Riprendiamo e rilanciamo da “Prensa Obera” di ieri, 16 giugno, questo articolo a firma di Victoria Lorca che illustra bene il ruolo fondamentale che le donne operaie, contadine, indigene stanno svolgendo nella enorme sollevazione proletaria e popolare in corso. Concordiamo in pieno anche con le considerazioni che l’articolo contiene nelle sue conclusioni politiche. (Red.)
https://prensaobrera.com/internacionales/la-rebelion-en-bolivia-tiene-cara-de-mujer
La ribellione popolare che sta travolgendo la Bolivia ha un volto storicamente nascosto: quello delle cholitas, delle contadine, delle operaie e delle donne indigene delle comunità native che stanno guidando una delle lotte più profonde contro il governo repressivo di Rodrigo Paz.
Mentre l’Esecutivo risponde con militarizzazione, persecuzioni, arresti arbitrari e attacchi alle organizzazioni popolari, migliaia di donne organizzano blocchi stradali, assicurano rifornimenti ai picchetti, promuovono assemblee e affrontano la repressione nelle strade. Le immagini che circolano oggi in Bolivia – sulle strade di Cochabamba, nelle comunità dell’Altiplano, nei quartieri operai di La Paz e soprattutto a El Alto – mostrano le donne emergere come una forza organizzativa di primo piano. Non solo partecipano alle proteste, ma sono anche parte integrante della loro leadership quotidiana. Ovunque il governo tenti di reprimere la mobilitazione con la forza, incontra una resistenza costante da parte delle comunità stesse e delle donne che hanno fatto dell’organizzazione collettiva una tradizione storica.
Ogni grande rivolta delle masse boliviane ha avuto tra le sue principali protagoniste donne indigene e della classe operaia. Le donne delle miniere, organizzate in comitati, hanno svolto un ruolo decisivo nelle lotte contro le dittature militari e nella resistenza alle misure di austerità. La figura di Domitila Barrios de Chungara è diventata un simbolo internazionale della lotta delle donne lavoratrici boliviane e della capacità della classe lavoratrice di confrontarsi con i governi al potere.
Decenni dopo, durante la Guerra del Gas del 2003, furono ancora le donne di El Alto, insieme alle organizzazioni di quartiere e operaie, a mantenere i blocchi e ad affrontare la repressione che causò decine di morti. Quei giorni di insurrezione portarono infine alla caduta di Gonzalo Sánchez de Lozada e lasciarono un segno indelebile nella coscienza politica delle masse boliviane. L’esperienza ha dimostrato che quando i lavoratori, i contadini poveri e le comunità indigene irrompono sulla scena politica, nessuna forza repressiva può governare allo stesso modo.
L’attuale ribellione affonda le sue radici in una crisi economica e sociale sempre più profonda. La carenza di carburante, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, il deterioramento delle condizioni di vita e l’esaurimento di un regime incapace di offrire soluzioni alle masse hanno alimentato un vasto movimento di lotta. Come accade in ogni crisi sociale, sono le donne lavoratrici a risentire maggiormente del deterioramento delle proprie condizioni materiali. Sono loro che devono affrontare quotidianamente l’aumento del costo della vita, la mancanza di risorse nelle loro comunità e l’assenza di qualsiasi risposta da parte dello Stato.
Le donne delle comunità indigene incarnano, attraverso la loro esperienza sociale, molte delle contraddizioni fondamentali della società boliviana. Sono lavoratrici sfruttate, membri di comunità storicamente soggiogate dalle oligarchie nazionali e dall’imperialismo, e sopportano anche gran parte del peso che lo Stato impone alle famiglie operaie e contadine. Pertanto, quando scoppia la crisi sociale, emergono come una straordinaria forza combattente.
La presenza delle cholitas nei blocchi e nelle mobilitazioni ha anche un enorme significato politico. Per decenni le classi dominanti boliviane hanno cercato di relegare i popoli indigeni in una condizione di subordinazione economica, sociale e culturale. Tuttavia, ogni episodio decisivo della lotta di classe in Bolivia ha dimostrato che le comunità indigene costituiscono una delle principali riserve di resistenza contro l’ordine sociale esistente. Le donne occupano un posto centrale in questa esperienza.
A differenza di coloro che tentano di presentare la crisi attuale come una semplice disputa tra diverse fazioni del potere politico, la massiccia partecipazione delle donne operaie e indigene rivela la vera natura del processo in corso. In Bolivia si sta sviluppando una ribellione popolare alimentata da profonde rivendicazioni sociali e dal crescente rifiuto di un regime incapace di risolvere i problemi più elementari delle masse.
Dall’Argentina, la classe operaia deve seguire questa lotta con attenzione e solidarietà. Ciò è particolarmente vero considerando che il governo di Javier Milei ha espresso il proprio sostegno politico al governo boliviano e quando esistono denunce di vari meccanismi di collaborazione con un apparato statale che risponde alle mobilitazioni con la repressione. La difesa delle libertà democratiche, il rifiuto della persecuzione degli attivisti e il sostegno alle organizzazioni operaie, contadine e indigene boliviane sono parte della stessa lotta internazionale contro i governi dell’austerità e della subordinazione alle potenze straniere.
Le donne nelle comunità hanno dimostrato un’enorme capacità di organizzazione, sacrificio e lotta. Ma l’esperienza storica mostra anche i limiti delle ribellioni quando la loro leadership rimane subordinata a settori che cercano di preservare l’ordine sociale esistente. L’enorme energia impiegata oggi dalle masse boliviane può aprire una strada favorevole agli sfruttati solo se si traduce in un’organizzazione politica indipendente di lavoratori, contadini poveri e comunità indigene.
La lotta che sta attraversando la Bolivia riporta alla ribalta una delle lezioni fondamentali della storia latinoamericana. I compiti politici in sospeso non possono essere risolti da nessuna variante della borghesia né da governi che gestiscono la crisi a beneficio dei capitalisti. Possono trovare una soluzione solo attraverso l’intervento politico indipendente dei lavoratori nella lotta per il potere.
La ribellione boliviana ha un volto femminile perché sono le donne delle comunità a condurre alcune delle sue battaglie più eroiche. Ma il loro ruolo di primo piano non è solo una questione di rappresentanza. Significa l’ingresso sulla scena di uno dei settori più sfruttati e oppressi delle masse latinoamericane. In questa emersione risiede una delle chiavi per comprendere la profondità della crisi boliviana e anche le possibilità aperte dalla lotta di coloro che cercano di porre fine a un regime di sfruttamento, fame e sottomissione.

