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Torino: un’iniziativa ben riuscita contro i bassi salari e il degrado del lavoro, che prepara nuove attività di lotta e di formazione

Riceviamo e volentieri rilanciamo questi due report, l’uno molto stringato, l’altro analitico, sulla conferenza contro i bassi salari e il degrado del lavoro che si è tenuta ieri a Torino, su iniziativa del SI Cobas e di altri organismi (Gruppo Boicottaggio Fiorentini, Comitato Dobbiamo Vivere, Coordinamento Noi donne lavoratrici, Osservatorio sfruttamento e precarietà), con l’attiva partecipazione dei compagni e delle compagne della Tendenza internazionalista rivoluzionaria.

Inutile dire che le tematiche affrontate tutto sono fuorché “torinesi”, tanto più perché siamo entrati in un’economia di guerra che chiederà alla massa della classe lavoratrice, in tutte le sue componenti, sacrifici moltiplicati rispetto a quelli odierni già molto pesanti, e una disciplina rafforzata in senso militaresco sui posti di lavoro e fuori. Non a caso le dirigenze di Cgil-Cisl-Uil stanno “lavorando” nelle segrete stanze ad una nuova intesa sui salari in cui i soli, eventuali incrementi salariali futuri saranno strettamente subordinati agli obiettivi aziendali e ai vincoli del “welfare aziendale”.

Ecco perché ci auguriamo che l’impulso positivo che viene dalla riuscita di questa iniziativa porti a reiterarla anche altrove, e a creare collegamenti sempre più stretti, a livello nazionale e internazionale, per organizzare un’offensiva generale contro i bassi salari, il montante carovita e il degrado del lavoro di cui si avverte una crescente necessità.

Il sindacalismo che elude queste cruciali tematiche per concentrarsi esclusivamente sugli aumenti salariati subordinati ai premi di produzione non ha nulla a che vedere con il sindacalismo combattivo, e tanto più con il sindacalismo di classe. E’ solo la brutta copia del sindacalismo di stato. (Red.)

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Partecipata e di successo la conferenza su “Bassi salari, decadenza sociale” che si è tenuta sabato al Cecchi Point a Torino, che partendo dalla vicenda Fiorentini Alimentari di Trofarello ha allargato lo sguardo sulla condizione dei salari in tutta l’Italia.

Alle relazioni di Roberto Luzzi (del SI Cobas Milano e della redazione del Pungolo rosso, il giornale on line della TIR), l’epidemiologo Fulvio Ricceri, professore dell’università di Torino, e la ricercatrice Marta Fana dell’università di Parma (autrice di “Basta bassi salari”) sulla situazione salariale in Italia, l’impatto della precarietà e del lavoro povero sulla salute mentale e le cause storiche dei bassi salari si sono intervallate le testimonianze dirette di lavoratori e lavoratrici dei trasporti, del comparto alimentari, della logistica e dei call center sulle loro condizioni di lavoro e sulle lotte da loro organizzate.

Conoscenza scientifica ed esperienze nei luoghi di lavoro si sono così integrate, e sono emerse prime proposte di attività da realizzare nelle prossime settimane per mettere al centro il tema dei bassi salari, che interessa una parte crescente della classe lavoratrice. 

Tra queste, in particolare l’idea di un Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori, contro i bassi salari, in cui ciascuno/a potrà contribuire a dare visibilità e sostegno alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici. Il primo incontro si terrà martedì prossimo alle ore 18:30 in corso Palermo 60.

Durante la conferenza sono stati presentate un’inchiesta sulla salute nei luoghi di lavoro in costruzione da parte del collettivo di studenti di medicina @oltre_la_cura e un podcast dal titolo “Ripartire da Marx” per capire lo sviluppo nel presente delle condizioni di lavoro. Entrambe arricchiranno l’attività di sostegno e a dare voce ai lavoratori e alle lavoratrici, che spesso si trovano oggi dietro un muro di isolamento e oppressione.

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Qui di seguito un report più dettagliato

Sabato 26 settembre si è tenuta a Torino, presso il Cecchi Point, una conferenza pubblica su “Bassi salari, decadenza sociale”, con una numerosa presenza di giovani, lavoratrici e lavoratori. Relazioni di analisi si sono alternate ad interventi di lavoratrici e lavoratori che hanno portato le loro esperienze vissute.

Nella sua introduzione Francesco Latorraca del SI Cobas ha parlato del “paradosso di una potenza industriale di livello mondiale” come è l’Italia, dove i salari sono bassi in quanto una quota crescente della ricchezza prodotta va ad altri strati sociali, i proprietari del capitale per primi, e della necessità di risalire la china di fronte ai sindacati confederali corresponsabili di questo declino.

Una lavoratrice della Fiorentini, azienda alimentare torinese, ha subito portato un esempio dei bassi salari italiani: centinaia di lavoratrici e lavoratori di un’azienda appaltatrice sono pagati secondo il contratto “Pulizie e multiservizi”, che paga intorno a 8 euro lordi l’ora, e da mesi sono in lotta per essere pagate secondo il contratto degli alimentaristi (più alto di circa 400 euro al mese).

È il dumping salariale “legalizzato” dal sistema contrattuale italiano costruito da CGIL, CISL, UIL, che è stato criticato insieme al sistema degli appalti, dalla relatrice Marta Fana. Nella sua relazione la ricercatrice sui problemi del lavoro ha denunciato come dagli anni ’90 i vari governi, a sostegno della reazione del capitale e con la complicità dei sindacati confederali, hanno varato leggi che oltre a bloccare l’adeguamento dei salari all’inflazione (con l’abolizione della scala mobile), hanno frammentato la classe lavoratrice sottoponendola al ricatto dei licenziamenti con il Jobs Act. Occorre, ha sostenuto, rendere illegittima l’applicazione del contratto Multiservizi in settori che hanno un loro contratto con retribuzioni superiori. Nel rispondere alle domande ha affermato che gli incentivi alle imprese per incrementare la produttività hanno prodotto solo un aumento dello sfruttamento.

Roberto Luzzi (SI Cobas e redazione del Pungolo Rosso) ha illustrato l’anomalia della stagnazione del potere d’acquisto dei salari in Italia tra il 1990 e il 2020, a fronte di un aumento negli altri paesi capitalistici avanzati, e del loro calo negli ultimi 5 anni, quale riflesso di un aumento della quota di ricchezza prodotta di cui si appropria il capitale, in tutte le sue componenti, piccola borghesia compresa. E ha collegato tutto questo, tra gli altri fattori, alla maggior presenza di piccole imprese in Italia (46% dei lavoratori sono in imprese con meno di 10 addetti). L’andamento dei salari, ha poi sottolineato, è strettamente legato all’intensità degli scioperi: solo negli anni ’70 i redditi del 50% più povero della società (composto in larghissima parte da lavoratori e lavoratrici salariati) ha superato quelli del 10% più ricco della popolazione. L’assenza di scioperi negli ultimi anni ha avuto come inevitabile conseguenza la perdita del potere d’acquisto dei salari sotto il peso dell’inflazione. Indispensabile, quindi, la ripresa delle lotte su un programma di rivendicazioni che esprima le più impellenti necessità delle masse lavoratrici.

Il camionista Massimo ha introdotto il tema della salute, fisica e mentale nel lavoro, ricordando il suicidio di un compagno di lavoro avvenuto per turni insopportabili e per le vessazioni dei capi, vicenda che ha di recente portato alla condanna del responsabile aziendale per omicidio colposo. Situazioni analoghe sono vissute da un gran numero di lavoratori, in particolare nei trasporti dei prodotti freschi, con straordinari massacranti e non pagati grazie al sistema della forfetizzazione.

Nel suo intervento Riccardo ha parlato della pervasività dell’AI, che trasformerà il lavoro in tutti i campi, e annunciato dei podcast per popolarizzare Il Capitale di Marx, soprattutto tra i giovani.

L’epidemiologo Fulvio Ricceri ha riferito di diversi studi, tra cui uno su 202 OS che lavorano in una RSA e 160 braccianti agricoli di Saluzzo, sull’effetto del lavoro salariato sulla salute mentale: precarietà, bassi salari, pressione sul lavoro accrescono lo stress portando a un’elevata incidenza di ansia, depressione, burnout. Il basso livello dei salari incide anch’esso per il 50% dei casi.

Patrizia, lavoratrice di un call center, ha riferito della lotta vinta contro i licenziamenti collettivi, ma salari di 6,5 euro l’ora sono comunque bassissimi. Alessandra ha parlato del collettivo studenti di medicina Oltre la Cura, che avvierà inchieste sul rapporto tra lavoro e salute.

Ben, lavoratore comunale, ha presentato il Gruppo Boicottaggio Fiorentini, che ha iniziato l’attività con lo sciopero generale del 29 maggio, con volantinaggi ai supermercati, presenza al consiglio regionale e un’interrogazione parlamentare, e ha proposto di lanciare un Coordinamento di sostegno alla lotta contro i bassi salari e contro il sistema degli appalti. Occorre raccogliere energie anche oltre i sindacati di base: il gruppo si riunisce finora tutti i martedì nella sede del SI Cobas.

Mariana Nanci, operaia dell’IVECO, del coordinamento Noi Donne Lavoratrici, ha parlato della lotta all’IVECO contro il licenziamento di 40 dipendenti con il pretesto di un cambio appalto. I licenziamenti sono stati respinti attraverso una lunga lotta (43 scioperi), nonostante fossero stati avallati da CGIL, CISL e UIL. “Ci siamo anche liberate dalle angherie dei capi, ma ancora ne portiamo i segni”, ha aggiunto.  Ha poi parlato del fenomeno del lavoro povero, che pesa soprattutto sulle donne (secondo le stesse statistiche ufficiali il 18,5% delle lavoratrici sono povere, contro l’8,6% degli uomini) perché svolgono lavori meno pagati e perché molte sono costrette al part-time. In ottobre si terrà un’assemblea di Noi Donne Lavoratrici.

Mahmoud, a nome del SI Cobas, ha proposto di dare continuità all’iniziativa, con una campagna nei luoghi di lavoro, di sensibilizzazione e mobilitazione generale per i bassi salari. “Non basta indire degli scioperi generali” una tantum per risolvere il problema, è indispensabile far maturare tra larghe masse di proletari e proletari la necessità di organizzarsi liberi dalle compatibilità capitaliste e darsi un programma di lotta che corrisponda in pieno ai bisogni oggi soppressi e repressi della gran parte della classe lavoratrice. Tanto più perché stiamo entrando in un’economia di guerra in cui padroni e governo pretenderanno di imporre pesanti sacrifici all’intera classe lavoratrice.

Fabio ha ribadito che la campagna dovrà raggiungere un vasto numero di lavoratori salariati, e che occorre formare un coordinamento che non deleghi neppure ai soli sindacati di base l’iniziativa, ma veda un attivo protagonismo di tante lavoratrici e tanti lavoratori, ed una piena collaborazione con chi negli ambiti della ricerca e della formazione sa schierarsi dalla parte delle masse lavoratrici.

Un lavoratore della logistica della Stellantis di Mirafiori ha parlato della condizione dei lavoratori ex-FIAT, al diciannovesimo anno di cassa integrazione, con salario insufficiente per vivere, mentre le risorse pubbliche vengono dirottate dai servizi sociali, come la sanità, verso l’economia di guerra.

Durante la conferenza, che è durata più di tre ore, sono stati distribuiti fogli per raccogliere note e suggerimenti. Un primo spoglio ha fatto rilevare proposte come il rafforzamento delle lotte, un nuovo concetto di sindacato, la reintroduzione della scala mobile, l’aumento dei controlli sulle condizioni di lavoro, etc.

Una proposta sostenuta dai relatori e da diversi interventi è quella di una battaglia per un salario minimo di 12-13 euro l’ora, che 1) eliminerebbe la concorrenza al ribasso tra i lavoratori in cerca di lavoro; 2) permetterebbe di coinvolgere, in una campagna politica, tanti lavoratori delle piccole aziende che non possono organizzarsi sindacalmente.

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