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Il “caso Rutte” mette a nudo la doppiezza dei governi italiani, in guerra e in “pace”

Non si era ancora spenta l’eco dello scontro fra Trump e Meloni, quando il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato che ben 500 velivoli USA sono decollati dagli aeroporti italiani durante la guerra contro l’Iran.

Immediatamente, sono esplose le polemiche e sono fiorite le dietrologie: si va dal sospetto che il precedente scontro fra Trump e Meloni sia stata una messinscena concordata, alla tesi che Rutte abbia voluto sottolineare la fedeltà atlantista di Roma, fino all’ipotesi contraria avanzata, su Repubblica del 25/6,  da Fioravanti, ex comandante della Folgore, nonché generale del comando operativo delle forze speciali: insomma una bravissima persona… Secondo costui, la dichiarazione di Rutte, lungi dall’essere una gaffe, è stata un regalo per “paparino” Trump, un colpo basso al governo di Roma, per intaccare la credibilità di Meloni e creare difficoltà all’esecutivo. Fioravanti conosce bene molti meccanismi e, del resto, gli avvertimenti trasversali in stile mafioso sono una sorta di marchio di fabbrica che il tycoon ama sbandierare con l’orgoglio di un Al Capone, ma sono anche il pane quotidiano di tutti i governi e gli apparati di dominio della borghesia, uno dei mezzi a cui ricorrono le classi dominanti borghesi per regolare i loro conti reciproci.

In mezzo a tante menzogne, allusioni, doppi fini e giochi di potere, emerge però chiara una verità incontrovertibile: l’Italia ha partecipato alla guerra contro l’Iran. Senza avere entrature nei comandi NATO, come potete immaginare, l’abbiamo denunciato e documentato subito nel nostro articolo del 10 marzo che riproponiamo in fondo a queste righe, invitando i nostri lettori ad avere la pazienza di rileggerlo.

Ancora una volta, emerge la costituzionale doppiezza della borghesia italiana, la sua consuetudine di dire e non dire, la sua sperimentata abilità nel difendere i propri interessi di sfruttamento e rapina trescando con tutti i paesi e i centri di interesse, senza alcun “principio” che non sia quello di massimizzare i vantaggi, avendo cura di non tagliarsi mai del tutto i ponti alle spalle con nessuna delle parti che si stanno scontrando. Non ha i mezzi, la potenza necessaria per dettare regole e ultimatum in nessuna guerra; ma dispone dei mezzi, della determinazione criminale e della capacità di manovra necessari per entrare in ogni contesa inter-imperialista di rilievo.

In fondo, sono decenni che l’Italia partecipa a tutte le guerre più infami, dalla Serbia all’Iraq, …in nome dell’art. 11 della Costituzione nata dalla Resistenza. Che dire quindi della rivoltante ipocrisia dei Meloni-Crosetto, con le spalle protette dall’immarcescibile Mattarella, quando sostengono che l’Italia ha fornito “solo” aiuto in missioni logistiche, non “cinetiche”. Tali sarebbero, ad esempio, le missioni dei super droni MQ4 Triton e dei reattori Boeing Poseidon volte a spiare il territorio iraniano, trasmettere all’istante le informazioni e consentire così l’efficacia dei bombardamenti delle squadre operative. Niente di diverso hanno fatto gli aerei radar  EC2 Hawkaye, che hanno potuto fare scalo ad Aviano prima di raggiungere il Medio Oriente, o gli F16 che, partendo da Aviano poco prima della guerra, hanno permesso una più accurata pianificazione dell’aggressione del tandem USA/Israele. Secondo il governo, questo non implicherebbe la partecipazione al conflitto. Se non fosse tragico il risultato di questa decisione, ci sarebbe da ridere. Teniamolo/tenetelo comunque presente: semmai qualcuno dovesse partecipare ad una rapina in banca, magari in qualità di “palo”, potrà sempre rivendicare la sua estraneità ai fatti, non avendo utilizzato armi e/o esplosivo…

L’Italia, quindi, è in guerra contro l’Iran. Ma non lo è “per servilismo verso Trump”, come si affanna a ripetere il cartello delle opposizioni, impegnato a promuovere un “riarmo buono”, italiano ed europeo, veramente “nazionale”, che faccia per davvero “i nostri interessi”. L’Italia è in guerra perché è una potenza imperialista, e difende in tal modo gli interessi della propria classe dominante, da sempre e irrimediabilmente fondati sullo sfruttamento dei proletari dentro e fuori i confini nazionali, sul saccheggio delle risorse naturali, sul super-sfruttamento e l’oppressione dei proletari e delle masse povere anzitutto dei paesi che rientrano prioritariamente nella sua sfera d’influenza (Albania, ex-Jugoslavia, Romania, Libia, Tunisia…), sugli intrighi politici, affaristici e militari nelle aree strategiche come il Medio Oriente.

L’alleanza con gli USA, che è al vertice della piramide del gangsterismo “occidentale”, comporta a volte di ingoiare qualche rospo, di incassare qualche colpo basso, ma è all’ombra di quegli equilibri, oggi vacillanti sotto la crisi mondiale dell’ordine capitalistico, che la borghesia italiana ha difeso abilmente i propri interessi e il suo ruolo. È contro questi interessi, innanzitutto, che le avanguardie di classe devono rivolgere i loro colpi qui, lavorando per costruire uno schieramento che metta al primo posto, nella denuncia e nell’azione, il nemico “in casa propria“, il “proprio” governo nella sua funzione di comitato d’affari della classe dominante.

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