Venerdì scorso il GUP del tribunale di Piacenza Francesca Gigli ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei 7 dirigenti e delegati sindacali del SI Cobas e di Usb (Aldo Milani, Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli, Roberto Montanari, Elderdal Fisah e Mohamed Issa) che nel 2022 erano stati messi agli arresti domiciliari (assieme a Riadh Zagane, nel frattempo deceduto) con l’accusa infamante di associazione per delinquere a seguito del ciclo di scioperi e di lotte contro lo sfruttamento che aveva attraversato per anni i principali magazzini della logistica piacentina.
Dopo anni e anni di inchieste, ancora una volta la Procura di Piacenza, nota per essere tra le più “agguerrite” nel difendere gli interessi delle grandi multinazionali al punto da farsi quasi dettare da queste ultime gli impianti accusatori, fa clamorosamente cilecca, vedendosi respinto il suo principale teorema, cioè appunto l’associazione a delinquere.
Si tratta senz’ altro di una buona notizia, una delle poche in controtendenza rispetto a una fase caratterizzata da attacchi repressivi e criminalizzazione delle lotte sindacali e sociali dentro e fuori le aule di tribunale.
Ora restano in piedi le accuse “classiche” che in questi anni hanno caratterizzato l’offensiva dello stato contro le lotte del sindacalismo di base nella logistica, e che da oltre 15 anni si accaniscono in particolare contro il SI Cobas: violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio.
In realtà, sul banco degli imputati calci sono, come sempre, i picchetti operai e gli scioperi, vale a dire l’unico strumento in mano agli sfruttati per far valere le loro ragioni di fronte agli sfruttatori e ai caporali, i quali nella logistica hanno sempre goduto da un lato della protezione della malavita organizzata, dall’altro del silenzio complice dello stato borghese, dei suoi apparati e dei vertici dei sindacati confederali.
Si tratta, né più né meno, della stessa sommatoria di interessi che ha ispirato i decreti-sicurezza e che oggi guida l’offensiva frontale contro gli scioperi nella logistica (non più solo contro i picchetti) attraverso la delibera 26/88 della Commissione di garanzia.
Per questi motivi crediamo che questa vittoria nelle aule del Tribunale di Piacenza possa tradursi in una vittoria reale e duratura solo se il sindacalismo di base saprà mettere in atto un’iniziativa di lotta a tutto campo contro l’attacco in corso al diritto di sciopero e contro lo stato di polizia che i padroni e il governo stanno tentando di imporre in tutti i luoghi di lavoro in ossequio allo stato di guerra e all’economia di guerra.

