Oggi ai cancelli del porto di Venezia la Tendenza internazionalista rivoluzionaria e il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera hanno diffuso questo volantino che espone nel modo più semplice possibile il significato dello sciopero internazionale di venerdì 30 – e lo completa con il richiamo alla guerra tra NATO e Russia in Ucraina, di cui – purtroppo – non c’è (colpevolmente) traccia nell’indizione dello sciopero a livello internazionale.
In questi anni più volte il movimento di solidarietà con il popolo palestinese ha manifestato al porto di Venezia, anche bloccandolo per qualche ora dall’esterno (*), ma senza riuscire, finora, a coinvolgere nello sciopero e nel blocco delle attività i portuali. L’iniziativa di oggi serviva appunto a spingerli ad aderire allo sciopero di venerdì. (Red.)
NO ALLA GUERRA, NO AL TRAFFICO DI ARMI!
CONTRO IL GOVERNO MELONI E I GOVERNI DELLA GUERRA!
Lavoratrici e lavoratori,
Il prossimo 30 ottobre 2026, 100 porti in tutto il mondo – dal Mediterraneo ad Amburgo, dall’India
al Messico – si fermeranno. Non è un normale sciopero. È un atto di rottura contro il genocidio in
Palestina e le guerre in Medio Oriente. È un atto contro un’economia di guerra costruita sul nostro
sudore, che pagheremo col sangue.
Lo sciopero toccherà anche i porti italiani. Qui transitano le armi per il genocidio palestinese e per le
decine di altre guerre in corso, a partire dalla guerra tra NATO e Russia in Ucraina. I lavoratori si mettono di traverso: le nostre braccia non caricheranno strumenti di morte!
A muovere questa macchina di distruzione è il governo Meloni. Il governo delle destre è un governo
di guerra: taglia le spese sociali, fa esplodere quelle militari e blinda banchine e piazze con decreti
sicurezza e leggi anti-sciopero. Lo fa per impedirci di alzare la testa e fermare questa corsa verso il
disastro sociale e ambientale.
La guerra esterna si specchia in quella interna. I padroni e il governo ci impongono bassi salari,
carovita, ritmi insostenibili, precarietà estrema e licenziamenti. Il risultato? Un aumento drammatico
di infortuni e morti sul lavoro.
I soldi per il riarmo vengono sottratti alle nostre tasche: tagliano sanità, pensioni, scuola, consultori e
edilizia popolare. Nelle scuole e nelle università penetra l’ideologia bellicista, sponsorizzata da colossi
come Leonardo e Fincantieri. Anche le Ferrovie dello Stato sono sempre più coinvolte nei preparativi
di guerra, come denuncia il Collettivo Ferrovieri/e Contro la Guerra.
La nostra risposta deve fare un salto di qualità. Non basta più indignarsi per ciò che transita nei porti.
Dobbiamo passare alla lotta organizzata contro i poteri che spingono verso il riarmo e la guerra.
Questa lotta deve unirsi a quella dei portuali marocchini, greci, statunitensi, indiani e messicani, che
bloccano le navi nei loro paesi. In tutto il mondo la classe lavoratrice ha gli stessi interessi e lo stesso
nemico: i «signori della guerra», padroni di fabbriche, magazzini, porti e banche.
Siamo noi la forza che muove il mondo. Abbiamo il potere e il dovere di bloccare la loro logistica
di morte.
Contro il governo Meloni, governo della guerra e della repressione! Al fianco dei
giovani in rivolta e delle masse sfruttate!
Viva la resistenza del popolo palestinese!
Viva lo sciopero internazionale dei porti! Viva la lotta e l’unità dei lavoratori di tutti i
paesi!
Comitato permanente contro le guerre e il razzismo – Marghera
Tendenza internazionalista rivoluzionaria
(*)

