Sul Corriere della sera di domenica 28 giugno un Paolo Mieli più che mai con l’elmetto calato in testa sprona la Meloni a risollevare la sua immagine dopo le sberle (vere o concertate che siano) ricevute da Trump, volando quanto prima a Kiev, “la città che è ormai la capitale morale d’Europa“.
Lo spudorato Mieli incorona l’Ucraina “capitale morale d’Europa” appena sette giorni dopo che il presidente della Polonia Nawrocki – ed è quanto dire! – ha reso pubblico di aver revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca (massima onorificenza di stato polacca) a Zelensky. Nawrocki accura Zelensky di aver assegnato ad una unità dell’esercito ucraino il nome dell’UPA (Esercito insurrezionale ucraino), che si segnalò nel corso della seconda guerra mondiale per la sua collaborazione organica con le truppe naziste in numerosi eccidi di civili polacchi – per non dire altro.
La contiguità crescente, se non la vera e propria simbiosi, di Zelensky con le forze filo-naziste del passato e del presente è cosa arcinota a tutti. Figurarsi se non lo è a Mieli, informato perfino sul contrasto epocale tra Francesco Toscano e Marco Rizzo in quella scaracchiata che ha il nome di Italia sovrana e popolare. Ma, per il sionista Mieli, la cosa non merita neppure un’alzata di spalle. Zelensky filo-nazista? E chi se ne frega. Del resto, è lo stesso atteggiamento che ha assunto per Gaza. Genocidio? E chi se ne frega. C’è altro di cui occuparsi, ben più importante di qualche centinaio di migliaia di palestinesi trucidati.
L’”occasione d’oro”, l’”occasione da non perdere” è quella prodotta dalla momentanea attenuazione del sostegno di Trump all’Ucraina. Si apre uno spazio di intervento per l’UE, e anzitutto per l’Italia che è stata troppo prudente, a suo dire, troppo attendista, sia con il suo governo, che con l’opposizione – “eccezion fatta per Carlo Calenda”, che essendo un signor nessuno, fa cadere anche l’eccezione.
Meloni ci torni subito a Kiev a fare affari di guerra, non lasciandone il monopolio alla Germania che ormai in Ucraina si è fortemente insediata, specie nella sua industria bellica, la sola industria, ormai, che resti a questo paese semi-distrutto, rovinato e colonizzato dalla guerra con la Russia a cui è stato guidato e precipitato dall’intera NATO – con l’Italia dei Meloni, Mattarella e Mieli a fare il suo sporco mestiere di sempre.
Ma l’enfasi di Mieli non riguarda tanto Kiev, quanto Mosca.
Da settimane i vertici dell’UE e i loro servitori nei “liberi mass media” sono in preda ad una rinnovata eccitazione: possiamo mettere in ginocchio la Russia! L’Ucraina, che continua a perdere terreno sul campo del Donbass, forse più lentamente del previsto, è stata in grado – grazie alla NATO – di colpire sempre più in profondità nel territorio russo e di fare male all’industria dell’energia russa, alla struttura militare russa, e alla stessa popolarità di Putin. Di qui l’euforia dei russofobi di professione che tornano a sognare la vittoria sfuggita agli eserciti di Napoleone Bonaparte e Hitler.
Correre a Kiev, correre a Kiev, subito, con vista su… Mosca.
Criminale, demente illusione bellicista, da denunciare e combattere con la massima determinazione.

