Questo è il testo che, sotto forma di manifesto o di volantino, la Tendenza internazionalista rivoluzionaria affigge e diffonde in questi giorni in alcune delle principali città italiane anche, ma non solo, in vista della giornata di sciopero internazionale dei porti e di sciopero generale di venerdì 30 ottobre.
E’ una sintesi estrema di analisi e posizioni che ci pare di avere ampiamente motivato in questi anni, a cominciare dal convegno sulla guerra e contro la guerra tra NATO e Russia in Ucraina organizzato a Roma il 16 ottobre 2022 insieme al Laboratorio politico Iskra ed altre organizzazioni e organismi.
In quella circostanza fissammo una tesi-chiave per la nostra attività politica:
“Questa guerra segna un punto di non ritorno nel passaggio delle contraddizioni inter-capitalistiche alla scala mondiale da un piano economico-commerciale ad uno strategico militare” (La guerra in Ucraina e l’internazionalismo proletario – a cura di Pietro Basso, aprile 2023, seconda ristampa, p. 12).
Non ci siamo sbagliati. E negli anni seguenti abbiamo seguito passo dopo passo gli sviluppi di questa tendenza catastrofica alla guerra inter-capitalistica su scala globale, stabilendo e rafforzando rapporti di collaborazione e unità d’azione con altre organizzazioni internazionaliste nel mondo, a partire dalla Conferenza contro i governi della fame e della guerra di Buenos Aires (giugno 2024), alla quale sono seguiti i meeting internazionalisti di Napoli (giugno 2025), di Atene (luglio 2026) e la Conferenza internazionale dei giovani contro le guerre del capitale di domenica scorsa.
Rapporti tutti finalizzati a “provare a fermare per tempo i piani e le manovre dei signori capitalisti della morte con l’intensificazione della lotta di classe e la tessitura della solidarietà e dell’unità di classe. Dentro i confini di ogni paese tra proletari/e autoctoni e immigrati, e tra i paesi e i continenti” (dalla introduzione agli Atti della Conferenza internazionalista di Napoli, 14-15 giugno 2025, p. 5).
Masse crescenti di proletari/e stanno sperimentando progressivamente anche nei ricchi paesi europei i costi sia materiali che di perdita verticale di diritti e libertà insiti in questa folle e criminale corsa al riarmo, all’economia di guerra e alla guerra globale. Le forti sollevazioni giovanili e non solo giovanili in corso nelle ultime settimane in Francia, in Spagna, in Italia, e un certo risveglio del conflitto di classe in Germania (dove è nato anche un movimento giovanile contro la reintroduzione della leva obbligatoria) sono i segni che possiamo davvero metterci di traverso al corso catastrofico della crisi del sistema capitalistico e rovesciarlo contro la classe dominante e i suoi apparati di repressione e di guerra.
Le nostre modeste forze sono tese fanaticamente a questo scopo.

