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L’ecocidio sionista nel Sud del Libano

Dall’associazione ambientalista libanese Green Southerners e dalle autorità di governo e di stato libanesi giungono denunce circostanziate sullo spargimento di sostanze chimiche cancerogene da parte di Israele sul Sud del Libano, per perfezionare l’opera di distruzione già compiuta, ormai da decenni, con i bombardamenti.

Che a Gaza il genocidio sia un altrettanto mostruoso ecocidio, nessuno può dubitare. Ma i crimini dello stato-canaglia di Israele non si arrestano certo ai confini di Gaza o della Palestina. Né si può arrestare per un attimo la loro denuncia.

Ancora tre giorni fa a Sidney (Australia), il presidente di Israele Herzog (quello che scriveva sulle bombe “credo in te”, un caro amico di Sergio Mattarella) è stato accolto da oltre 50.000 dimostranti che gli hanno dato dell’assassino e ne hanno chiesto l’arresto. Tra loro anche emigrati libanesi. La polizia ha, naturalmente, provveduto all’arresto di decine di dimostranti, anziché del suddetto terrorista. Ma ci vorrà ben altro per fermare il movimento internazionale di solidarietà alla resistenza del popolo palestinese.

Quali che siano le sue capacità di distruggere e seminare morte in Palestina, in Libano, in Siria, in Iraq, in Iran, e altrove, lo stato sionista, esercitandole, non fa altro che suscitare nel mondo un odio inestinguibile, e affrettare così la propria fine. (Red.)

Hisham Younes, fondatore e presidente dell’organizzazione ambientalista libanese Green Southerners, ha affermato che i ripetuti attacchi all’ecosistema del sud del Libano avranno «conseguenze cumulative, complesse e profonde»:

«Questo irroramento non avviene su un ecosistema intatto o su suoli sani, capaci di assorbire meglio o resistere a tali impatti. Avviene invece su terreni e vegetazione già gravemente danneggiati e degradati a causa dell’uso intensivo di fosforo bianco, ordigni incendiari e dell’accumulo di metalli pesanti e altre sostanze inquinanti provocato da bombardamenti prolungati».

Secondo Younes, Israele ha colpito deliberatamente le terre agricole, inclusi gli apiari: «L’uso di composti a base di glifosato esercita una pressione aggiuntiva sulle comunità di insetti e impollinatori, con conseguenze immediate e dirette per un settore agricolo già devastato».

Tale tattica, secondo Younes, rientra nel «retaggio delle pratiche coloniali» che costituiscono la base dei metodi impiegati dalle Forze Armate israeliane:

«Il concetto stesso di “terra bruciata” o “terra morta” affonda le radici nella tradizione coloniale della guerra.  

Israele da tempo ricorre ad approcci che infliggono danni a lungo termine ai paesaggi e agli ecosistemi, compromettendo le condizioni necessarie alla vita e ai mezzi di sussistenza delle popolazioni locali.  

In questo contesto, l’irroramento recente di sostanze chimiche non può essere considerato un episodio isolato. È parte di una tendenza crescente, in cui il danno ambientale si accumula e diventa sempre più irreversibile».

Qui, invece, la presa di posizione delle autorità libanesi

Il governo libanese accusa Israele di avere irrorato erbicidi cancerogeni sui terreni agricoli nel Sud del paese, definendo l’atto un «crimine contro la salute pubblica» che minaccia la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza dei contadini locali.

Il Presidente libanese Michel Aoun ha condannato questa azione come «un crimine contro l’ambiente e la salute umana», denunciandola anche come una violazione della sovranità nazionale e promettendo di intraprendere «tutte le misure legali e diplomatiche necessarie per contrastare questa aggressione».

Il governo israeliano non ha risposto alla richiesta di commento da parte di The Guardian, ma il presunto irroramento di pesticidi rafforza le accuse secondo cui le Forze Armate israeliane starebbero conducendo una campagna di ecocidio con l’obiettivo di rendere il Sud del Libano inabitabile. Una politica analoga, secondo fonti, verrebbe applicata anche nei territori palestinesi, inclusa la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.

Secondo alcune informazioni, l’ultimo episodio si è verificato domenica mattina. I caschi blu dell’ONU hanno riferito che le forze israeliane li avevano avvertiti di restare al riparo durante un’operazione aerea per irrorare una «sostanza chimica non tossica». Video diffusi mostrano un aereo leggero mentre spruzza il composto sui campi coltivati.

Le autorità libanesi hanno dichiarato che, in base ad analisi di laboratorio, lo spray conteneva glifosato — un potente erbicida classificato nel 2015 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come «probabilmente cancerogeno per l’uomo».

Il glifosato è uno degli erbicidi più utilizzati al mondo e viene spesso impiegato anche per essiccare le colture poco prima del raccolto. Tuttavia, studi scientifici indicano che i prodotti a base di glifosato possono danneggiare organi vitali e alterare processi biochimici nei mammiferi.

In un comunicato congiunto, i ministeri libanesi dell’Agricoltura e dell’Ambiente hanno rivelato che in alcuni campioni la concentrazione di glifosato era «da 20 a 30 volte superiore ai livelli consentiti». Hanno aggiunto che il suo utilizzo «danneggerà la vegetazione nelle aree bersaglio, compromettendo direttamente la produzione agricola, la fertilità del suolo e l’equilibrio ecologico».

Il comunicato prosegue:

«Entrambi i ministeri confermano che l’irrorazione di sostanze chimiche da aerei militari sul territorio libanese costituisce un grave atto di aggressione, che minaccia la sicurezza alimentare, arreca danni gravi alle risorse naturali, priva gli agricoltori dei loro mezzi di sostentamento e rappresenta un rischio potenziale per la salute umana, l’ambiente, le acque, i suoli e l’intera catena alimentare».

Pochi giorni prima dell’incidente, sono circolati video che mostravano aerei israeliani irrorare sostanze chimiche su terreni agricoli in Siria per tre volte in una settimana.

Nelle zone rurali del sud del Libano permangono ancora oggi le conseguenze ecologiche della massiccia campagna militare israeliana contro Hezbollah, conclusasi poco più di un anno fa. Oltre al bilancio umano — circa 4.000 morti, 17.000 feriti e 1,2 milioni di sfollati — Israele è stato accusato di aver usato fosforo bianco e bombe incendiarie, che hanno bruciato campi, uliveti e foreste, contaminando i suoli con metalli pesanti. Inoltre, l’uso documentato di munizioni a grappolo ha lasciato il paesaggio disseminato di ordigni inesplosi.

Altre utili informazioni sono in questo articolo:
https://www.greenme.it/ambiente/spruzza-glifosato-e-altri-erbicidi-cancerogeni-sui-nostri-campi-il-libano-accusa-israele-di-un-grave-attacco-chimico/

Un altro dispaccio di denuncia su questo ecocidio di cui nulla trapela sui mass media di regime, è questo – ed ha il pregio di sottolineare la complicità dell’Italia in questo crimine, in quanto uno dei maggiori fornitori di glifosato per Israele:

Morte chimica della terra (nel Sud del Libano)

Il 3 febbraio 2026, Israele ha avvelenato la terra del Libano meridionale, da Kafr Shuba a Marwaheen, terre che Israele occupa da decenni. Aerei israeliani hanno spruzzato glifosato, una sostanza mortale che ha sterilizzato il suolo. Questo non è un errore, ma un crimine deliberato che viola le leggi internazionali, tra cui la Convenzione di Ginevra. L’ONU ha avvertito, ma è ormai troppo tardi. La terra è morta.

UNIFIL ha confermato che i composti tossici hanno distrutto la vita nel suolo. Il glifosato, 50 volte oltre i limiti di sicurezza, ha ridotto i terreni agricoli a polvere sterile. Le falde acquifere sono contaminate e ogni traccia di vita è stata eliminata. La terra che dava cibo è ora sterile, un silenzioso omicidio ecologico.

Le autorità libanesi hanno denunciato l’attacco come un crimine contro l’umanità, ma chi ascolterà? Israele non ha solo bombardato: ha avvelenato la terra, privando milioni di persone del loro unico strumento di resistenza: la terra che coltivano.

Israele e Italia: complicità diretta

Israele non agisce da solo. L’Italia, uno dei maggiori fornitori di glifosato, è complice di questo crimine. Il glifosato non è un semplice diserbante, ma un veleno usato per sterminare. Viene spruzzato in Gaza, distruggendo ogni forma di vita. Non è un diserbante, è un’arma biologica, un omicidio del suolo che contamina falde acquifere e sterilizza la terra.

Israele non è solo un aggressore fisico: è l’unico terrorista nell’area, avvelenando la terra e condannando al deserto intere popolazioni. E lo fa con la complicità di chi fornisce il veleno. Non è un attacco a un popolo: è un attacco alla terra e alla vita stessa.

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