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Basta con il sadismo istituzionale contro i lavoratori colpiti da malattie professionali – Vito Totire

Riceviamo e volentieri rilanciamo questa vivace denuncia di Vito Totire, che mette in luce il vero e proprio sadismo che le istituzioni (in questo caso l’Inail e l’Inps) praticano nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici colpiti da malattie professionali – si tratta di centinaia di migliaia! La base di questo trattamento sadico è in una disposizione del 1965, gli anni del meraviglioso avvento dei governi di centro-sinistra, rimasta intatta nei successivi 61 anni.

Concordiamo in pieno con la sua denuncia, con le sue proposte di lotta, con il richiamo della figura di Renzo Tomatis (ricercate i libri della collana Medicina e potere!, cari/e voi che ci leggete). Ma non possiamo concordare con il suo appello alla sensibilità della presidenza della repubblica, che è il degno vertice (intriso di spettacolare ipocrisia) di un sistema sociale ed istituzionale basato sullo sfruttamento del lavoro salariato. (Red.)

Il “miracolo” dell’Inail a Ravenna … e a Milano
Basta con il sadismo istituzionale contro i lavoratori colpiti da malattie
professionali (non solo da amianto…)
– spilorci e sadici con i malati, “generosi” con i colpevoli di omicidi colposi (vedi Fincantieri) : un quadro politico e sociale molto chiaro.

I re francesi avevano fama, immeritata, di poter guarire i plebei, con la semplice apposizione delle mani, in
particolare dalla scrofola ma, secondo alcune fonti, anche da altre malattie. L’Inail fa molto di più. Chiariamo onde evitare polemiche: non è “merito” dell’Inail nazionale né tantomeno
dell’Inail di Ravenna o di Milano; il “merito” è del decreto 1124/1965 che impedisce il riconoscimento di un
ulteriore aggravamento della malattia professionale entro un anno dall’ultimo aggravamento riconosciuto.

Semplicemente assurdo e sadico: lo stato dunque vessa i lavoratori che hanno contratto malattie professionali “decretando” il mantenimento dello stato di salute almeno per un anno dopo l’ultimo aggravamento !

Pare che un sindaco italiano abbia fatto un’ordinanza perché i cittadini non si ammalino, visto nel comune
non c’è il medico di base. La notizia ha avuto una certa ed effimera eco mediatica, mentre del dpr 1124/1965 non parla quasi nessuno. Ne parliamo noi perché non siamo rassegnati a subire ingiustizie.
Dobbiamo prendere atto della vessazione nei confronti dei malati da parte di uno stato spilorcio,
per usare un eufemismo.

Ma sorge inevitabilmente un interrogativo: come mai il “ceto politico” parlamentare non ha trovato dal 1965 la “lucidità mentale” di abrogare una norma tanto assurda? Forse qualche parlamentare ha notato la iniqua norma e avrà anche proposto di abrogarla, ma se le proposte non passano a maggioranza la truffa si perpetua.

Molti anni fa, erano i primi anni dopo il varo della legge 257/1992, il professor Renzo Tomatis, rigoroso
uomo di scienza (quella della medicina basata sulle evidenze, diversa dalla medicina dei consulenti Eternit e diversa dalla medicina della squadra mobile e della procura si Ravenna), già direttore della IARC di Lione. a latere di un convegno della AEA a Trieste, denunciò a chiare lettere in una intervista alla RAI che diversi
lavoratori ammalati di mesotelioma, nel giorno del decesso, potevano contare su un riconoscimento di
danno biologico del 60%. La denuncia di Renzo Tomatis rimase vox clamans in deserto !

Per la verità abbiamo visto anche di peggio (in Italia), in prima battuta, un riconoscimento del 35% di danno
biologico, per mesotelioma, quando il limite minimo tabellare sarebbe di almeno 60%. Le vessazioni sono
tante e ripetute.

La verità è che il lavoratore malato non ha molta voglia di fare trafile burocratiche e spesso, anche di fronte ad un palese aggravamento, evita di avviare procedure per il riconoscimento; effettivamente preferisce “concentrare” le sue energie psicofisiche nella lotta contro la malattia e non sprecarle nei percorsi
burocratici.

Di recente un gruppo di comitati che si occupano di amianto hanno “suggerito” ai vertici nazionali dell’Inail
di “concedere” magnanimamente il riconoscimento massimo da subito visto anche che gli aggravamenti
possono essere anche repentini. A quel che ci risulta, la risposta della dirigenza è stata un “vedremo”. Infatti abbiamo visto molto bene cosa è successo dopo questo incontro.

Peraltro se il “nostro” lavoratore di Ravenna che, pur accusando un aggravamento, è vivo, purtroppo lo
stesso con è accaduto per un altro lavoratore di Milano, che è deceduto dopo l’istanza di riconoscimento di
aggravamento, deceduto col 70% di invalidità riconosciuta (a seguito di collegiale discorde) : in sostanza
come ai tempi della denuncia di Renzo Tomatis.

Altra questione: noi della AEA (Associazione esposti amianto) facciamo abitualmente visite domiciliari ai lavoratori/pazienti. Si dirà: grazie, voi da giovani eravate affascinati dai medici scalzi cinesi, quindi per voi è facile. Evitiamo di raccogliere questa provocazione, peraltro immaginaria. Sta di fatto che noi, una associazione di volontariato, facciamo visite domiciliari; gli “altri” (intendiamo istituzioni come Inail) no. Mentre l’Inps le fa, ma per attività di medicina fiscale. Dunque : c’è qualcosa che non quadra in questo frangente storico in cui qualche altra istituzione (non per la verità non si tratta né dell’Inail né dell’Inps) si sbilancia in proclami e promesse da marinaio sulla “medicina di prossimità” (?).

Non vogliamo scoraggiare i lavoratori/pazienti con previsioni negative: NEGLI ULTIMI 10 ANNI LE TERAPIE
PER IL MESOTELIOMA HANNO FATTO PASSI AVANTI DA GIGANTE e SPERIAMO CHE LA RICERCA
SCIENTIFICA POSSA DARE A BREVE ULTERIORI RISULTATI POSITIVI. Ma quello che è dovuto sul piano
assicurativo, è dovuto e va corrisposto!

Non poniamo quindi problemi di “numeri”, di tabelle e/o di tipo “economicistico”; il malato non migliora il
suo stato di salute solo grazie alle tecniche mediche (comunque ovviamente indispensabili), migliora anche in relazione al supporto su cui può contare sia a livello familiare che a livello macro-sociale.

PONIAMO UN PROBLEMA DI GIUSTIZIA SOCIALE. E dunque:

1) La norma capestro che impedisce di riconoscere aggravamenti subentrati prima di un anno
dall’ultimo riconosciuto va immediatamente abrogata per tutte le patologie professionali;

2) Nel caso dei tumori, si tratta di un vincolo che ha risvolti ed effetti sadici (parliamo di sadismo
istituzionale); e quindi va garantita una copertura assicurativa ed economica massima per i primi 5
anni, salvo rivalutazione dopo questo periodo per i tumori per i quali i dati epidemiologici
depongono per una buona speranza di vita e si salute dopo questo limite cronologico.

Occorre dunque la abrogazione immediata della norma capestro con un decreto urgente per evitare
ulteriori vessazioni alle vittime della nocività del lavoro. Siamo scettici sulla ipotesi che le istituzioni “rispondano” in maniera pertinente, e ancora una volta ci corre l’obbligo di interloquire con la Presidenza della Repubblica che ha già di recente mostrato attenzione sui danni alla salute subiti dai lavoratori perché la presidenza prenda in esame la ipotesi di “sollecitare” i “legislatori dormienti”.

LA MALATTIA NON SI FERMA PER DECRETO (magari…)
DIAMO LO STOP ALLA SPILORCERIA E AL SADISMO ISTITUZIONALI

Ravenna-Milano-Bologna, 21 giugno 2026

Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra, portavoce AEA-associazione esposti amianto e rischi per la salute
– via Polese 30 40122 Bologna

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