato la riunione, per tutelarsi dall’ennesimo scontro interno che riduce l’ambiente sindacale ad un ambiente tossico e ad un’arena per guerre tra poveri.
Lunedì mattina abbiamo anche appreso che la misura del “commissariamento” di Milano da parte del nazionale si è tradotta nella sostituzione delle serrature della sede, cioè nella sua chiusura. In tutta Italia, sono state inviate un centinaio di PEC per dissuadere i padroni a mantenere aperte le relazioni sindacali con i Coordinatori più rappresentativi del Provinciale, nel tentativo di creare scompiglio e privare i lavoratori della propria rappresentanza sindacale. Ma lo diciamo chiaramente: arresti, denunce e repressione padronale non ci hanno mai fermati, non saranno le purghe reazionarie a farlo.
Papis e Alessandro sono i legittimi rappresentanti del Coordinamento Provinciale di Milano. In qualsiasi magazzino dove non verrà garantita la loro agibilità politica, sarà sciopero. Chi vuole il Commissariamento del Provinciale di Milano, dovrà impegnarsi di più. BUTTATECI FUORI TUTTI.

