Riceviamo da Carlo Soricelli, l’instancabile animatore dell’Osservatorio nazionale morti sul lavoro di Bologna questa nota che volentieri facciamo nostra e rilanciamo.
Facciamo osservare che questo lugubre record è stato raggiunto non nei giorni conclusivi della settimana di lavoro, quando già lo stress lavorativo e l’usura dei muscoli e dell’attenzione si sono accumulati, ma di lunedì, ad inizio settimana, cosa totalmente insolita. E indicativa del fatto che i lavori pericolosi si stanno diffondendo a macchia d’olio così come le violazioni anche delle minime misure di sicurezza sul lavoro. Non a caso la provincia che detiene il funesto record di morti sul lavoro e in itinere (andando al lavoro o tornando dal lavoro) è in Italia la provincia di Treviso, il regno della pestifera piccola e piccolissima impresa a cui il governo Meloni (come e più dei precedenti, se possibile) ha assicurato il totale salvacondotto: “sfruttate, violate le norme sulla sicurezza sul lavoro ed evadete quanto volete! Vi copriamo le spalle”. (Red.)
Ecco la nota di Carlo Soricelli diffusa ieri:
“Anche ieri sette famiglie distrutte in un solo giorno, che si aggiungono a una strage infinita che non trova sosta. Nel post chi sono le sette vittime
“Tra queste tragedie, stringe il cuore la fine di Osmani Kujtim, un ragazzo macedone di appena 19 anni (nella foto). È spirato all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso dopo meno di 48 ore di agonia: sabato mattina si trovava con il padre alla “Arko” di Motta di Livenza quando la copertura su cui lavorava ha ceduto, inghiottendo i suoi anni e i suoi sogni. Morire a 19 anni, davanti al proprio padre mentre si cerca di costruirsi un futuro, è un dolore inaccettabile che grida giustizia.
Ma la scia di sangue di ieri non si ferma qui:
- Pasquale Riillo, deceduto nel Parmense all’interno di una cava sul Po. E’ morto a 1000 km dalla sua Calabria
- Salvatore Terracina, che ha perso la vita nel Potentino.
- Rosalia La Manna (titolare di un’azienda agricola) e il figlio Vincenzo Troia, morti per le esalazioni di una cisterna nell’azienda agricola di famiglia a Partinico di Palermo
- Un motociclista che ha perso la vita in itinere nel chietino, mentre tornava dal posto di lavoro.
- Un operaio deceduto nel mantovano, improvvisamente, nel parcheggio aziendale a fine turno, dopo aver portato a termine la sua giornata di fatica e stress.
“Sette vite spezzate. Non sono numeri, sono persone, padri, madri, figli. La sicurezza sui luoghi di lavoro deve diventare una priorità assoluta e non più un costo da tagliare.
“Siamo a contare 1036 vite perse nel 2026, a questa mattina del 22 settembre 2026.”

