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Primo Maggio internazionalista a Marghera (video e foto)

Da tempo Marghera, il quartiere operaio storico di Mestre, non vedeva una manifestazione così partecipata ed energica, e così integralmente internazionalista, come quella che si è svolta ieri, 1° maggio.

Non si è trattato dei grandi numeri ai quali aspiriamo (che del resto oggi in Italia sono molto rari, salvo inventarseli). Eravamo un migliaio, reali (la nuova Venezia parla di un “fiume per la pace e i diritti dei lavoratori”), di tante nazionalità, unite/i dalla denuncia delle guerre del capitale in corso e in gestazione, dell’economia di guerra, dell’industria bellica, del governo Meloni, e dal grido martellante: “Stop al genocidio a Gaza, Palestina libera!”.

La manifestazione era stata lanciata per tempo dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo e dai compagni della TIR (Tendenza internazionalista rivoluzionaria) incontrando l’immediata adesione dei GPI, del SI Cobas (presente un bel gruppo di lavoratori di Maxidì Belfiore di Verona in lotta da mesi, per i quali ha portato un saluto alla manifestazione Rakesh), del Comitato 23 settembre e di una serie di organismi di solidarietà con la Palestina da varie città del Veneto, di collettivi studenteschi e di organizzazioni politiche (in coda l’elenco completo).

Per arrivare a questo risultato il Comitato e i compagni/e della TIR hanno svolto una grossa attività di propaganda, con migliaia di volantini distribuiti in più lingue in tutti i luoghi di concentramento dei lavoratori, l’affissione di centinaia di manifesti nei quartieri proletari, nelle principali piazze, davanti alle moschee, in alcune iniziative sindacali (per la difesa della sanità pubblica), nelle piazze del 25 aprile, davanti alle mense universitarie e ai cinema, non disprezzando alcuna occasione per illustrare i contenuti e gli obiettivi della manifestazione anche in altre città del Veneto, con interventi alle radio locali e nazionali.

Nel momento in cui Israele prepara l’assalto a Rafah; nel momento in cui l’UE e la NATO preparano l’allargamento della guerra in Ucraina portandola in profondità nel territorio della Russia; e il governo Meloni si fa parte attiva di questi processi, la necessità, l’urgenza e il reale spirito unitario di questa iniziativa si sono fatti strada anche tra i “Sanitari per Gaza” e i giovani di Xr.

Particolarmente significativa la presenza di proletari – inclusi molti lavoratori bengalesi degli appalti Fincantieri –, di giovani, sia studenti che lavoratori, tante donne. È stato un piacere, per noi, arrivare nella piazza centrale di Marghera e trovarvi gruppi di proletari immigrati che invece di restare spettatori, si sono uniti a noi ingrossando il corteo, famiglie salutarci con affetto e condivisione dai palazzi, altri lavoratori ancora (anch’essi bengalesi) donare acqua ai manifestanti…

La denuncia dell’operato del governo Netanyahu, dello stato sionista e dei suoi protettori (Usa, Unione europea, Nato, Italia, etc.) ha attraversato e caratterizzato il corteo senza un attimo di interruzione dalla sua partenza alla sua conclusione, con un’intensità speciale. Asciutto e forte, come al solito, l’intervento di denuncia di Samed dei GPI, dialoganti ed efficaci quelli di Yasser e di Ahmad della Comunità palestinese del Veneto, rivolti rispettivamente al “popolo italiano” e alle giovani generazioni. Toccante la conclusione con gli interventi finali di un bambino di Gaza appena arrivato a Venezia e di una nonna di Gaza, giustamente fiera della resistenza del suo popolo, entrambi in corteo con la bandiera del Comitato permanente.

In diversi interventi il massacro coloniale di Gaza è stato inquadrato in una più generale tendenza alla guerra inter-capitalistica tra campi di stati contrapposti su scala mondiale, che vive già il suo primo capitolo nella mattanza in corso in Ucraina tra la NATO e la Russia sulla pelle e il sangue dei proletari ucraini e russi, ed anche in altre guerre “per procura” (così, ad esempio, senza nessuna ambiguità, gli interventi dei compagni di Fgc e Fc).

Altrettanto forte la denuncia dell’economia di guerra, dei sacrifici che già sono fatti pagare oggi ai lavoratori con l’inflazione (un aspetto sottolineato, tra gli altri, dal segretario dell’Sgb) e di quelli in arrivo, con l’intensificazione dello sfruttamento, il disciplinamento di tipo militaresco dei luoghi di lavoro, delle scuole, delle università (sulla preoccupante situazione a Ca’ Foscari, c’è stato un intervento del collettivo 10/17), dei processi di spaccio delle notizie, la diffusione di veleni nazionalisti e razzisti (temi toccati con grande chiarezza da Francesco di Verona per la Palestina), una nuova offensiva contro la condizione, la dignità e i diritti delle donne, nei luoghi di guerra anzitutto, ed anche lontano da essi (come ha sottolineato la compagna Paola del Comitato 23 settembre). Insomma – con il sottofondo magnifico di una solidarietà caldissima con la resistenza palestinese – una denuncia a tutto campo della tendenza alla guerra e delle molteplici, brutali forme di torchiatura del lavoro fino alla morte e di oppressione nella vita sociale che essa porta con sé.

La conclusione della manifestazione davanti alla Fincantieri in quanto secondo pilastro dell’industria bellica nazionale (che è ormai il perno dell’industria italiana), e accanto al porto di Venezia, in quanto luogo di transito di merci e di armi per il porto israeliano di Haifa, ha dato maggiore concretezza fisica al messaggio lanciato dal corteo. Come ha sostenuto nel suo intervento di chiusura un compagno della TIR: siamo soddisfatti per avere dato un segnale, un segnale coordinato insieme al SI Cobas con altre piazze in Italia e con le piazze di altre decine di paesi nel mondo, dall’Argentina di Milei alla Turchia di Erdogan, con organizzazioni politiche e sindacali altrettanto impegnate sul terreno del contrasto alle guerre del capitale. Ne servono di più forti. E faremo di tutto perché arrivino all’insegna dell’internazionalismo militante organizzato con perno sulla classe proletaria, non chiusa nella soffocante gabbia della teorica autosufficienza, ma capace di legare a sé tutti i moti di resistenza e di lotta contro un sistema sociale scosso da una profondissima crisi, a cominciare da quelli dei giovani senza privilegi e senza futuro.

Le adesioni

Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – Giovani palestinesi d’Italia – Comunità palestinese nel Veneto – Donne per la Palestina (Vicenza) – Comitato 23 settembre – SI Cobas – Verona per la Palestina – SGB – Collettivo dieci17 – Palestina libera – USB del Veneto – CUB Veneto – Comitato ViviAmo Marghera – Sportello sociale S. I. Venezia – Assopace Palestina – Fronte comunista – Fronte della gioventù comunista – Potere al popolo – Tendenza internazionalista rivoluzionaria – Assemblea Vicenza No guerra No Nato – Comitato contro la guerra, Treviso.

Ulteriori adesioni: Casa Giovani del Sole – Assemblea transfemminista del nodo veneziano di Non una di meno – Sanitari per Gaza – Xr.

Una “nonna” di Gaza

Qui di seguito l’intervento di apertura di Arek del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, un breve video della partenza del corteo, poi gli interventi di Pietro della TIR, di Francesco di Verona per la Palestina, di Paola del Comitato 23 settembre, di Samed per i GPI, di Yaser per la Comunità palestinese del Veneto, di Pina del Comitato permanente – a seguire alcune foto

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