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Il boia Netanyahu all’ONU: protesta in piazza (video), più di 100 fermi, gli Stati rimasti in aula e quelli usciti

Forse è esagerato parlare di un “fiume di gente per le strade di New York”, ma sta di fatto che una dimostrazione di strada molto animata contro il boia che ha guidato e sta guidando il genocidio di Gaza, c’è stata. E qui, “opportunamente”, il sistema dei mass media ne ha cancellato le immagini dal vivo (salvo che per l’arresto di Susan Sarandon), a riprova di quanto sistematica, strutturale è la connivenza delle istituzioni italiane, a tutti i livelli, con lo stato di Israele e la sua natura e politica colonialista, suprematista, razzista, genocida.

L’altra cosa da rimarcare è che la polizia agli ordini dell’anti-Netanyahu Mamdani, è stata in realtà impegnata da un lato a proteggere il boia con particolari misure di sicurezza, e dall’altro ha fatto più di un centinaio di brevi arresti intimidatori tra i dimostranti – materiale di riflessione utile per chi si fida ad occhi chiusi dei DSA e del loro “radicalismo”, se ha voglia di aprire gli occhi.

Altrettanto utile è scorrere dall’inizio alla fine la lista delle delegazioni che hanno abbandonato la sala in cui il boia ha rivendicato a proprio merito il genocidio del popolo palestinese, e assicurava che “il lavoro non è ancora finito”.

Eccola:

Palestina, Sudan, Tunisia, Turchia, Iran, Iraq, Siria, Yemen, Egitto, Turkmenistan, Senegal, Oman, Qatar, Algeria, Pakistan, Somalia, Angola, Arabia saudita, Uzbekistan, Sud Africa, Kuwait, Spagna, Indonesia, Tuvalu, Repubblica del Congo, Libano, Libia, Mauritania, Giordania, Venezuela, Tonga, Antigua e Barbuda, Barbados, Colombia, Comore, Dominica, Gibuti, Macedonia del Nord, San Marino, Bangladesh, Brunei Darussalam, Brasile, Cile, Repubblica Democratica del Congo, Liberia, Eritrea, Ciad, Repubblica Centrafricana, Nicaragua, Madagascar, Niger, Perù, Saint Lucia, Slovenia, Afghanistan, Bahamas, Bosnia ed Erzegovina, Botswana, Corea del Nord, Eswatini, Uganda, Lesotho, Bolivia, Cuna, Guinea equatoriale, Kirghizistan, Mozambico, Myanmar, Irlanda, Maldive, Namibia, Malesia, Guyana, Kenya.

Sembra, in realtà, che in alcuni casi le delegazioni dei rispettivi paesi non abbiano lasciato l’aula al completo, ma solo in parte… con la tipica ipocrisia dei corpi diplomatici.

Le delegazioni rimaste a sostenere e, in parte, applaudire il boia sono state ovviamente quelle dei paesi protettori, Stati Uniti e Unione europea in testa, con le sole eccezioni della Spagna e della Slovenia.

Ma cerchereste invano tra le delegazioni uscite quelle dei tre big dei Brics: Cina, Russia e India. Del resto era stata proprio l’astensione di Cina e Russia, titolari del diritto di veto, a dare il via libera al “piano Trump” su Gaza. Altro utile materiale di riflessione per i fan del kampo di queste potenze capitalistiche “alternative”, ammesso che siano disposti a fare i conti con la realtà.

Quanto alla delegazione italiana inchiodata ai banchi ad ascoltare l’”amico Netanyahu” che rivendicava con orgoglio i crimini del sionismo, era così composta (in termini bypartizan):

• Antonio Tajani — vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, capo della delegazione italiana. 

• Giuseppe Valditara — ministro dell’Istruzione e del Merito, indicato come parte della delegazione guidata da Tajani. 

• Edmondo Cirielli — viceministro degli Affari Esteri. La sua presenza a New York è riportata nella composizione della rappresentanza italiana. 

• Maria Tripodi — sottosegretaria agli Esteri, impegnata in diversi appuntamenti ONU della missione italiana. 

• Claudio Barbaro — sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, presente a New York nella missione italiana. 

• Giangiacomo Calovini — deputato di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Esteri, presente con la delegazione parlamentare italiana. 

• Peppe Provenzano — deputato PD e responsabile Esteri del partito, presente nella delegazione parlamentare italiana. 

• Enzo Amendola — deputato PD e capogruppo in Commissione Esteri, presente insieme a Provenzano.

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