“Decreto infrazioni”: chi era costui? Anche se ne sentite parlare per la prima volta, non sottovalutatelo. Non sottovalutate gli atti di governo che si presentano come semplici atti amministrativi, e sono invece atti di “politica sociale”: nel 99,9% dei casi, provvedimenti contro la classe sociale del lavoro salariato, a favore della classe che ingrassa sul lavoro salariato (spesso sotto-salariato) dei “propri” sottoposti/e.
Se avete un po’ di pazienza, ve lo dimostriamo. Con un paio di casi concreti che riguardano non 4 gatti, ma decine di migliaia di persone, e tanti lavoratori e lavoratrici.
Mentre il Dpef imperversa nelle cronache, il cd. Decreto Infrazioni (che serve ad aggirare le prescrizioni europee) passa in silenzio ma i suoi effetti sono così importanti che lo si può considerare una vera e propria estensione della finanziaria.
Quest’ultima – il “documento di programmazione economica” – non è ancora definita
in tutti i suoi aspetti. Benché sia sempre più chiaro che è una stretta sugli strati ai
margini del proletariato, anzi: sul proletariato nel suo insieme, con qualche “colpo di striscio” alla media
borghesia che spinge, mai sazia, per poter godere di flat tax, condoni fiscali sostanziosi – il governo Meloni ne ha già fatti una ventina, quasi uno ogni 30 giorni! – , scudi fiscali e mano libera per speculazioni di ogni genere. Forse non mancheranno sorprese a carattere
puramente demagogico come l’ultima trovata dell’ineffabile Salvini che chiede il ripristino della
riduzione a 70€ del canone di abbonamento alla TV. Intanto tutti i partiti hanno presentato
emendamenti, e mentre è ovvio che le opposizioni – si fa per dire – ne abbiano presentati in gran
numero, è meno consueto che i partiti della maggioranza ne presentino 1.261, segno di lotte tra alleati per
accaparrarsi simpatie, consensi di piccole lobby e fare propaganda.
In ogni caso si tratterà di modifiche di poco conto – o addirittura del tutto simboliche – rese
ricevibili a condizione che non intacchino l’impianto di fondo della manovra economica nei suoi
aspetti fondanti: l’attacco al proletariato e la preparazione di un organico piano di economia di
guerra, un piano nel quale trova uno spazio fondamentale la repressione già predisposta dai
“decreti sicurezza” che sono in discussione in parlamento. Non ci fermeremo quindi al livello delle
iniziative da “emendamento” più o meno parlamentare o sindacale, e nemmeno al solo
“documento di programmazione economica e finanziaria”. Quello che ci interessa è vedere come
singoli aspetti della manovra economica agiscono sulle classi sociali perché pensiamo che il
Documento di Programmazione Economica è la manifestazione di massimo livello politico che la
classe dominante mette in campo. Lo ribadiamo contro chi – per interessi di classe – vorrebbe
mascherarlo da puro fatto contabile, da questione di dare-avere e di disponibilità di risorse. Non è
così! Comunque li si voglia chiamare, questi atti non sono semplici fatti amministrativi, ma mettono
su carta il programma della classe dominante, ed hanno effetti sulle classi subalterne non solo in
termini di salari, redditi e condizioni di vita, ma anche di rapporti reciproci tra le classi. Non solo
finanziaria, quindi.
Sembra cosa da poco, ma non è così!
Il decreto legge infrazioni – già passato alla Camera con ampio consenso dei deputati e che è
diventato legge (1) – intendeva rispondere alle osservazioni che l’UE aveva più volte formulate
all’Italia per non essersi allineata alla direttiva Bolkestein che prevede liberalizzazione, gare di
affidamento per i servizi balneari, in pratica, la fine delle concessioni secolari ed ereditarie che lo stato italiano
prevede come norma generale. Senonché la piccola borghesia sfruttatrice è portata in
palmo di mano da questo governo che nella cura degli interessi di questo strato dimostra tutta la
sua furbizia, consigliata e fiancheggiata da un apparato burocratico di stato che da sempre è stato
reazionario, conservatore e carico di livore di classe nei confronti del proletariato. Se guardiamo a
come hanno aggirato i vincoli posti dalla UE, non possiamo che esserne stupiti. Ed infatti il governo
si è adoperato presso la Commissione Europea affinché venissero prorogate le licenze dei
“balneari” fino 2027. I balneari non hanno bisogno di sindacati: c’è il governo che lavora per loro conto, e con zelo, e ha strappato alla Commissione Europea un altro importante salvataggio per un
folto contingente di 1.500 circoli sportivi sorti nel tempo sulle sponde di fiumi, laghi e mari.
Restiamo in attesa della riconversione in circolo sportivo degli stabilimenti balneari che invadono i
litorali senza soluzione di continuità per chilometri impedendo di fatto ogni possibilità di
balneazione libera e gratuita. Sono 7.244 gli stabilimenti balneari (2), ma i gestori sono in numero
inferiore dato che sono in atto due processi concomitanti. Il primo è un incremento costante
degli “insediamenti”, il secondo è la compravendita degli stabilimenti stessi. Il settore è
diventato appetibile per gli investitori a caccia del classico profitto senza fatica – brillano nomi di
proprietari quali Santanchè e Briatore –, quindi possiamo immaginare che il consenso e le pressioni
di questo ambiente che va dal piccolo imprenditore al ministro pescecane abbiano un certo peso. Le
statistiche – non molto limpide – dell’occupazione nel settore parlano di circa 60mila addetti di cui
43mila dipendenti (in media 6,5 occupati/e per impresa), e se consideriamo che Stellantis si è ridotta in Italia a
meno di 43mila dipendenti, comprendiamo meglio la rilevanza del settore in mano ai “balneari”.
Rilevante anche per il livello di organizzazione che i pescecani dei lidi a pagamento, campioni di
evasione fiscale e sfruttamento bestiale dei lavoratori, si sono dati. Oltre alle organizzazioni di
categoria, hanno anche più di un organo di stampa e, tra questi, segnaliamo “Mondo balneare –
testata registrata presso il tribunale della repubblica di San Marino – che mena vanto d’essere il
portale di riferimento per il settore turistico balneare. Dopo tutto questo sforzo meloniano, i
padroni delle spiagge hanno avuto anche l’impudenza di gridare al tradimento del governo perché pretendevano anche
indennizzi, rimborsi, condoni per le opere abusive e le tonnellate di cemento versate sugli arenili. I
pescecani, si sa, sono avidi e non dormono mai, non possono dormire! Capite perché i
sovranisti starnazzano contro l’Unione Europea? Non si tratta della patria, dell’orgoglio italico, dei
vili burocrati di Bruxelles, si tratta dei lauti conti dei propri protetti (e quindi anche loro): è il capitalismo, bellezza!
Tutto qui? Si tratta solo di qualche ombrellone?
No, c’è un seguito illuminante. Se alla voce “citazioni celebri” di Warren Buffett – il n° 3 al mondo
tra i ricchissimi – cercate quella che riguarda le classi sociali non troverete cose molto significative.
Dovrete faticare molto per trovare questa: “È in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo” (3).
Il decreto infrazioni, infatti, non salva solo i circoli sportivi ma anche le concessioni “per la
realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto inclusi i punti di ormeggio”,
vale a dire la camorra dei posti barca. Di chi il merito? Di Confindustria Nautica che dichiara così:
“Si conclude positivamente il lungo e spesso silente, ma ininterrotto, lavoro portato avanti
nell’ultimo biennio da Confindustria Nautica a tutela della portualità turistica” – commenta il
Presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi – “che ci ha visto sia componenti del tavolo
tecnico istituito a Palazzo Chigi, sia interlocutori della Presidenza del Consiglio e del Ministero delle
Infrastrutture e trasporti nelle fasi successive. Ringrazio il Presidente Giorgia Meloni, il Vice-
Premier e Ministro delle Infrastrutture Salvini e la maggioranza per aver accolto le nostre istanze”. (4)
Come sono educati i borghesi… Lavorano in modo silente ed ininterrotto fino alla
vittoria, e con l’appoggio dei governi che da sempre svolgono il ruolo di comitato d’affari della
borghesia.
Ma a noi che non abbiamo la barca, che per pagare lettino ed ombrellone dobbiamo ricorrere ai
risparmi, cosa importa di tutto questo, e come mai non c’è stata la rivolta sociale che è scappata di
bocca a Landini? C’importa e come, dato che in tutte le manovre finanziarie si è trovato il modo di
privilegiare la borghesia a scapito delle altre classi ricorrendo al trucco di far scaricare sulla fiscalità generale le mancate
entrate nelle casse dello stato scaricandole. Un esempio che vale per tutti è
il taglio del cuneo fiscale, sbandierato sotto il naso di tutti i lavoratori e a tutti i sindacati come
prova della “grande attenzione” che il governo ha per i proletari. A parte i miserevoli importi in
busta paga che ciò comporterà, la questione importante è che diminuendo le trattenute
contributive – il cuneo fiscale è nient’altro che questo – all’Inps arriveranno minori entrate che il
governo dovrà compensare con un corrispettivo finanziamento, e questo verrà sottratto alla spesa
sociale, alla previdenza, alla sanità. Con un trucco di questo tipo, proletari e borghesi vengono
messi sullo stesso piano: tutti pagheranno “in eguale misura” con la differenza che i redditi degli uni
e degli altri non sono nemmeno paragonabili. E’ esattamente con questi metodi che la forbice dei
redditi aumenta, e anche chi ha un lavoro stenta, sempre più ad arrivare a fine mese, mentre le
mense degli elemosinieri del Papa si riempiono sempre più.
Prima parziale conclusione
Della finanziaria parleremo quando tutti i particolari saranno definiti, ma quanto detto è il filo
conduttore della manovra governativa che al danno unisce la beffa sostenendo che sta
diminuendo le tasse per tutti, mentre in realtà fa parti uguali tra disuguali. Chi sottovaluta l’opera
di questo governo per il fatto reale che si presenta come un branco di imbecilli, non considera
l’apporto decisivo che costoro ricevono dalla burocrazia statale specialista non solo in repressione ma
anche in comando sulle classi subalterne, funzione speciale dello stato da sempre trascurata dalle
analisi storiche di una certa sinistra che pensa che la presa del potere risolverà ogni questione: a loro una
rilettura di Stato e Rivoluzione sarebbe opportuna (vale per tutti, comunque).
La seconda – e più grande delle domande – riguarda il perché del lungo sonno del proletariato in
un paese, unico al mondo, in cui i salari medi sono diminuiti del 2,9% negli ultimi trent’anni (Ocse)
e gli occupati a rischio povertà sono l’11,5% (Rapporto Istat). Naturalmente le cause sono
molteplici come in tutti i fenomeni sociali ma, per restare al contenuto di quest’articolo, è ovvio
che nelle piccole imprese turistiche di cui parlavamo (5), il ricatto sui lavoratori è più forte che altrove
e giunge fino ad una sorta di solidarietà di scopo con la propria azienda. La condizione lavorativa è
resa, poi, più difficile dall’assenza di protezione sindacale e dalla presenza di 1.011 contratti di
lavoro, altra causa della disgregazione della classe che si trova, pertanto, in condizioni così
diversificate da rendere difficile anche l’unità di una lotta su un obiettivo comune anche se solo sul
piano economico, salariale e normativo. Non si esce da questa spirale se non si riesce ad unificare
la classe sotto uno stesso obiettivo, andando al di là delle lotte sindacali – anche le più combattive – impostate sulle sole rivendicazioni salariali. Il compito dell’organizzazione della classe per sé resta difficile, ma è l’unico che può dare una risposta adeguata a Warren Buffett, a Elon Musk, a Jeff Bezos, a Zuckerberg, ai megacapitalisti di tutte le nazionalità e ai loro inservienti politici.
Note
1 ) Su questo decreto il governo ha posto la fiducia. Com’è noto, questo metodo serve a blindare un dato
provvedimento rendendone rapida l’approvazione e mettendolo al sicuro da voti contrari ad opera di qualche
dissenziente nella maggioranza.
2 ) L’indagine di Unioncamere del 2022 dichiara che le imprese del settore hanno avuto un incremento del 25% nel
decennio 2011-2021. L’ultima rilevazione porta a 7.244 il numero di imprese alla data di dicembre 2023.
3 ) in Nytimes.com, “In class warfare, guess which class is winning”, 26.11.2006
4 ) Cit. da “Vela veneta”, 9.11.24.
5 ) Non a caso abbiamo citato il dato medio di 6,5 dipendenti per impresa.

