In questi giorni quasi tutti i giornali (e anche qualche tv) sono intervenuti sui 10 anni dalla Brexit (il referendum vinto dai promotori della Brexit fu tenuto, infatti, il 23 giugno 2016).
Il giudizio è sostanzialmente unanime: per il Regno Unito (come potenza capitalistica) il bilancio è negativo sotto ogni aspetto. Il PIL ha subìto un calo dal 6 all’8% a seconda delle stime. Il sogno di un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti è presto svanito; da Washington, anzi, specie con Trump, è arrivata una serie di colpi sotto la cintura. La crisi della tradizionale stabilità dei governi è stata precipitosa al punto da provocare l’avvicendamento di 7 premier in 10 anni (record negativo in Europa).
E per la classe lavoratrice del Regno Unito?
In un’indagine che compiemmo come redazione negli anni 2022 e 2023, e che riproponiamo qui sotto, accertammo i seguenti processi: crescita della povertà, della fame (in particolare tra i bambini – poveri 3 su 10, con seri problemi ad un’alimentazione adeguata), dell’abbandono scolastico; tendenza all’abbassamento dei salari e all’allungamento degli orari; disastro crescente nell’un tempo mitico sistema sanitario; e per converso “militarismo, militarismo, folle e sanguinario militarismo”, che succhia risorse ai bisogni sociali più elementari e porta con sé strette repressive a ripetizione. Contro la solidarietà militante al popolo palestinese, nessuno stato si è accanito in Europa come quello britannico, con arresti di massa, condanne esemplari per la loro durezza (come quelle per l’azione alla Elbit System), attacchi frontali al diritto di manifestare, inserimento di Palestine Action (invece dello stato di Israele) tra le organizzazioni “terroristiche”. E impennata del razzismo, ovvia conseguenza di una campagna virulenta contro gli immigrati in generale, e quelli islamici in particolare, scatenata da figuri alla Farage, vecchio amico e sodale di tale Beppe Grillo.
Questo sito compiva i primissimi passi quando ci fu chiesto: siete per la Brexit o per il Remain? Né per l’una né per l’altro, fu la nostra risposta. Poiché sono proposte entrambe capitalistiche dalla testa ai piedi, entrambe promuovono – pur se in parziale contrasto tra loro – di interessi capitalistici ed imperialisti, fu la nostra risposta, entrambe sirene “ingannevoli e funeste” per le masse lavoratrici. Se parliamo di strategia, siamo per “uscire dal capitalismo”; se parliamo dell’immediato, siamo per favorire la rottura della stasi dell’iniziativa della classe lavoratrice per sé stessa, contro i sostenitori di ambo le posizioni.
Al contrario, nella sinistra extra-istituzionale e nei “movimenti” non pochi erano schierati con la Brexit, ritenuta una luminosa intuizione utile, chiunque l’avesse proposta (ricordate Deng, a proposito di gatti?), a promuovere in fretta l’Italexit. Tra questi Cremaschi, Formenti, D. Moro e altri ancora. A loro e ai loro seguaci chiediamo: “Ehi, c’è nessuno?”.
Testi sul Regno Unito dopo la Brexit
Il favoloso mondo della Brexit, 9. Cresce l’abbandono scolastico dei minori, a causa della povertà
Il favoloso mondo della Brexit, 8. “Cari britannici, rassegnatevi ad essere più poveri”…
Il favoloso mondo della Brexit, 4. Il Regno Unito verso la… disunione
Il favoloso mondo della Brexit, 3. Abbassamento dei salari, allungamento degli orari
Il favoloso mondo della Brexit, 2. Militarismo, militarismo, folle e sanguinario militarismo
Il favoloso mondo della Brexit, 1. Crescono povertà e fame

