Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questo sapido commento al video di Marrucci, animatore n. 1 di Ottolina Tv, che qui sotto potete ascoltare. Gira e rigira, ma anche senza rigirare, i galoppini dei Brics non sono altro che un’altra (brutta) faccia del nazionalismo tricolore. (Red.)
Perché io valgo!
L’Oréal Paris
Alla fiera dell’Est ♫ ♫
Angelo Branduardi
“C’è un settore del Made in Italy che non si nomina mai, ma che potrebbe renderci ricchissimi se entrassimo nei Brics. […] in questo settore siamo dei veri e propri fuoriclasse, la quinta potenza mondiale, e con buona possibilità di scalare ulteriormente la classifica […] Personalizzazione del prodotto, flessibilità, cura del cliente, quello che abbiamo di fronte è una prateria, ci sveglieremo e decideremo di cavalcarla? O decideremo di restare chiusi nel ghetto perché ce lo chiedono Bruxelles e la Casa Bianca?”
Giuliano Marrucci
Sentito il compare Marrucci? E noi a perder tempo con la lotta di classe e il conflitto sociale! Arnesi vecchi, questi. Obsoleti e pure divisivi! Quella che arriva dal guru di Ottolina TV è invece un’intuizione inclusiva, a costo zero, capace di farci arricchire tutti in un battibaleno. Tutti eh, nessuno escluso! Povertà, sfruttamento, disuguaglianze sociali sono problemi enormi, certo, e ciononostante potremmo lasciarceli alle spalle affrancandoci dal giogo amerikano e dai burocrati di Bruxelles. Perché, sostiene Marrucci, nella produzione di macchinari industriali siamo dei fuoriclasse e i mercati, poco equi ma apparentemente sodali, delle nuove potenze economiche emergenti ne sarebbero di certo ghiotti. Basterebbe solo rompere gli ormeggi che ci legano al padrone euroatlantico e prendere il largo a vele spiegate verso i nuovi porti dei Brics. Del resto, il ricorso costante alla prima persona plurale “noi” ci ricorda che siamo tutti sulla stessa barca. Che poi una volta a bordo i più remino e i meno se la spassino non dipende, per l’ottolino Marrucci, dall’organizzazione diseguale dell’equipaggio, ma solo dalla rotta dell’imbarcazione. Corretta quella, tutti ricchi! Problema risolto.
D’altronde, sul noi inclusivo a livello di propaganda si gioca da sempre una partita decisiva. Siamo solo noi, cantava Vasco! Noi italiani e loro, gli immigrati. Noi il sistema Italia e loro, le altre economie. Poi, per filiazione grammaticale, dai pronomi si passa agli aggettivi, ma il risultato non cambia. Sono nostri “i ragazzi” in divisa all’estero e nei quartieri. Nostre le istituzioni e le imprese. È tutto nostro! Italiani di tutte le classi, unitevi! A ‘sto giro possibilmente nel nome del made in Italy industriale! Insomma, in altre forme è sempre putrido nazionalismo tricolore.
Però, però, a guardar bene nel discorso del multipop Marrucci una novità c’è. Lui, va ammesso, ce l’ha, un piano B per il capitalismo italiano. Non è come quegli sprovveduti, tanti tra i compagni, che, invocando l’uscita dell’Italia dalla Nato, non offrono un approdo serio all’imperialismo nostrano. Lui indica fiorenti mercati all’orizzonte e nuovi partner lungo la via (della Seta). E vuoi che per Leonardo e le altre eccellenze italiche – qui la citazione è di patron Landini – non ci sarebbe margine per nuovi profitti? Noi scommettiamo di sì. D’accordo, lo schema è sempre un po’ quello dell’Italia colonia, del nemico straniero e del vincolo esterno. Però, sconfitto il primo, reciso il secondo e scelti i mercati giusti, ci affrancheremmo dalla nostra “sudditanza coloniale” e saremmo finalmente indipendenti. Come sempre, nessuno escluso, si intende.
Che dire? Parafrasando un vecchio slogan antifa, possiamo ricordare al nostro Marrucci che … al forum di Cernobbio c’è ancora posto!

