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Sabato 18 aprile, tutti in piazza ad Alessandria contro decreti sicurezza, multe e fogli di via – SI Cobas

Senza nulla togliere ad altre concomitanti, è banale, torniamo a sottolineare l’importanza di questa iniziativa di lotta, di cui siamo parte, per la ragione chiaramente esposta in questo testo del SI Cobas:

“quello che sta succedendo oggi ad Alessandria è solo l’anticipazione locale di una stretta repressiva molto più larga che sta marciando in tutto il paese che è fatta di continue limitazioni all’agibilità politica e sindacale di chi lotta, delle persistenti limitazioni al diritto di sciopero, della continua produzione di nuovi pacchetti “sicurezza”, dell’ostinata criminalizzazione di tutti i movimenti sociali e di protesta, della militarizzazione della vita politica e sociale.”

Uniamoci anche per difendere in modo più efficace “i lavoratori, militanti sindacali e politici oggi colpiti dalla repressione, dalle multe e dai fogli di via!”. (Red.)

CONTRO LA REPRESSIONE, DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO! SABATO 18 APRILE, TUTTI IN PIAZZA AD ALESSANDRIA!

BASTA DECRETI “SICUREZZA”, MULTE E FOGLI DI VIA, CONTRO CHI SCIOPERA!

Mentre il settore della logistica cresce senza sosta, con l’apertura di nuovi magazzini e poli logistici in tutta la provincia alessandrina, le istituzioni del territorio, più che interrogarsi sulle condizioni di lavoro in questi stabilimenti, sembrano oggi per lo più occupate a colpire e reprimere le lotte dei lavoratori che, proprio all’interno di questo settore, si stanno moltiplicando, rivendicando un lavoro stabile e sicuro e in generale migliori condizioni salariali e contrattuali.

Il diffondersi di lotte e scioperi, come il rafforzamento delle organizzazioni del sindacalismo combattivo sul territorio viene vissuto da padroni, Prefettura e Questura come un vero e proprio pericolo. Nessuno deve disturbare il manovratore. Gli investimenti milionari che i principali gruppi multinazionali della logistica stanno effettuando sul territorio non possono essere messi in discussione, tanto meno proprio da quei lavoratori per lo più “pezzenti” e magari immigrati, che invece, a dire di qualcuno, dovrebbero lavorare a testa bassa, senza tante storie.

È in questo quadro che s’inserisce il gravissimo attacco repressivo che in questi giorni Prefetto e Questore di Alessandria stanno muovendo contro lavoratori, attivisti sindacali, solidali che avevano partecipato agli scioperi nelle ultime settimane presso il magazzino Arcese di Tortona, come in quelli della Coop di Serravalle, notificando aperture d’indagini, comminando fogli di via dal comune di Tortona ai sindacalisti del S.I. Cobas e sanzioni amministrative fino a 10.000 euro per gli organizzatori delle proteste.

Si tratta della prima applicazione sul territorio italiano, in occasione di una vertenza sindacale, del recente, quanto famigerato, decreto “sicurezza” – D.L 23 del 24 febbraio 2026, peraltro ancora in fase di conversione parlamentare – utilizzato in questa occasione contro uno sciopero di lavoratori, che viene colpito con queste pesanti ammende, perché avrebbe avuto l’ardire di organizzare un’iniziativa “artatamente non preavvisata, anche al fine di cagionare un elevato danno economico all’azienda indicata e guadagnare un maggior potere negoziale”.

Verrebbe da chiedersi: ma che altro dovrebbe fare uno sciopero, se non costruire un’iniziativa di lotta che prenda di sorpresa il padrone, che sia in grado di interrompere realmente l’attività lavorativa e produttiva, che possa costringerlo a sedersi a un tavolo per trattare?

Il messaggio però dell’attacco repressivo è chiaro e tradotto dal linguaggio poliziesco dice: non sono più ammessi scioperi veri. Bisogna colpire queste pratiche di lotta e gli scioperi “non telefonati” che sono l’unica arma in mano ai lavoratori e lavoratrici per difendersi e migliorare le proprie condizioni di vita.

Non siamo certo ingenui e capiamo benissimo che quello che sta succedendo oggi ad Alessandria è solo l’anticipazione locale di una stretta repressiva molto più larga che sta marciando in tutto il paese che è fatta di continue limitazioni all’agibilità politica e sindacale di chi lotta, delle persistenti limitazioni al diritto di sciopero, della continua produzione di nuovi pacchetti “sicurezza”, dell’ostinata criminalizzazione di tutti i movimenti sociali e di protesta, della militarizzazione della vita politica e sociale.

La feroce repressione che ha colpito il movimento per la Palestina, l’attacco alle realtà sociali e agli spazi occupati, la continua criminalizzazione di chi lotta, resiste a uno sfratto, si mobilita per l’ambiente, sciopera sul proprio posto di lavoro, il recente tentativo da parte della Commissione di Garanzia, di estendere anche al settore della logistica l’applicazione della l.146/90, che norma le modalità di sciopero nei settori dei servizi pubblici ed essenziali, sono tutti elementi che vanno proprio in questa direzione.

La tendenza generale alla guerra, gli interessi dell’imperialismo italiano e del “partito bipartisan della guerra” nel partecipare all’accaparramento di risorse e sfere d’influenza in giro per il mondo, la necessità d’imporre una vera e propria economia di guerra di cui tutti noi percepiamo oggi i primi costi, necessitano di un fronte interno pacificato, senza contrasto, senza conflitto, senza scioperi e proteste. Ed è in questo senso che governo, prefetture e questure si muovono e si muoveranno sempre più.

A fronte di questo quadro la ripresa più complessiva degli scioperi, delle manifestazioni e delle mobilitazioni dei lavoratori, degli studenti, disoccupati, giovani e donne è sempre più necessaria.

Innanzitutto a partire dal territorio di Alessandria, dove la necessità preventiva di fermare le lotte, spinge la repressione a utilizzare fin da subito il nuovo decreto sicurezza, proprio nella fretta di provare a spegnere ogni possibilità di allargamento delle lotte, che non solo mettono in discussione lo sfruttamento all’interno di fabbriche e magazzini, ma contrastano nei fatti questa tendenza sempre più marcata alla militarizzazione e all’economia di guerra, che impegna sempre più risorse per la spesa militare, togliendole ai salari e alle spese sociali, come dimostrato, proprio in questi giorni, dal blocco da parte del governo di 971 milioni di euro, originariamente destinati all’edilizia popolare.

Proprio per questo ci appelliamo a tutte le realtà sindacali, sociali e politiche del territorio per partecipare e aderire alla manifestazione del 18 aprile che vogliamo costruire insieme a tanti lavoratori e lavoratrici, in risposta all’attacco al diritto di sciopero che la Questura e la Prefettura di Alessandria vorrebbero portare avanti nel silenzio generale.

Il 18 aprile costruiamo un corteo operaio e popolare che attraversi il centro della città, sfili proprio sotto quei palazzi che oggi, in complicità con gli interessi padronali, mettono in discussione il diritto di sciopero, l’agibilità politica e sindacale dei lavoratori e delle organizzazioni del sindacalismo conflittuale.

Facciamo appello ai tanti lavoratori e lavoratrici, agli studenti, ai disoccupati, ai movimenti ecologisti e femministi anche delle altre città d’Italia, con cui abbiamo condiviso tanti momenti di sciopero e di lotta negli scorsi anni, di scendere in piazza il 18 assieme a noi, assieme a quei lavoratori, militanti sindacali e politici oggi colpiti dalla repressione, dalle multe e dai fogli di via!

Difendiamo il diritto di sciopero, con la lotta! Mobilitiamoci contro lo stato di polizia e l’economia di guerra! Sabato 18 aprile, tutti in piazza ad Alessandria, concentramento ore 15, in Piazza Matteotti!

Il nemico è in casa nostra! Sono i padroni e i loro governi!

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