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Napoli: una sentenza vergognosa contro i licenziati GLS e il diritto di sciopero, a difesa del caporalato e del super-sfruttamento

Riceviamo e subito diffondiamo questa presa di posizione dei Coordinamenti provinciali del SI Cobas della Campania contro una sentenza del Tribunale del lavoro di Napoli, a firma Maria Rosaria Palumbo, che nega in modo spudorato la realtà dei fatti pur di affermare l’interesse, il “diritto” del padrone-Tavassi di disporre dei “propri” lavoratori senza nessun vincolo e limite – manca solo la legittimazione esplicita del suo potere di vita e di morte sui suoi schiavi salariati, quella implicita c’è.

Non si tratta, però, di un singolo padrone e di un singolo gruppo di licenziati: come si sostiene in questa presa di posizione, la sentenza è tutta un attacco frontale al diritto di sciopero (qui disconosciuto se esercitato senza preavviso), all’attività sindacale sui luoghi di lavoro, alla lotta contro il caporalato e il super-sfruttamento del lavoro, qui dichiarata illegittima e punita vilmente anche nella definizione delle spese processuali – per essersi permessi di ricorrere contro i soprusi padronali, gli operai licenziati dovranno pagare anche gli avvocati dei padroni!

Quattro anni di governo Meloni e di crescente complicità dei sindacati istituzionali Cgil-Cisl-Uil con la politica ferocemente anti-operaia e bellicista di questo governo (ma anche l’inerzia della massa dei proletari) hanno generato un clima sociale e politico tale da produrre mostri giuridici del genere, che fanno il paio con la legislazione da stato di polizia dei decreti-sicurezza.

S’impone un’inversione di tendenza!

Di qui l’appello del SI Cobas di Napoli e della Campania a non lasciar passare sotto silenzio questa sentenza vergognosa, a reagire collettivamente in difesa dei licenziati GLS-TEMI, del diritto di sciopero (sempre più sotto attacco – vedi l’estensione alla logistica della 146/1990), dell’attività sindacale sui luoghi di lavoro (vedi i recenti licenziamenti al San Raffaele di Milano e alla TIM di rappresentanti sindacali della CUB), dell’organizzazione di classe. (Red.)

𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐓𝐑𝐈𝐁𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐍𝐀𝐏𝐎𝐋𝐈 𝐒𝐏𝐔𝐓𝐀 𝐈𝐍 𝐅𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀 𝐀𝐈 𝐋𝐈𝐂𝐄𝐍𝐙𝐈𝐀𝐓𝐈 𝐆𝐋𝐒- 𝐓𝐄𝐌𝐈, 𝐀𝐙𝐙𝐎𝐏𝐏𝐀 𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐒𝐂𝐈𝐎𝐏𝐄𝐑𝐎 𝐄 “𝐋𝐄𝐆𝐀𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀” 𝐈𝐋 𝐂𝐀𝐏𝐎𝐑𝐀𝐋𝐀𝐓𝐎…

𝐕𝐄𝐑𝐆𝐎𝐆𝐍𝐀!!!

La scorsa settimana la giudice Maria Rosaria Palumbo ha depositato la sentenza con cui ha rigettato integralmente il ricorso dei lavoratori GLS-TEMI di Napoli, licenziati a ottobre 2024 a seguito di una serie di scioperi contro i salari da fame e gli innumerevoli soprusi subiti dall’azienda di proprietà di Francesco Tavassi.

La gravità di questa sentenza non sta tanto nel rigetto della richiesta di reintegro dei licenziati, quanto nei suoi contenuti e nelle sue motivazioni, connotate da una chiara, esplicita e totale sudditanza dell’organo giudicante agli interessi padronali e, di converso, da un misto di indifferenza e di disprezzo nei confronti dei lavoratori.

Come SI Cobas abbiamo prodotto una disamina dettagliata di questa “sentenza”, dalla quale sarà possibile coglierne a pieno la portata ferocemente antioperaia.

In questa sede ci limitiamo ad elencarne gli aspetti salienti:

1- La giudice “convalida” i licenziamenti sostenendo che non vi siano prove che ad ottobre 2024 i lavoratori avessero effettivamente scioperato, e quindi avalla la tesi padronale secondo cui non si trattava di sciopero ma di ripetute assenze ingiustificate. In tal modo la Palumbo demolisce uno dei pilastri centrali del diritto di sciopero, vale a dire la legittimità dello sciopero senza preavviso.

2- La giudice nega senza alcun motivo il ricorso ai testimoni indicati dai lavoratori per provare il carattere sindacale, rivendicativo e collettivo dei suddetti scioperi. In pratica la Palumbo, pur di rendere in ogni caso “legittimi” i licenziamenti, concorre di fatto a un sostanziale occultamento delle prove!

Ciò che è ancor più grave, la Palumbo “mutila” l’intero processo della fase istruttoria di accertamento nel merito dei fatti, delle argomentazioni e delle prove documentali prodotte nel ricorso.

In pratica, la giudice ha utilizzato l’intera durata del processo (8 mesi e almeno 4 udienze) solo ed unicamente per convincere i licenziati ad accettare un accordo conciliativo con i padroni!!!

3- La giudice nega qualsiasi irregolarità nei contratti di appalto tra Nextlog e TEMI e tra quest’ultima e le agenzie di somministrazione (Generazione Vincente e Yes We Work), ignorando completamente la richiesta di istruttoria nel merito formulata dal legale dei licenziati sulla base di un’ampia ricostruzione delle ambiguità e delle opacità nei rapporti tra committenza e fornitori, e liquidando l’intera controversia solo sulla base di una semplice autocertificazione prodotta dai padroni in sede processuale.

4- La giudice nega ogni ipotesi di interposizione illecita di manodopera, con argomentazioni che stravolgono le norme del D.Lgs. 276/2003 (Riforma Biagi). Quest’ultima, pur riducendo notevolmente i casi di interposizione illecita, prevede infatti che i requisiti minimi di un appalto “genuino” siano l’autonomia organizzativa e il rischio di impresa in capo al fornitore.

Nonostante il giudice Palumbo ammetta la possibile mancanza di autonomia organizzativa in capo a Nextlog e una sua totale subordinazione a TEMI, riesce lo stesso a garantire ai padroni un “colpo di spugna”, riducendo il concetto di “rischio di impresa” al semplice rischio del fornitore di non potersi aggiudicare l’appalto!!!

5- Come ciliegina sulla torta, la Palumbo pone a carico dei licenziati le intere spese di giudizio, ivi compresi gli onorari degli avvocati di parte padronale: si tratta di un atto politico con cui questa giudice conferma in maniera inequivocabile la propria ostilità e il proprio disprezzo per i lavoratori!

6- In 13 pagine di “motivazioni” la Palumbo non dedica una sola parola alle condizioni di sfruttamento imposte che TEMI ha imposto ai lavoratori sui magazzini GLS; al contrario, l’intero dispositivo è caratterizzato da un mix di cavilli e di giudizi politici funzionali ad avallare la tesi secondo cui gli unici interessi meritevoli di tutela giuridica sono il mercato, i profitti, la competitività e l’abbattimento dei costi; per la Palumbo i lavoratori, che contribuiscono a creare quella ricchezza di cui anche ella è beneficiaria in quanto stipendiata coi proventi delle loro tasse, sono mera carne da macello; nient’altro che dei numeri da sacrificare in nome dei profitti, non importa quanto essi siano giusti e leciti!

𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: attraverso una serie interminabile di forzature nell’interpretazione delle norme e delle procedure che regolano il processo del lavoro, 𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐏𝐚𝐥𝐮𝐦𝐛𝐨 𝐫𝐚𝐝𝐞 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐮𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞 𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐨𝐠𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐚, 𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐬𝐩𝐫𝐮𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢: 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐞, 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐓𝐚𝐯𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐡𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐝𝐢 𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢𝐧𝐢 𝐆𝐋𝐒 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢.

Ciò che rende tutto ciò ancor più sconcertante è il fatto che la dottoressa Palumbo non è affatto nuova a “sentenze” di questo tipo: questa è al contrario solo l’ultima “perla” di un giudice che sembra aver assunto come sua “missione” la demolizione dei diritti dei lavoratori e l’asservimento della sezione-lavoro del Tribunale di Napoli agli interessi di padroni e caporali senza scrupoli…

Negli scorsi anni come SI Cobas abbiamo infatti già avuto modo di “sperimentare” più volte le modalità di conduzione dei processi sul lavoro di questo giudice, la sua faziosità e i suoi metri di giudizio sistematicamente sbilanciati a favore della parte datoriale: valgano su tutti i casi dei lavoratori del porto di Napoli (Conateco e Turi Trasport) i cui ricorsi contro i licenziamenti, per il riconoscimento di cospicue differenze retributive e per la corretta applicazione del CCNL sono stati sistematicamente rigettati dalla Palumbo con “motivazioni” analoghe a quelle addotte per licenziati GLS- TEMI…

Come SI Cobas sosteniamo da sempre che la battaglia contro i soprusi padronali non può essere certo delegata unicamente ai Tribunali borghesi, e non abbiamo mai coltivato illusioni sulla loro presunta “imparzialità”: tale consapevolezza non può e non deve però esimerci dal denunciare con forza quelle sentenze che, come nel caso dei licenziati GLS -TEMI, svelano in maniera chiara ed esplicita la totale sudditanza del giudice agli interessi dei padroni.

𝐃𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐚𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐚 𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐝𝐢!

𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞-𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐨𝐥𝐥𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞: 𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚, 𝐬𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞!

Per quanto facciamo appello a tutte le realtà che in questo anno e mezzo hanno sostenuto i licenziati GLS-TEMI e a tutti coloro che hanno davvero a cuore gli interessi dei lavoratori, affinché questo esempio di insubordinazione alla dittatura del profitto e del malaffare continui a far sentire con forza la propria voce, sia dentro che fuori le aule del Tribunale.

A breve comunicheremo le prossime iniziative.

13.08.2026

Coordinamenti provinciali SI Cobas della Campania

👉👉👉 Il comunicato con l’analisi integrale della sentenza è consultabile al seguente link:

https://drive.google.com/…/1e3CnJcOSh8oxBDSRr…/view…

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