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Libano: un accordo “di pace” che ha l’obiettivo di scatenare una nuova guerra civile nel paese!

Non può esserci il minimo dubbio: quello che la stampa di regime (intendiamo: il nostro regime democratico) sta spacciando come un accordo “di pace” tra Israele e il Libano, concluso sotto la supervisione di Washington, è in realtà il suo contrario perché la sua finalità è scatenare una nuova guerra civile in Libano.

Giudizio sommario e preconcetto, il nostro? Allora esaminiamo insieme i punti essenziali dell’accordo.

Dopo il genocidio di Gaza e la devastazione fisica e ambientale del Sud del Libano e di parti della stessa Beirut da parte della macchina di morte sionista, che fa il governo di Aoun? Riconosce Israele! Già questa sola decisione dice tutto.

Perché, com’era scontato, al riconoscimento formale di Israele si accompagna il riconoscimento della giustezza della sua pretesa di “disarmare Hezbollah”. Questo è, infatti, il solo obiettivo dell’accordo: liquidare la principale organizzazione della resistenza anti-sionista esistente in Libano (qui prescindiamo dal nostro giudizio di merito sulla politica di Hezbollah in Libano, in Siria, in Palestina, etc.).

Non c’è, al contrario, nessun serio impegno di Israele a ritirarsi dal Libano – ammesso e non concesso che questo stato diretto da gangster con una inestinguibile sete di sangue e di conquista abbia mai rispettato uno solo degli accordi sottoscritti. Un tale eventualissimo ritiro, infatti, è subordinato al totale disarmo di Hezbollah da parte dell’esercito libanese. I tempi e i modi di questo eventualissimo ritiro saranno disposti, inutile dire, dall’IDF e da Tel Aviv. Per il “momento”, perciò, l’IDF resta lì dov’è (magari concentrandosi un po’, per ridurre le perdite, in due zone-pilota) e, restando in Libano, dà ordini al governo Aoun e all’esercito libanese.

Se questo non bastasse, ️il Libano e gli Stati Uniti si impegnano a strangolare finanziariamente qualsiasi gruppo legato alla resistenza. Hezbollah non è mai nominato nel testo dell’accordo, ma è l’unico gruppo per cui questa clausola è stata scritta.

E i famosi “fondi per la ricostruzione”, già rivelatisi un totale bluff trumpiano nell’accordo “per Gaza”? Beh, per quelli non c’è fretta. Si tratta ora di imporre al governo di Beirut di disarmare Hezbollah, poi – con molta calma – se ne riparlerà. In ogni caso, essi sono messi (solo figurativamente?) su un binario separato, e più lento di quello degli obblighi militari del governo libanese. Questi vengono prima di tutto e la loro sufficienza, o insufficienza, è soggetta all’esclusivo giudizio statunitense-sionista. Il governo di Beirut, è facile da prevedere, non avrà un dollaro fintantoché non avrà provveduto a portare a termine il compito infame che si è assunto: scatenare l’assalto armato a Hezbollah, costi quel che costi.

Ma siccome da decenni neppure lo stato-terrorista per eccellenza è riuscito a farcela con le sue ripetute campagne di distruzioni ed eccidi di massa, ciò che si chiede all’esercito libanese è di svolgere la sua funzione killer anti-nazionale con una determinazione ancora maggiore (il Pentagono gli ha promesso gli equipaggiamenti del caso e 3000 marines, se necessari, a condizione di vederlo operare nel senso “giusto”).

Ed ecco che l’esercito libanese, incapace finora di alzare un dito contro l’invasione e i massacri dello stato sionista, si mette in moto per bastonare e disperdere le manifestazioni di protesta che stanno invadendo Beirut ed altre città del paese contro questo accordo di “umiliazione e vergogna” concepito solo per promuovere nel paese dei cedri una nuova guerra civile.

Del resto sui media libanesi non si fa mistero della cosa: è proprio di questo che si tratta! In una trasmissione popolare sul Canale 13, il conduttore Ravi Druker ha dichiarato: “Il piano di Israele in Libano è dividere questo paese e trascinarlo in una guerra civile per costringere il governo libanese a confrontarsi militarmente con Hezbollah”. Netanyahu non ha nascosto la sua soddisfazione per l’intesa: “Abbiamo raggiunto un importante risultato per Israele. L’aspetto più importante dell’accordo con il Libano è che Israele rimarrà nella zona di sicurezza. Resteremo nel Sud del Libano finché le armi di Hezbollah non saranno smantellate”.

Al momento questi sono i villaggi e le città nel Sud del Libano i cui residenti non possono tornare a casa

•• Al-Bayyada

•• Shemaa

•• Majdal Zoun

•• Al-Mansouri

•• Naqoura

•• Alma Al-Shaab

•• Teir Harfa

•• Al-Jibbeen

•• Shehin

•• Al-Zahira

•• Yarin

•• Marwahin

•• Al-Bustan

•• Umm Al-Tout

•• Al-Zalloutiya

•• Al-Sulhani

•• Aita Al-Shaab

•• Ramya

•• Al-Qawzah

•• Debel (abitato)

•• Ain Ebel (abitato)

•• Rmeish (abitato)

•• Sarbin

•• Al-Tayri

•• Hanin

•• Rshaf

•• Yaron

•• Maroun Al-Ras

•• Bint Jbeil

•• Ainata

•• Aitaroun

•• Kounin

•• Beit Yahoun

•• Hadatha

•• Al-Ghandourieh

•• Zoter Al-Sharqiya

•• Zoter Al-Gharbiya

•• Kfartabnit

•• Yohmor Al-Shaqif

•• Meifadoun (periferia)

•• Arnoun

•• Doha Kfarreman

•• Blida

•• Mohaybib

•• Meiss Al-Jabal

•• Houla

•• Markaba

•• Adaisseh

•• Kfarkila

•• Al-Khiam

•• Al-Taybeh

•• Deir Siryan

•• Talousa

•• Al-Qantara

•• Rab Thalathin

•• Al-Qusayr

•• Aadchit Al-Qusayr

•• Debbin

•• Al-Abbasiya Al-Hududiya

•• Al-Majidiya

•• Ain Arab

•• Kfar Shouba (abitato)

•• Shebaa (abitato)

Il ministro della guerra israeliano Katz, alla vigilia dell’ “accordo”, era stato categorico: “Non permettiamo al popolo civile di tornare. Inoltre, la prima linea di villaggi è stata completamente distrutta. Abbiamo completato la distruzione al 100%”.

Fin che resterà in piedi lo stato coloniale, razzista, sterminista e fondamentalista religioso di Israele non ci sarà pace né in Palestina, né in Libano, né in Medio Oriente. E tutti gli accordi “di pace” saranno per lo stato sionista (e i suoi grandi protettori: Stati Uniti e Unione europea) nient’altro che strumenti di guerra ai popoli della Palestina, del mondo arabo e di tradizioni islamiche.

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