Per essere stato chiamato in 48 ore con un tam tam social, il presidio al porto di Marghera di mercoledì scorso contro la nave Borkum sospettata (già in Spagna e Slovenia) di traffici di armi e di esplosivo con Israele, è riuscito. Più di cento partecipanti (anche l’avara stampa locale ne conta 150), una partecipazione molto vivace di studenti delle occupazioni universitarie di Venezia (San Sebastiano, Iuav ed anche una pizzicata dal rettorato), e – tra gli aspetti più interessanti – una positiva interazione con i tanti camionisti e i lavoratori del porto in uscita, a cui abbiamo volantinato e chiesto di aiutarci nella raccolta di informazioni sui traffici di morte che passano anche da questo scalo. Ma anche la presenza del Comitato 23 settembre (con un bell’intervento della compagna Cristina sulle donne palestinesi protagoniste da sempre della resistenza, da cui c’è molto da imparare), dei Sanitari per Gaza e di militanti pacifisti venuti anche da Vittorio Veneto.
Promotori dell’iniziativa compagne/i del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo e della TIR, i Giovani palestinesi e compagne/i di Potere al popolo di Padova che – insieme agli interventi dalle università e del Fgc – hanno dato il tono al presidio – un tono teso, di denuncia del genocidio a Gaza, del governo Meloni, della corsa alla guerra, della necessità di intensificare il movimento di solidarietà con il popolo e la resistenza palestinese.
Nel caldissimo corteo del Primo Maggio a Marghera, il primo da tempo immemorabile, concluso non a caso davanti alla Fincantieri (secondo pilastro dell’industria bellica italiana) e ad uno degli accessi al porto, avevamo promesso di continuare la mobilitazione in una direzione precisa: metterci di traverso realmente, e non soltanto in modo simbolico, alla macchina del genocidio e delle guerre del capitale. E siamo stati di parola. Mercoledì siamo dovuti rimanere ancora sul piano della denuncia e della propaganda perché non avevamo la forza di entrare nel porto e ispezionare noi direttamente la nave, ma abbiamo di sicuro elevato il livello di attenzione e di guardia e avviato un’interazione con chi in questo porto lavora, elemento fondamentale per ogni ulteriore azione di lotta.
Con particolare energia i compagni della TIR e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo (non solo loro, però) hanno invitato ad allargare lo sguardo dalla Palestina martirizzata da Israele e dall’intero imperialismo occidentale, a ciò che sta avvenendo in Ucraina nella guerra tra NATO e Russia, che ha già prodotto montagne di cadaveri ucraini e russi di sicuro appartenenti alle classi lavoratrici dei due paesi, e non agli oligarchi statunitensi, europei, russi e ucraini che da questa guerra si aspettano di trarre benefici. E a riprendere unitariamente quell’iniziativa di lotta contro tutte le guerre del capitale che portò il 23 e 24 febbraio scorso allo sciopero nazionale indetto dal SI Cobas e da altri pezzi del sindacalismo di base e alla grande manifestazione di Milano. Bisogna fare di più e meglio nell’azione di lotta contro la corsa al riarmo, l’economia di guerra e i suoi sacrifici, la militarizzazione delle scuole, delle università, le nuove misure repressive (a cominciare dal Ddl 1660 Piantedosi-Crosetto), la campagna di islamofobia e arabofobia in corso. Bisogna sforzarsi di raggiungere aree sempre più ampie della classe lavoratrice e della società.
Il presidio si è sciolto con l’appuntamento, per il Veneto, di domenica 2 giugno, manifestazione chiamata a Padova dai Giovani palestinesi d’Italia, ore 15, stazione FF.SS. – per chi viene da Ve/Mestre/Marghera il concentramento è alle ore 14.40 alla stazione di Mestre.
Da Mestre/ Venezia/ Vicenza
Per la piazza/ corteo del 2 a Padova
Si punterà, come per le altre città, a fare partenze collettive:
Da Mestre, 14.53
Da Venezia, 14.40
Da Vicenza 14.03

