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Grecia: 28 ottobre 2011, la “Parata del Popolo” a Salonicco, un momento straordinario nella storia moderna del paese (testo e video)

Riceviamo e molto volentieri traduciamo questo testo dalla sua versione inglese pubblicata sul sito di Liberazione comunista, a firma Ilias Smilios (Red.)

https://prin.gr/2026/10/peoples-parade/

È Festa Nazionale in Grecia e Salonicco ospita la principale parata militare del Paese, alla quale partecipano i vertici politici, militari e di altre istituzioni. Per la prima volta da decenni, la parata militare ufficiale del Paese è stata interrotta da una rivolta popolare di massa contro i memorandum di austerità dell’UE e del FMI e il brutale attacco alle condizioni di vita dei lavoratori.

Lo spettacolo di unità nazionale, accuratamente coreografato dallo Stato, è andato in frantumi di fronte alla rabbia di migliaia di persone che si sono rifiutate di accettare i sacrifici imposti in nome della crisi economica. Il presidente della Repubblica Karolos Papoulias e gli altri dignitari sono stati costretti ad abbandonare la tribuna ufficiale. Il loro posto è stato occupato dal popolo: lavoratori, giovani e manifestanti che hanno occupato le strade e hanno sfilato proprio dove avrebbe dovuto svolgersi la parata militare.

Si è trattato di uno straordinario ribaltamento dell’ordine costituito. I rappresentanti del potere politico sono stati allontanati, mentre la gente comune si è appropriata dello spazio pubblico e ha rivendicato il diritto di determinare il significato dell’anniversario nazionale. L’evento è passato alla storia come la «Parata del Popolo»: un momento in cui la protesta sociale ha superato i limiti che le erano stati imposti e ha trasformato una cerimonia di Stato in un potente atto di sfida collettiva.

Gli eventi di Salonicco non furono un caso isolato. Lo stesso giorno proteste simili scoppiarono in decine di città in tutta la Grecia, rivelando la profondità e l’ampiezza della rabbia popolare. La «Parata del Popolo» divenne uno dei simboli più suggestivi della resistenza all’offensiva di austerità: un momento in cui coloro che avrebbero dovuto restare in silenzio e ai margini rifiutarono il ruolo loro assegnato e salirono sul palcoscenico della storia.

Questa esplosione non è venuta dal nulla, né è stata uno sfogo spontaneo slegato dalle lotte che l’avevano preceduta. È stata il culmine di mesi di scioperi, manifestazioni di massa, del movimento delle «Piazze», di iniziative locali e di resistenza sociale. È scaturita da un movimento che, attraverso diverse forme di azione collettiva, aveva pronunciato un sonoro «NO» ai memorandum UE-FMI e alla dittatura delle banche e del mercato. Solo pochi giorni prima, il 19 e il 20 ottobre, lo sciopero generale nazionale di 48 ore aveva portato in piazza più di un milione di manifestanti, che esprimevano la loro opposizione al disegno di legge omnibus che imponeva misure di austerità di ampia portata, compresi i tagli ai salari. Il disegno di legge si aggiungeva al primo memorandum del maggio 2010 e al programma fiscale a medio termine adottato nel giugno 2011 dal governo di George Papandreou.

La «Parata del Popolo» fu quindi più di una semplice protesta contro un governo o una serie specifica di misure. Fu il momento in cui anni di rabbia accumulata, resistenza e lotta collettiva sfociarono in una sfida aperta all’autorità politica. Per un breve ma indimenticabile istante, il popolo non si limitò a protestare contro chi deteneva il potere. Lo spodestò e ne prese il posto.

La folla scandiva uno slogan che risuonava nell’aria: «Ora o mai più! Ribellatevi, gente!»

Nei giorni precedenti l’evento del 2011, numerosi collettivi sindacali, sociali e politici avevano invitato gli abitanti della città a partecipare alla parata in programma ed esprimere la propria rabbia e indignazione nei confronti dei rappresentanti del governo. Tra questi c’era l’Iniziativa dei Sindacati di Base di Salonicco, che già dal 2010 aveva svolto un ruolo decisivo nel coordinare i sindacati e i collettivi della città all’interno del movimento di resistenza all’offensiva anti-lavoratori dei memorandum. L’Iniziativa, con il proprio striscione e accompagnata da alcune decine di attivisti, si posizionò molto vicino alla tribuna ufficiale.

Con numerosi striscioni e cartelli, e slogan che risuonavano dai manifestanti accalcati sui marciapiedi del Viale Alessandro Magno, l’atmosfera era tesa fin dalle prime ore. Quando furono annunciati l’arrivo del presidente Karolos Papoulias e l’inizio della parata, i manifestanti dell’Iniziativa dei Sindacati di Base si spostarono improvvisamente sulla carreggiata, portando il loro striscione verso la tribuna ufficiale e scandendo: «Ora o mai più, rivolta, popolo!»

Nel giro di pochi secondi, anche molti altri gruppi di manifestanti si erano riversati sulla strada. All’unisono, sembravano avanzare verso la tribuna. Allo stesso tempo, però, i furgoni della polizia erano schierati dall’altra parte della strada, bloccando il passaggio dei manifestanti, con il supporto di numerose unità della polizia antisommossa e di altri agenti.

Nei minuti successivi, migliaia di manifestanti – secondo la polizia, 10.000 – si riversarono in strada, senza lasciarsi intimidire dal cordone di polizia. Era un’enorme marea umana che scandiva slogan contro i memorandum e le politiche antipopolari del governo e dell’UE-FMI. Non solo si rifiutavano di obbedire agli ordini della polizia di sgomberare la strada, ma chiedevano anche che il blocco di polizia fosse rimosso affinché il Popolo potesse marciare.

Per più di mezz’ora, questo fiume di persone rimase in strada nonostante la pressione della polizia e dei paracadutisti di riserva, che erano stati fatti intervenire per sgomberare la strada e consentire l’inizio della parata militare. Le immagini erano straordinarie: persone che si tenevano per mano, senza traccia di paura negli occhi, sostituita solo dai sorrisi e dalla speranza di chi lotta per la giustizia, per le vite che gli vengono rubate. E nessuno può sconfiggere quei sorrisi, quella forza e quella determinazione. Il Presidente della Repubblica e gli altri dignitari lasciano la tribuna, e la polizia apre la strada!

E poi il Popolo marcia. I lavoratori prendono il posto delle autorità sulla tribuna ufficiale, mentre coloro che solo pochi istanti prima occupavano la carreggiata marciano in avanti cantando Xasteria, il tradizionale inno di resistenza, e scandendo incessantemente: «Ora o mai più, rivolta, popolo!». È stato il momento più bello per tutti noi che eravamo lì, che abbiamo sentito, per un attimo, che stavamo facendo la storia, che abbiamo creduto, anche solo per un istante, che le cose potevano cambiare!

Gli eventi del 28 ottobre si svolsero in un momento decisivo della crisi politica greca. La Parata del Popolo, di per sé, non fece cadere il governo di George Papandreou, ma mise a nudo la profondità della rabbia popolare e la crescente crisi di legittimità che l’establishment politico stava affrontando. Appena tre giorni dopo, il 31 ottobre, Papandreou annunciò un referendum sull’ultimo accordo di salvataggio, scatenando una tempesta politica che minacciava di far cadere il suo governo. Sotto forte pressione interna e internazionale, all’inizio di novembre abbandonò la proposta di referendum. Il 6 novembre accettò di dimettersi e l’11 novembre Lucas Papademos, ex vicepresidente della Banca centrale europea, prestò giuramento come primo ministro di un governo di coalizione sostenuto dal PASOK, da Nuova Democrazia e dal partito di estrema destra LAOS

Anche la risposta alla Parata del Popolo non si fece attendere. Alla vigilia dell’anniversario della rivolta del Politecnico, nel novembre 2011, fu avviato un procedimento penale contro 17 manifestanti identificati dalla polizia di sicurezza grazie a prove fotografiche. E così ci siamo ritrovati sotto processo, accusati del “reato” di aver difeso il diritto del popolo di opporsi alle politiche antipopolari del governo, di manifestare e di avanzare rivendicazioni!

Questo tentativo di intimidazione, tuttavia, ottenne l’effetto opposto a quello voluto da chi detiene il potere. Si formò immediatamente un imponente movimento di sostegno e solidarietà, noto come «Anch’io ero presente alla Parata del Popolo». In ogni modo possibile, dichiarava che non avrebbe permesso che le lotte popolari fossero portate in tribunale! Migliaia di persone provenienti da tutto il Paese affermarono che il vero colpevole era — e rimane — la politica antipopolare stessa, che aveva spinto migliaia di manifestanti nelle strade delle città di tutta la Grecia.

Alla fine, la «Parata del Popolo» non fu mai processata e coloro che erano stati accusati di aver istigato gli eventi furono assolti. L’ondata di solidarietà che si era sollevata aveva lanciato un messaggio chiaro e forte: non si sarebbe permesso che la criminalizzazione di uno dei momenti più belli degli anni bui dei memorandum avesse successo!

Gli eventi del 28 ottobre 2011 hanno lasciato un segno indelebile nella memoria del movimento contro l’austerità. Hanno rivelato sia il potere della mobilitazione di massa sia i limiti di un ordine politico che rivendicava la legittimità democratica proprio mentre esigeva che la società si sottomettesse a politiche imposte in nome della necessità finanziaria. Per chi c’era, la Parata del Popolo è stata il barlume di una possibilità diversa: un momento in cui la gente comune aveva smesso di essere spettatrice della vita politica per diventarne protagonista.

Oggi, 15 anni dopo, in un momento in cui i giovani e i lavoratori in Francia, Spagna e altrove stanno nuovamente «scendendo nelle strade in fiamme», mentre anche in Grecia emergono segnali di una rinnovata sollevazione popolare, abbiamo il dovere di riprendere il filo dell’ottobre 2011 e proseguire lungo il percorso di lotta, con la speranza – o la certezza – che molto presto vivremo una nuova «Parata del Popolo» che getterà una volta per tutte le politiche antipopolari nel cestino dei rifiuti della storia!

On 28 October 2011, Thessaloniki witnessed an extraordinary moment in Greece’s modern history.  It is a National Day in Greece and Thessaloniki hosts the country’s main military parade, attended by the political, military and other leadership of the country. For the first time in decades, the country’s official military parade was brought to a halt by a mass popular uprising against the austerity EU-IMF memoranda and the brutal assault on working people’s lives.

It was an extraordinary reversal of the established order. The representatives of political power were driven away, while ordinary people claimed the public space and the right to determine the meaning of the national anniversary. The event became known as the “People’s Parade”—a moment when social protest broke through the limits imposed upon it and transformed a state ceremony into a powerful act of collective defiance. The “People’s Parade” became one of the most striking symbols of resistance to the austerity offensive: a moment when those expected to stand silently on the sidelines refused their assigned role and stepped onto the stage of history

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