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Sabato, 28 febbraio – giornata internazionalista di lotta contro l’economia di guerra, le guerre del capitale, lo stato di polizia

Ciò che denunciamo da anni – la corsa al riarmo e ad una catena di guerre che può sfociare in un terribile massacro globale – sta diventando esperienza quotidiana di masse sempre più larghe di lavoratrici e lavoratori, in Italia e negli altri paesi occidentali.

Per i servizi sociali, per il sistema sanitario pubblico, per un’istruzione generale pubblica e gratuita, per gli aumenti salariali, per l’introduzione del “salario minimo”, per la difesa del potere d’acquisto delle pensioni falcidiate dall’inflazione, per forti investimenti pubblici contro il dissesto idrogeologico, per una drastica riduzione degli orari di lavoro necessaria a ridurre insieme la fatica degli occupati e la disoccupazione, per i consultori e per i centri anti-violenza (colpiti da chiusure a raffica), per potenziare e ammodernare i trasporti pubblici, per garantire il diritto all’abitare a milioni di famiglie e di singoli/e in difficoltà, per stroncare la povertà in espansione (anche tra chi lavora), per abrogare le controriforme delle pensioni degli ultimi trent’anni che costringono a lavorare, ormai, fin quasi a 70 anni (con conseguente incremento degli anziani morti sul lavoro)… e potremmo continuare ancora; per tutti questi bisogni sociali fondamentali, se non elementari, non ci sono fondi.

Ma contemporaneamente, al polo opposto, esplodono le spese belliche (in modo aperto e coperto) e le spese per le forze della repressione statale con l’ingresso in una vera e propria economia di guerra. In parallelo, una serie di “decreti sicurezza” stanno introducendo misure pesantissime contro le lotte operaie, sociali, ambientaliste, una caterva di nuovi reati e aggravanti di pena (70 solo quelli varati dal governo Meloni-Mattarella), in un cammino che è sempre più verso un integrale stato di polizia richiesto dalla corsa verso le guerre. Le reazionarie guerre del capitale, le guerre imperialiste, non certo le guerre di liberazione rivoluzionarie.

L’amministrazione Trump e l’internazionale nera di cui è parte il governo Meloni esprimono in modo sempre più aggressivo questa linea di tendenza, ed è per questo che – in concomitanza con il quarto anniversario della invasione russa dell’Ucraina, dove si combatte una guerra tra Nato e Russia che ha già prodotto un macello di centinaia di migliaia di caduti – una serie di organizzazioni internazionaliste tra loro coordinate hanno indetto per sabato 28 febbraio una giornata di mobilitazione internazionalista contro il genocidio di Gaza, la guerra in Ucraina, le nuove guerre in programmazione (a cominciare da quella all’Iran), a cui la TIR prenderà parte con iniziative nelle città di Napoli, Milano, Torino e Venezia con la parola d’ordine: Buttiamo giù il governo Meloni!. Il primo nemico è sempre in “casa nostra”, guai a dimenticarlo.

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