Il milione di nuovi posti di lavoro del governo Meloni, ovvero quando la statistica la fanno i padroni.
Durante il meeting di Rimini a fine agosto, la Meloni se n’è uscita rivendicando la creazione di un milione di posti di lavoro come risultato di due anni e mezzo del suo governo. Vediamo cosa c’è di vero – se guardiamo la realtà dal lato del lavoro salariato.
I dati citati dalla Meloni sono ripresi dal bollettino Istat su occupati e disoccupati di giugno 2025. Sono corretti questi dati? Sì. Ma anche no. Dipende dai punti di vista. Perché? La statistica non è una scienza esatta. E tantomeno una scienza super partes. I risultati di uno studio statistico sono influenzati dall’oggetto o dal fenomeno che si vuole di studiare, dalla metodologia che viene adottata per la rilevazione e, naturalmente, da chi commissiona lo studio.
Abbiate un po’ di pazienza perché dobbiamo andare un istante nel “tecnico” – che è, però, molto politico.
I dati a cui si riferisce la Meloni sono basati su un’indagine campionaria “condotta mediante interviste alle famiglie, il cui obiettivo primario è la stima dei principali aggregati dell’offerta di lavoro, occupati e disoccupati”. In questo caso, tutto ruota attorno alla definizione di “occupato”. Per l’Istat, così come per tutti i dati pubblicati dall’Unione europea e dagli stati che ne fanno parte, gli “occupati” comprendono “le persone tra 15 e 89 anni che nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro a fini di retribuzione o di profitto, compresi i coadiuvanti familiari non retribuiti” (1). Chiaro? Almeno un’ora di lavoro nella settimana di riferimento, anche senza retribuzione – una definizione di “occupati” semplicemente ridicola.
Viene in mente il famoso pollo di Trilussa, e “la media che è sempre eguale puro co’ la persona bisognosa”, visto che sono messi sullo stesso piano lavoratori in cassa integrazione fino a tre mesi, tirocinanti che – con la scusante della formazione – lavorano gratuitamente o semi-gratuitamente, lavoratori che hanno svolto una sola ora di lavoro nella settimana in cui si effettua la rilevazione statistica, e che magari sono assunti a chiamata nel turismo con un qualche tipo di contratto farlocco registrato giusto per salvare le apparenze in caso (rarissimo) di controlli dell’ispettorato del lavoro o della guardia di finanza, e lavoratori che, invece, di ore ne hanno svolte 50, o anche di più, a causa dello straordinario comandato.
E vediamo ora in cosa consiste effettivamente la crescita dell’occupazione rivendicata da Meloni&Co, partendo da un confronto con la situazione media europea.
Anzitutto: l’Italia non è un’eccezione, è parte di una tendenza più ampia, che coinvolge tutta l’area Euro e che dal 2019 ha portato a 7,2 milioni di occupati in più – in larghissima misura precari e sottopagati (2). A livello europeo la crescita della occupazione ha riguardato principalmente donne, immigrati e lavoratori over 50; nel caso italiano ha riguardato soprattutto maschi italiani over 50. Effetto, questo, della celebre “riforma Fornero” del 2012, che ha costretto decine di migliaia di lavoratori a posticipare il pensionamento, facendo aumentare così, nelle statistiche, anche la quota di contratti a tempo indeterminato (un aumento farlocco perché non si tratta affatto di nuovi occupati a tempo indeterminato). In Italia, è l’Istat a dirlo, non noi, “la percentuale dei pensionati tra i 50 e i 74 anni di età (pari al 32,1%) è tra le più basse in Europa, superiore solo a quelle di Spagna (24,3%), Danimarca (25,5%) e Grecia (31,7%), mentre si distanzia di oltre 8 punti percentuali dalla media Ue27 (40,5%). Di contro, in Italia la quota di persone che non lavorano e non beneficiano di alcuna pensione (24,4%) è tra le più alte (è inferiore solo a quelle di Spagna, 29,8%, e Grecia, 25,1%) e si discosta dalla media dei Paesi di 8,1 punti per le persone che non lavorano e non beneficiano di alcuna pensione percentuali” (3).
Inoltre, l’Italia continua a registrare i tassi di attività e di occupazione peggiori dell’Unione europea (a luglio 2025 rispettivamente 66,8% e 62,8% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) (4). Perfino in Romania e in Grecia il mercato del lavoro sta registrando risultati migliori, nonostante questi paesi abbiano subìto in modo molto più pesante gli effetti della crisi economica globale del 2008 e delle misure ultraliberiste imposte successivamente dalla Troika. Il record – ma negativo – riguarda in particolare le donne e i giovani. L’occupazione femminile, anche se in lievissima crescita, è da anni la più bassa a livello europeo (53,7%, a fronte di una media del 66,2%). Il tasso di occupazione giovanile, invece, non solo è tra i più bassi in Europa (18,7%, a fronte di una media del 33,9%), ma, dopo una fase di crescita altalenante, è addirittura sceso sotto il livello di inizio mandato del governo Meloni (dicembre 2022: 19,9%; settembre 2023: 20,8%; luglio 2025: 18,7%) (5).
Insomma, se i numeri assoluti di occupati sono effettivamente cresciuti, questo non è certo un merito delle “virtuose politiche” delle destre al governo, ma l’effetto perverso di misure che anche in questi tre anni (pensiamo a quelle su appalti e sub-appalti) hanno peggiorato le condizioni di lavoro degli operai e dei salariati e li hanno costretti ad accettare quantità di lavoretti purché sia, o lavori che comunque non danno garanzia di stabilità. La crescita dell’occupazione si è concentrata, infatti, nel settore delle costruzioni, nel commercio e nei servizi di alloggio e di ristorazione – settori che, per motivi diversi, non danno garanzie di crescita e stabilità dell’occupazione sul lungo termine. Il settore delle costruzioni si è ripreso a fatica dagli effetti della crisi economica globale del 2008 e deve la crescita degli ultimi anni essenzialmente all’effetto dopante del Superbonus 110% e degli investimenti infrastrutturali finanziati con i fondi del PNRR – misure estemporanee, già scadute o in procinto di terminare, che porteranno a un’esplosione del debito pubblico, che ricadrà sul groppone delle future generazioni di lavoratrici e lavoratori. Quanto al settore alberghiero e della ristorazione – da sempre sinonimo di instabilità e precarietà, visto che dipende dalla stagionalità e dall’afflusso turistico -, Unioncamere e Ministero del lavoro prevedono che a settembre 2025 l’occupazione calerà sia rispetto a luglio 2025, che rispetto a settembre 2024 (6).
In ogni caso, ripetiamo, anche se i numeri assoluti dell’occupazione sono aumentati, la Meloni si guarda bene dal nominare il vero record – anch’esso negativo – della “sua” Italia: tra il 2021 e il 2025 l’Italia è al primo posto tra le principali economie Ocse per la diminuzione dei salari reali (- 7,5%) (7). Grazie anche all’abolizione del reddito di cittadinanza imposta dal suo governo, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è passata dal 22,8% nel 2023 al 23,1% nel 2024 (circa 13.525.000 persone) (8). Sotto il suo governo le persone che vivono in famiglie “a bassa intensità di lavoro” (ossia con componenti tra i 18 e i 64 anni che nel corso dell’anno di riferimento hanno lavorato meno di un quinto del tempo), colpite dal fenomeno distruttivo al massimo della disoccupazione di lunga durata, sono aumentate dall’8,9% nel 2023 al 9,2% nel 2024 (circa 3.873.000 persone) (9). Il 16,5% degli operai vive in condizioni di povertà assoluta e complessivamente il 21% dei lavoratori ha un reddito troppo basso per vivere “in modo adeguato” (10).
Ma c’è un altro record negativo di grande impatto che la truffatrice Meloni tace: il record dei morti sul lavoro – raggiunto anch’esso sotto il suo governo: del resto, come dicemmo dal primo giorno: governo Meloni, governo dei padroni. Il curatore dell’Osservatorio di Bologna sui morti sul lavoro, Carlo Soricelli, non si stanca di documentarlo. Questo un suo comunicato di quattro giorni fa (9 settembre): “Nei giorni scorsi abbiamo superato la soglia dei 1000 morti sul lavoro, di cui 702 sui luoghi di lavoro. […] mai dire chiaramente che i dati dell’INAIL riguardano solo i lavoratori assicurati presso quell’Istituto. Tutti lo sanno, lo sanno gli italiani che seguono in massa i post dell’Osservatorio, ma la politica fa finta di niente: “Non lo dice INAIL, quindi non sono morti”. E basta anche a scandalizzarsi solo per i 4 morti sul lavoro avvenuti ieri: la media quotidiana è sempre più di 4, anche il sabato e la domenica. È uno scandalizzarsi di facciata [primatista in ipocrisia di stato l’inquilino del Quirinale – n.], destinato a lasciare tutto com’era prima, senza toccare gli interessi che ruotano attorno alla “Sicurezza”. Solo in agricoltura, dall’inizio dell’anno, sono già 102 gli agricoltori schiacciati dal trattore. La stragrande maggioranza non compare nelle statistiche INAIL perché non erano dipendenti” (11). E giustamente chiama in causa la “caporalizzazione” dei rapporti di lavoro, documentando che a morire sono sempre di più i lavoratori immigrati e i lavoratori anziani.
Ecco i veri record del governo Meloni, se guardiamo alle cose non dal lato del capitale e dei suoi servi, ma dal lato del lavoro salariato!
NOTE
(1) La definizione Istat include anche coloro che “sono temporaneamente assenti dal lavoro perché in ferie, con orario flessibile (part time verticale, recupero ore, etc.), in malattia, in maternità/paternità obbligatoria, in formazione professionale retribuita dal datore di lavoro; · sono in congedo parentale e ricevono e/o hanno diritto a un reddito o a prestazioni legate al lavoro, indipendentemente dalla durata dell’assenza; · sono assenti in quanto lavoratori stagionali ma continuano a svolgere regolarmente mansioni e compiti necessari al proseguimento dell’attività (da tali mansioni e compiti va escluso l’adempimento di obblighi legali o amministrativi); · sono temporaneamente assenti per altri motivi e la durata prevista dell’assenza è pari o inferiore a tre mesi” (https://www.istat.it/wp-content/uploads/2022/10/Glossario.pdf).
(2) https://www.ecb.europa.eu/press/blog/date/2025/html/ecb.blog20250508~897078ce87.en.html
(3) https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Pensione_partecipazione_mercato-del-lavoro.pdf
(4) https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/CS_Occupati-e-disoccupati_LUGLIO_2025.pdf
(5) Database Eurostat.
(6) https://excelsior.unioncamere.net/excelsior-bts/document/bollettino/month/14113
(7) https://www.oecd.org/en/data/indicators/average-annual-wages.html
(8) https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2023-e-2024/
(9) https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2023-e-2024

