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Argentina: la “Marcia della rabbia” è stata un successo – No allo sgombero della FATE! (da “Prensa Obrera”)

E’ stata un successo la Marcia della Rabbia in Argentina: oltre 50.000 persone a Buenos Aires, alla quale hanno partecipato più di 350 organizzazioni, e oltre 40 manifestazioni nelle altre province. Il preludio per un programma di lotta verso lo sciopero generale e la cacciata del governo Milei.

L’occupazione operaia alla FATE, che prosegue da sette mesi, è minacciata di sgombero. I lavoratori si radunano nel sito presidiandolo e chiamando alla solidarietà di classe per difendere il posto di lavoro.

Di seguito, due articoli da “Prensa Obrera” (Red.)

“La massiccia Marcia della Rabbia è un grande passo avanti per fermare Milei oggi”

Oltre 50.000 persone si sono radunate in Plaza de Mayo e si sono tenute più di 40 manifestazioni nelle 24 province.

22 settembre 2026

La Marcia della Rabbia, indetta dai partiti del Fronte di Sinistra – Unità e da oltre 350 organizzazioni, ha registrato una massiccia partecipazione in tutto il Paese, con oltre 40 manifestazioni nelle 24 province. Più di 50.000 persone si sono radunate in Plaza de Mayo.

Nella mobilitazione si è distinta la presenza del sindacalismo combattivo, con in prima linea il Sutna e i lavoratori della Fate che lottano contro lo sgombero; l’AGD UBA che sta preparando il corpo docente universitario a marciare e a far rispettare la legge sul finanziamento, il Suteba La Matanza e tutta la “multicolor”, l’Ademys, la Junta Interna ATE Garrahan, la Unión Ferroviaria sezione Ovest, tra molti altri organismi di lotta. Hanno partecipato anche artisti, con un festival preliminare in cui si sono esibiti musicisti come Las Manos de Filipi e Bruno Arias. Inoltre, erano presenti organizzazioni dei piqueteros, dei pensionati e delle persone con disabilità. La rabbia contro il governo Milei si è fatta sentire.

«La Marcia della Rabbia, organizzata dalla sinistra, che solo nella città di Buenos Aires ha mobilitato più di 50.000 persone, pone grandi sfide per trasformare questa enorme mobilitazione in una forza organizzata in grado di sconfiggere Milei», ha affermato Gabriel Solano, referente nazionale del Partido Obrero nel Fronte di Sinistra ed ex deputato della Città Autonoma di Buenos Aires.

«La rabbia cresce. Ed è per questo che proponiamo di procedere con assemblee locali in tutto il Paese per arrivare a confluire in un’assemblea nazionale del Fronte di Sinistra – Unità, aperta a tutti i settori che vogliono lottare contro il governo e contro l’offensiva capitalista, per discutere un programma di uscita dalla crisi e come unificare le lotte che attraversano il Paese».

«Proponiamo che questa assemblea nazionale venga preparata con comitati unitari in tutto il Paese, aperti ai lavoratori e a tutti i settori che stanno lottando. Abbiamo la responsabilità di dare continuità a questa giornata perché siamo l’unica opposizione coerente al governo di Milei e denunciamo la complicità di peronisti, macristi e radicali. La Marcia della Rabbia è un punto di partenza, ora bisogna organizzare quella forza per promuovere uno sciopero nazionale attivo e uno sciopero generale. La lotta è adesso, il 2027 è troppo lontano».

È intervenuta anche Romina Del Plá, deputata nazionale del Partido Obrero eletta nel Fronte di Sinistra e segretaria generale del Suteba La Matanza, che ha sottolineato che «la massiccia partecipazione a questa giornata indetta dalla sinistra e abbracciata da un ampio spettro di lavoratori e studenti, artisti di diverse discipline, esponenti della lotta per i diritti dei disabili, del movimento delle donne e delle diversità, dei pensionati e di molti altri, dimostra che la rabbia contro Milei si sta diffondendo in tutto il Paese. Stipendi e pensioni insufficienti, ulteriori licenziamenti che portano all’indebitamento, tagli all’istruzione e alla sanità, leggi sul finanziamento universitario e sull’emergenza pediatrica che non vengono rispettate, attacchi nei confronti delle persone con disabilità”.

“La Marcia della Rabbia è riuscita a esprimere anche il rifiuto di un settore che non tollera più gli accordi della CGT con il governo, i voti del peronismo a favore dei giudici di Lago Escondido, il riciclaggio di denaro di Milei e persino il bilancio del SIDE di Santiago Caputo. La presenza di spicco del sindacalismo combattivo, con Fate e il ‘trenazo’ della Ferrocarril Sarmiento – dove migliaia di ferrovieri, docenti delle sezioni locali del Suteba, giovani e pensionati sono giunti uniti al Congresso – è un chiaro indicatore di questo progresso fondamentale di quanti lottano contro le burocrazie sindacali».

«Questa marcia dimostra che esiste una forza indipendente in grado di affrontare Milei e anche i governatori che stanno applicando la “motosega” nelle province. Non bisogna aspettare il 2027. Dobbiamo approfondire ora l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e di tutti i settori colpiti da questo governo».

La Seconda Sezione della Corte d’Appello Penale di San Isidro ha disposto lo sgombero dei lavoratori della Fate, che da sette mesi portano avanti una lotta ininterrotta rimanendo all’interno dello stabilimento per difendere i propri posti di lavoro e chiedendo la riapertura immediata della fabbrica. I lavoratori e il loro sindacato (Sutna) hanno denunciato sin dall’inizio di questa lotta il blocco aziendale messo in atto dalla dirigenza di Javier Madanes Quintanilla, che detiene anche il monopolio dell’alluminio in Argentina con Aluar. È Madanes Quintanilla ad aver messo in atto un blocco aziendale offensivo contro i lavoratori, non i lavoratori che difendono i propri posti di lavoro. La giustizia deve puntare il dito contro il vero responsabile e disporre l’immediata riapertura dello stabilimento. La politica di smantellamento dell’industria del governo di Milei è condivisa da questi imprenditori che si “riconvertono” e scaricano sui lavoratori le conseguenze della distruzione di migliaia di posti di lavoro.

Da parte sua, il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, si è rifiutato di ricevere i lavoratori per sette mesi e mantiene in sospeso presso il parlamento provinciale il progetto di «occupazione temporanea» che consentirebbe di rimettere rapidamente in funzione lo stabilimento, salvaguardando l’insieme dei posti di lavoro, essendo Fate l’unica fabbrica in Argentina che produce pneumatici sia per il trasporto merci che per quello passeggeri. Il Fronte di Sinistra-Unità si pronuncia a favore dell’immediata discussione di questo progetto e denuncia il comportamento del governatore Kicillof, che non ha fornito alcuna risposta ai lavoratori, che ora si trovano di fronte alla possibilità di uno sgombero violento, ed esige che la Seconda Sezione della Corte d’Appello Penale annulli la sentenza di sgombero.

Fate: i lavoratori affrontano la minaccia di sgombero

Lavoratori, famiglie e organizzazioni solidali si sono radunati fin dalle prime ore del mattino davanti alla fabbrica per difendere la lotta per i posti di lavoro.

21 settembre 2026

Fin dalle prime ore di questo lunedì 21, lavoratori, familiari, organizzazioni sindacali, sociali e politiche si sono radunati all’ingresso della Fate per impedire lo sgombero ordinato dalla magistratura. La misura mira ad allontanare dallo stabilimento coloro che da sette mesi mantengono la permanenza nell’impianto in risposta al blocco deciso dalla dirigenza di Javier Madanes Quintanilla.

La mobilitazione prosegue mentre cresce la minaccia di un intervento repressivo da parte delle forze dell’ordine, ordinato dalla seconda sezione della Corte d’Appello e delle Garanzie di San Isidro. Per il momento la situazione rimane tranquilla, ma i lavoratori mantengono lo stato di allerta e invitano a rafforzare la presenza in fabbrica. La difesa di Fate coinvolge direttamente centinaia di famiglie che sono state colpite dalla chiusura e dai licenziamenti.

I lavoratori continuano a chiedere una soluzione che consenta di preservare la produzione e i posti di lavoro, sottolineando che esistono le condizioni materiali per la rimessa in funzione dello stabilimento, richiesta che hanno presentato al governo di Buenos Aires Axel Kicillof, senza ottenere una risposta alla proposta di cercare un’alternativa produttiva per lo stabilimento.

Il segretario generale del Sutna, Alejandro Crespo, è stato categorico nell’affermare che tutto ciò sta avvenendo sotto gli occhi di tutti e che «il governatore della provincia di Buenos Aires avrebbe già dovuto intervenire più volte, invece lascia che la situazione prosegua così com’è», in riferimento allo sgombero ordinato.

La decisione giudiziaria di restituire l’area all’azienda è arrivata dopo oltre sette mesi di conflitto, senza che la magistratura del lavoro abbia ancora risolto il merito della questione e con la dirigenza che deve diversi stipendi ai lavoratori, il che rende possibili ogni tipo di manovra contro la continuità produttiva e lo svuotamento aziendale.

La risposta dei lavoratori è quella di mantenere la resistenza e ampliare la solidarietà davanti ai cancelli della fabbrica, dove si sono già recate delegazioni sindacali, organizzazioni sociali, esponenti politici e deputati del Fronte di Sinistra.

«Abbiamo presentato un ricorso in appello che, a nostro avviso, dovrebbe avere carattere sospensivo e che renderebbe illegale qualsiasi intervento. Ma dopo una sentenza così scandalosa possiamo aspettarci di tutto», ha spiegato Crespo, aggiungendo che nel corso della settimana i lavoratori della Fate convocheranno diverse azioni, tra cui recarsi presso la Procura e la Corte d’Appello insieme alle organizzazioni solidali, e manifestazioni davanti ai cancelli dello stabilimento.

La lotta di Fate richiede una risposta immediata e collettiva in difesa delle rivendicazioni dei lavoratori e dei posti di lavoro.

Fate non si chiude!

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