Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

Caldo torrido: il “riduzionismo” ambientale fa il gioco dei capitalisti

La scienza è ormai unanime nell’attribuire il riscaldamento climatico all’attività “umana” e nell’indicare l’uso dei combustibili fossili come una delle principali fonti della cappa di anidride carbonica che col suo effetto serra fa aumentare la temperatura media del clima in tutte le regioni del mondo.

Noi abbiamo un approccio differente perché pensiamo che la causa di questo fenomeno non sia una generica attività umana, ma uno specifico modo di produzione che si chiama capitalismo, ed abbiamo scritto i nostri articoli insistendo su questo concetto di base. Intanto vi rimandiamo ad alcuni di essi (1), ma ci teniamo a dire che l’atteggiamento negazionista o riduttivo del problema continua in maniera subdola ad essere diffuso a mezzo stampa, comunicati, talk show giornalistici e di esperti che evitano accuratamente di irritare il mondo dell’impresa capitalistica con analisi troppo precise e severe.

Per questo crediamo che si debba respingere le affermazioni di quanti si sforzano di presentare il problema come qualcosa di naturale, quasi ordinario, già visto nella vita del pianeta. E’ questa l’ultima trovata di stampa, televisioni di regime e di qualche meteorologo “riduzionista” che si è preso la briga di citare il 1874 o il 1850 come anni in cui le estati hanno fatto registrare temperature elevate quanto quelle di quest’anno.

Niente di più tendenzioso e sbagliato. Tendenzioso perché vorrebbe far credere che siamo difronte ad un fenomeno naturale, già verificatosi ed osservato da decine o centinaia di anni. Sbagliato perché non si possono confrontare le rilevazioni di oggi con le prime rilevazioni delle temperature globali che misurarono solo alcuni fenomeni eccezionali localizzati nella zona del Mar Baltico. Iniziò da quelle osservazioni un interesse maggiore e più sistematico verso la misurazione dei fenomeni di riscaldamento climatico. Col progredire degli studi e con la estensione dei punti di rilevazione a scala mondiale venne sempre più in evidenza che il fenomeno del riscaldamento climatico coincide strettamente con lo sviluppo industriale capitalistico, e che ha iniziato ad accelerare in particolare dal dopoguerra fino ai giorni nostri. In realtà, quindi, è accertato e misurato che le temperature registrate all’oggi sono molto superiori alle medie dell’epoca preindustriale e ogni anno battono record pericolosi per la vita del pianeta. Siamo a circa 1,5 gradi centigradi in più rispetto all’’800 ma il fatto più allarmante è l’incremento sempre maggiore della temperatura globale. Quest’aumento, impercettibile e discontinuo fino ai primi del ‘900, si fa sempre più elevato e sempre più regolare apparendo non come un fenomeno episodico ma come una tendenza che si stabilizza e si generalizza sempre di più.

Quanto all’attualità, a livello del pianeta l’estate più calda di questo secolo è stata misurata nel ’24. In Europa il ’25 ha fatto registrare il suo picco massimo, ma questi livelli si erano già annunciati nel 2003 che in Italia ha avuto conseguenze catastrofiche sulla portata di fiumi, sul livello di laghi e risorse idriche. Quest’anno sembra che il caldo voglia battere i dati precedenti. Intanto il rapporto Anbi Piemonte (2) segnala che nel bacino del Po è stata misurata una caduta della portata d’acqua da mille metri cubi a 300 metri cubi al secondo registrati nella mattinata di lunedì 22 giugno (3); ma pur con questi dati si continua a parlare di “anomalie” ignorando che il pianeta ha una dimensione di ordine molto superiore al bacino di un fiume e che i fenomeni vanno considerati nella loro media, nel loro andamento generale e non in casi particolari come spesso fanno i negazionisti che additano – ad esempio – in una nevicata improvvisa la prova che il riscaldamento climatico è solo “un’impressione” per catastrofisti.

L’altro tema su cui abbiamo spesso insistito nei nostri articoli è quello dell’adattamento. Si tratta di un approccio che non nega gli effetti climatici, ma si guarda bene dall’indicarne le cause fondanti e propone solo opere pubbliche di difesa quali spostamenti delle zone urbane per far fronte all’innalzamento del livello dei mari e si spinge fino a proporre progetti tanto arditi quanto fantasiosi consistenti nel catturare l’anidride carbonica (il principale gas serra) e riporla nelle cavità terrestri che sono state svuotate dall’estrazione di petrolio, carbone, fossili in genere. Questo modo di affrontare il problema – oltre a far sorgere legittimi dubbi di speculazione affaristica – non tiene conto dell’energia necessaria alla realizzazione di tali progetti ingegneristici, dell’esaurimento delle risorse del pianeta, del contributo che queste opere danno esse stesse al riscaldamento globale.

E’ tempo che nel calcolo dei costi di un’opera venga messo il computo della produzione di quella che gli esperti chiamano “impronta ambientale” e che misura la quantità di risorse naturali da impiegare, l’impatto sull’ambiente, la capacità e la possibilità dell’ambiente di assorbire i rifiuti del processo di produzione e di rigenerare le risorse consumate. La teoria dell’adattamento privata dell’indicazione delle cause non fa che accelerare i problemi alla base del riscaldamento climatico e del saccheggio ambientale per risolvere il quale non c’è altra strada che cancellare il modo di produzione capitalistico e la sua anima di produzione per il profitto e non per i bisogni dell’umanità.

Questo in prospettiva – una prospettiva da delineare con nettezza da ora. Nell’immediato c’è naturalmente da battersi insieme, movimenti ecologisti e organismi di lotta del movimento proletario per difendere la salute delle masse lavoratrici sui luoghi di lavoro e della popolazione dagli effetti devastanti di questo clima torrido destinato a durare. Torneremo su questo punto quanto prima segnalando le iniziative nelle quali siamo anche direttamente coinvolti.

Note

(1 ) Sul nostro blog, Il Pungolo Rosso, troverete alla voce “ambiente ecologia” un elenco dei post sulla questione ecologica comparsi negli ultimi anni. Questa rassegna porta la data di Aprile 14, 2023. e vi troverete spiegato in modo più completo le particolarità del nostro approccio al problema.

 (2) L’Anbi rappresenta i Consorzi di bonifica ed irrigazione che provvedono alla realizzazione di opere di difesa delle acque irrigue (argini, chiuse, …) e di gestione delle stesse. L’Anbi è articolata in sezioni regionali.

 (3) Cfr. Il Sole24ore, 23 giugno 2026, p. 25.

articoli correlati

Scopri di più da Il Pungolorosso

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere